Oltre sette secoli sono trascorsi dalla morte di Dante Alighieri, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, ma ancora oggi aleggiano dubbi e incertezze sulle circostanze del suo decesso. La versione più accreditata narra di una malaria contratta durante il ritorno da Venezia, dove si sarebbe recato in missione diplomatica per conto di Guido Novello da Polenta. Tuttavia, come sottolinea l’antropologo Giorgio Gruppioni, mancano documenti che comprovino con certezza sia la missione veneziana che la malaria come causa della morte. La Cronica di Giovanni Villani è l’unica fonte che cita il viaggio a Venezia, mentre l’attribuzione della malaria a Stefano Cavazzuti, medico ottocentesco, appare più come un’ipotesi che una certezza.

Il mistero si infittisce ulteriormente considerando le vicissitudini post mortem delle spoglie del Sommo Poeta. Per quasi due secoli, le ossa di Dante riposarono nella Chiesa dei Frati Minori di Ravenna, oggetto di ripetute richieste di restituzione da parte di Firenze. Nel 1396 e nel 1429, la città natale di Dante tentò invano di recuperare i resti. Un ulteriore tentativo, supportato persino da Michelangelo, fu fatto nel 1519, ma i monaci del convento di San Francesco avevano già segretamente rimosso le ossa, nascondendole in un luogo sconosciuto. Solo nel 1865, durante le celebrazioni per il sesto centenario della nascita di Dante, le ossa furono ritrovate, quasi per caso, in una nicchia murata del cimitero di Braccioforte.
Anche l’iconografia dantesca è avvolta nel mistero. Il celebre profilo conservato nella Cappella del Podestà del Bargello a Firenze, da cui derivano molte delle immagini che conosciamo, è stato messo in discussione da storici dell’arte, come Ernst Gombrich, che ne dubitano l’autenticità.
Le moderne tecnologie, come l’analisi del DNA e le ricostruzioni facciali, offrono strumenti potenti per indagare a fondo sia le cause della morte che l’aspetto reale del poeta. L’analisi delle ossa, custodi di preziose informazioni, potrebbe svelare dettagli inediti sulla sua vita, sulle sue malattie e persino confermare o smentire l’autenticità del famoso profilo. Ma al momento non c’è certezza che queste analisi possano essere davvero compiute.



