Il prefetto Vittorio Pisani, capo della Polizia di Stato, non usa mezzi termini nel definire l’assistente capo Carmelo Cinturrino, coinvolto nel caso di Rogoredo e lo ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera. “Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato”.
La decisione rappresenta una rottura rispetto alle prassi consolidate. Normalmente si attende almeno il rinvio a giudizio prima di procedere con la destituzione, ma in questo caso la gravità dei fatti emersi ha spinto il vertice della Polizia ad accelerare i tempi. “Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica”, afferma il prefetto con fermezza.

Secondo Pisani, il caso di Rogoredo presenta caratteristiche di estrema gravità e chiarezza che non lasciano spazio a tentennamenti. “Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato”, spiega il capo della Polizia, motivando la scelta di non attendere l’evoluzione del procedimento giudiziario.
L’indagine sui fatti di Rogoredo è ancora in corso e presenta diversi aspetti da chiarire. In particolare, resta da definire la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e all’omissione di soccorso già ipotizzati. Ma la portata dell’inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente.
“L’attività ispettiva sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria”, annuncia Pisani. Finora questo passaggio non era stato effettuato per evitare di danneggiare le indagini in corso, ma dopo la discovery è possibile procedere senza rischi per l’inchiesta. L’obiettivo è verificare se esistano responsabilità più ampie rispetto a Cinturrino e ai suoi colleghi già indagati.
Il prefetto tiene a sottolineare come il rapporto con la magistratura sia stato improntato alla massima collaborazione. “Il rapporto sinergico di massima fiducia non è mai venuto meno”, precisa. Quando dal sopralluogo sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole, l’input alla Squadra mobile è stato chiaro: approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda, proprio a garanzia della massima trasparenza.
Sul cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, il capo della Polizia si mostra pragmatico. Secondo Pisani, questa norma non avrebbe comunque impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale che riguarda non solo le forze dell’ordine ma tutti i cittadini.
