Oggi, 4 novembre, si celebra la festa dell’Unità Nazionale e le Forze Armate. Uno dei momenti più toccanti del protocollo è la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Vittoriano dove si trova la tomba del Milite Ignoto. Il Milite Ignoto è un militare caduto in guerra il cui corpo non è mai stato identificato. La sua tomba rappresenta tutti i soldati morti durante i conflitti bellici che non hanno mai ricevuto un nome, diventando simbolo nazionale di commemorazione collettiva. Questa pratica si è diffusa in tutto il mondo dopo la prima guerra mondiale, conflitto che causò un numero enorme di vittime impossibili da riconoscere.
4 novembre, il Presidente Mattarella 🇮🇹 depone una corona d’alloro all’Altare della Patria per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate pic.twitter.com/QKAAin1XID
— Quirinale (@Quirinale) November 4, 2025
L’idea di onorare una salma sconosciuta nacque in Italia nel 1920 grazie al generale Giulio Douhet. Sebbene altre nazioni abbiano realizzato per prime monumenti simili, la priorità dell’idea viene riconosciuta all’Italia. Nel 1921 l’onorevole De Vecchi presentò il relativo disegno di legge alla camera italiana, affermando che si trattava di un “frutto del sentimento italico, dolce ed ardente ad un tempo”, rivendicando agli uomini d’arme italiani la priorità del proposito di trasportare solennemente a Roma i resti di un caduto ignoto.
Approvata la legge, il Ministero della Guerra incaricò una commissione di percorrere i campi di battaglia per raccogliere undici salme d’impossibile identificazione. L’opera fu condotta in modo che tra i resti raccolti potessero esserci anche quelli di reparti di sbarco della Marina. Fu scelta una salma per ognuna delle seguenti zone: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele e il tratto da Castagnevizza al mare.
Le undici salme trovarono ricovero inizialmente a Gorizia, per poi essere trasportate nella basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921. Qui avvenne il momento più commovente e simbolico dell’intera vicenda: la scelta della salma destinata al riposo sull’Altare della Patria fu affidata a Maria Bergamas di Trieste, una popolana il cui figlio Antonio aveva disertato dall’esercito austriaco per arruolarsi nelle file italiane ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato. In rappresentanza di tutte le donne italiane, madri e spose di soldati caduti o dispersi nella Grande Guerra, Maria Bergamas indicò la bara prescelta.
La bara fu collocata sull’affusto di un cannone e deposta in un carro disegnato dall’architetto Cirilli, accompagnata da reduci decorati al valore e più volte feriti. Le altre dieci salme rimasero ad Aquileia, tumulate nel cimitero di guerra che circonda il tempio romano. Successivamente anche Maria Bergamas fu sepolta nel cimitero degli Eroi dietro l’abside della basilica.
Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma. La velocità moderatissima del treno consentì alle folle inginocchiate lungo il percorso di esprimere sentimenti di venerazione. La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale, dove tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il re alla testa, e tutte le bandiere di tutti i reggimenti mossero incontro al Milite Ignoto.
Il feretro fu portato da un gruppo di decorati di medaglia d’oro a Santa Maria degli Angeli. Sulla porta del tempio era stata apposta un’epigrafe che recitava: “Ignoto il nome – folgora il suo spirito – dovunque è l’Italia – con voce di pianto e d’orgoglio – dicono – innumeri madri: è mio figlio”.
Il 4 novembre 1921, terzo anniversario della vittoria, la salma ascese all’Altare della Patria al Vittoriano. Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro, su proposta dell’onorevole Giuseppe Giuriati.
La tomba del Milite Ignoto è perennemente vigilata da soldati in armi. Nei primi dieci anni l’onore della guardia toccò all’arma dei Carabinieri Reali, per il secondo decennio fu riservato alla fanteria. Questo sistema di alternanza decennale tra le varie armi continua ancora oggi nel simbolico rito.
Le prime tombe di milite ignoto dopo la prima guerra mondiale furono create in Francia, sotto l’arco di trionfo a Parigi, e in Inghilterra, nell’abbazia di Westminster, per le commemorazioni dell’11 novembre 1920. La pratica si è poi diffusa in numerosi paesi del mondo, dall’Australia al Canada, dal Belgio al Brasile, dalla Bulgaria al Bangladesh, creando luoghi di memoria collettiva dove commemorare tutti i caduti di una nazione.
Il Milite Ignoto conservato all’interno del sacello del Vittoriano a Roma rimane uno dei simboli più potenti della memoria nazionale italiana, rappresentando il sacrificio di seicentomila fratelli caduti durante la Grande Guerra.



