Il film Arancia Meccanica (A Clockwork orange, termine dello slang inglese che vuol dire essere “strani”) del 1971 è considerato un capolavoro della storia del cinema, e probabilmente anche il miglior lavoro del regista Stanley Kubrick; e sono in molti a sapere che la pellicola, le cui scene di violenza anche sessuale hanno suscitato accese polemiche che ne hanno in qualche modo alimentato il successo, è un adattamento dell’omonimo romanzo di Anthony Burgess, pubblicato nel 1962. Un po’ meno risaputo è invece il fatto che questo libro è stato ispirato da una terribile storia vera accaduta allo stesso Burgess e alla sua famiglia.

È stato proprio lo scrittore a raccontare come nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, lui si trovasse di stanza a Gibilterra come sergente dell’esercito britannico. Fu proprio in quel periodo che la sua prima moglie Lynne Isherwood Jones fu aggredita, picchiata e stuprata da 3 disertori americani. La donna era incinta e perse il bambino, probabilmente a causa della brutalità dell’attacco subito. Questo triste episodio ispirò Burgess a scrivere un romanzo che esplorasse la natura del male, appunto Arancia Meccanica. E in particolare, la parte in cui uno scrittore e sua moglie vengono assaliti nella loro casa.
Protagonista del libro, ambientato in un futuro distopico, è l’adolescente Alex, che insieme a un gruppo di amici (i “Drughi”) si diverte a commettere stupri e vari atti di violenza: uno di questi è ai danni della moglie di uno scrittore dal nome di F. Alexander, che al momento dell’aggressione si trova impegnato nella stesura di un manoscritto intitolato proprio A Clockwork Orange. Quando Alex si ritrova coinvolto nell’omicidio di un’anziana, viene arrestato e condannato a 14 anni di carcere.

Per cercare di abbreviare la sua pena accetta, dopo qualche anno, a sottoporsi alla “cura Ludovico“, una forma di terapia dell’avversione che gli provoca una terribile nausea ogni volta che ha dei pensieri violenti. Questa reazione gli crea problemi anche dopo il rilascio dalla prigione, quando viene preso di mira dalle sue vecchie vittime e non ha più modo di difendersi. Solo dopo varie peripezie e un tentativo fallito di togliersi la vita, Alex si redime davvero e scopre di non provare più alcun interesse nel commettere atti violenti.
Questo finale edificante e pieno di speranza non venne inserito nell’edizione statunitense del libro, che lascia Alex libero dagli effetti della cura Ludovico ma non esattamente intenzionato a mettere la testa a posto. Stanley Kubrick sostenne di aver letto proprio questa versione prima di girare il suo adattamento cinematografico, e di considerare “fuori posto” qualsiasi altra conclusione. Burgess, dal canto suo, finì col considerare il lavoro di Kubrick una grave glorificazione della violenza, che ha alimentato ulteriori interpretazioni sbagliate del suo libro, che quasi si pentì di aver scritto. Per questa ragione i rapporti tra lo scrittore e il regista iniziarono a deteriorarsi poco dopo l’uscita del film.



