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Home » Cultura » “Abbiamo inventato un genere letterario”: i necrologi poetici di Luca Guadagnino e Carlo Antonelli sono un cult (ecco quello per le Kessler)

“Abbiamo inventato un genere letterario”: i necrologi poetici di Luca Guadagnino e Carlo Antonelli sono un cult (ecco quello per le Kessler)

I necrologi scritti da Luca Guadagnino e Carlo Antonelli per il Corriere saranno raccolti e pubblicati in un libro della Sellerio.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene18 Novembre 2025Aggiornato:18 Novembre 2025
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Luca Guadagnino ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan
Luca Guadagnino ospite del podcast Supernova di Alessandro Cattelan (fonte: YouTube)

L’ultimo necrologio d’autore? Quello per Alice ed Ellen Kessler, scomparse ieri, insieme, all’età di 89 anni. Le stesse parole, divise in due messaggi separati:

Forse questo è l’unico spazio in cui sei mai stata da sola.

Firmato, Luca Guadagnino e Carlo Antonelli.

Già, perché Luca Guadagnino, celebre regista italiano conosciuto per film come Call Me by Your Name e Suspiria, ha una seconda vita artistica meno nota al grande pubblico ma altrettanto distintiva: quella di autore di necrologi. Insieme al giornalista e produttore cinematografico Carlo Antonelli, Guadagnino pubblica da anni sul Corriere della Sera brevi testi commemorativi che si distinguono nettamente dai tradizionali annunci funebri per lo stile poetico e ironico che li caratterizza.

Questi necrologi sono diventati così riconoscibili e attesi nel panorama culturale italiano da trasformarsi in un vero e proprio formato assai apprezzato dai lettori. La casa editrice Sellerio ha deciso di pubblicare la prima raccolta di questi testi, come annunciato dallo stesso Guadagnino durante un’intervista con Alessandro Cattelan nel podcast Supernova. Durante la conversazione, Cattelan ha contattato telefonicamente Carlo Antonelli, che ha rivelato un dettaglio significativo: “Mi è stato fatto notare che avevamo inventato un genere letterario”.

La sezione necrologi del Corriere della Sera è descritta da Antonelli come un “tempio dell’alta borghesia milanese”, all’interno del quale questa “improbabilissima coppia” si è progressivamente fatta strada, conquistando posizioni di rilievo fino a trovarsi “a volte dietro il necrologio di annuncio della famiglia”. Guadagnino ha tenuto a precisare che “il Corriere ci rispetta moltissimo”, sottolineando il riconoscimento istituzionale ottenuto dal loro lavoro.

Tra i necrologi più memorabili firmati dalla coppia figurano quelli dedicati a Raffaella Carrà, al regista Jean-Luc Godard, alla regina Elisabetta e al designer Enzo Mari, quest’ultimo il primo della loro collaborazione. Quello che ha generato maggiore dibattito è stato indubbiamente il necrologio per Silvio Berlusconi, pubblicato in due parti consecutive sul Corriere della Sera nei giorni successivi alla sua morte.

Il testo, caratterizzato da un tono solenne ma con evidenti passaggi ironici, recitava: “Abbiamo passeggiato tutto il pomeriggio per Milano 2, ripensandoti. Le villette color mattone, i ponticelli, la vecchia sede di molti uffici tuoi, il lago dei cigni che ogni tanto gettavano per te l’ultimo canto. Poi, ai margini, i bagliori dei ceri dietro le finestre di case regalate”. La seconda parte continuava: “Il giorno dopo ti abbiamo celebrato di nuovo facendo tanti giochi, i tuoi preferiti: il Monopoli truccato senza imprevisti o probabilità; lo scarabeo per scrivere paroline eleganti; il karaoke tutte imbellettate come te per far passare ogni pensiero; la seduta spiritica per svegliare il demone nella pancia del Paese. Abbiamo urlato tutta la notte”.

I necrologi firmati da Luca Guadagnino hanno il dono della poesia. pic.twitter.com/FXxmDdNXHg

— Umberto Ambrosoli (@uambrosoli) December 31, 2022

Alcuni passaggi sono stati interpretati come riferimenti critici: le case “regalate” alluderebbero alle residenze delle cosiddette “Olgettine“, mentre il “Monopoli truccato senza imprevisti o probabilità” sembrerebbe un chiaro riferimento alle leggi ad personam promosse dall’ex leader di Forza Italia. Tra la pubblicazione delle due parti, sui social network si è scatenato un ampio dibattito sul significato effettivo del necrologio, con molti lettori divisi tra chi lo interpretava come un omaggio sincero e chi invece vi leggeva una velata ironia.

Riguardo al necrologio per la regina Elisabetta (“Rosa, celeste, verde pallido, viola, rosso acceso, rosso scuro, blu profondo, blu cobalto, verde pisello, giallo… Tutti i colori del mondo, il mondo che cercava comunque di dominare e che era ancora Impero per Sua Maestà Regina Elisabetta II, Rest in peace, now”), Guadagnino ha spiegato la sua motivazione dichiarando: “L’ho fatto anche per la morte di Raffaella Carrà e l’ho rifatto, con slancio. È stato un omaggio ad una donna che, dietro la sua dimensione a pastello, ha portato avanti per tutta la vita l’idea di un mondo immutabile”. Questa affermazione chiarisce l’approccio della coppia: ogni necrologio è concepito come un’opera letteraria che va oltre il semplice omaggio formale, cercando di catturare l’essenza culturale e simbolica della persona commemorata.

L’annuncio della pubblicazione del libro da parte di Sellerio segna il riconoscimento ufficiale di questo esperimento letterario che ha saputo rinnovare un genere tradizionalmente rigido e convenzionale, trasformandolo in uno spazio di espressione artistica che mescola poesia, ironia e critica sociale, pur mantenendo il rispetto dovuto alla memoria dei defunti.

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