In queste ore è già tra i più visti su Netflix il terzo capitolo di Monsters, la serie antologica di Ryan Murphy, dedicato al famigerato Ed Gein. L’uomo, responsabile di una serie di delitti efferati nel Winsconsin degli anni ’50, era solito creare manufatti di pelle umana prelevata dalla vittime. Una caratteristica che, oltre ad aver ispirato Leatherface, sembra essere di diretta derivazione storica. Lo show suggerisce infatti che Gein abbia iniziato a interessarsi a questa pratica abominevole leggendo dei fumetti violentissimi dedicati a Ilse Koch, una delle criminali naziste più atroci della storia.

Conosciuta con epiteti come “la strega di Buchenwald” e “la cagna di Buchenwald”, questa donna incarnò una forma di sadismo che impressionò persino i suoi contemporanei nazisti. La sua storia è quella di una trasformazione: da modesta segretaria a una delle aguzzine più temute dei campi di concentramento. Ma chi era?
Nata a Dresda nel 1906 come Ilse Köhler, crebbe in una famiglia di umili origini. Suo padre, ex agricoltore divenuto caporeparto in una fabbrica, faticava a mantenere la famiglia nella Germania umiliata dal Trattato di Versailles e strangolata dalla crisi economica. A soli 15 anni, Ilse fu costretta ad abbandonare gli studi dopo aver appreso contabilità. Seguì un corso di formazione in biblioteca e trovò infine impiego come segretaria in una fabbrica di sigarette.
Il suo percorso verso il nazismo iniziò attraverso relazioni sentimentali con esponenti delle SS e delle SA. Nel 1932 si iscrisse al partito nazista e l’anno successivo, quando poté votare per la prima volta, scelse Hitler. Era il preludio di una trasformazione che l’avrebbe portata molto lontano dalle sue origini modeste.
Nel 1934 Ilse conobbe Karl Otto Koch, un colonnello delle SS divorziato, con quasi dieci anni più di lei e una comprovata predisposizione al furto e alla corruzione. Nonostante questi precedenti, o forse proprio per questo, la giovane dai capelli rossi e gli occhi verdi ne rimase affascinata.
Il matrimonio fu celebrato nel 1936 con un rito semi-pagano nei pressi del campo di concentramento di Sachsenhausen, a circa 30 chilometri da Berlino. La cerimonia si svolse allo scoccare della mezzanotte, attorno a un’imitazione di pietra runica e sotto una quercia nodosa, con SS armate di torce a fare da testimoni. Lui indossava l’uniforme delle SS, lei un abito da sera a fiori. Era l’inizio di un sodalizio criminale che avrebbe segnato la storia di Buchenwald.
Dopo un breve periodo a Sachsenhausen, nel 1937 la coppia si trasferì a Buchenwald, dove Karl Otto Koch era stato nominato comandante del campo. Fu qui che il loro tenore di vita, fino ad allora relativamente modesto, subì una trasformazione radicale. L’espropriazione sistematica dei beni dei prigionieri e il loro sfruttamento come schiavi permisero ai Koch di arricchirsi in modo spropositato.
Ilse navigava nella ricchezza con ostentazione. Si dice che al fianco del marito sapesse animare feste e balli al punto da impressionare persino Heinrich Himmler durante le sue visite al campo. I coniugi, che ebbero tre figli (Artwin, Gisela e Gudrun), vivevano circondati dal lusso nella loro villa sull’Ettersberg, a soli dieci minuti a piedi dal campo di concentramento. Questo sfoggio di ricchezza li rese impopolari persino nel loro contesto: Ilse era particolarmente invisa alle mogli delle guardie e delle SS, non solo per la sua arroganza, ma anche perché intratteneva relazioni sessuali con diversi ufficiali.
Ma ciò che trasformò Ilse Koch da privilegiata moglie di un comandante a leggenda nera dell’Olocausto fu il suo perverso sadismo. Costringeva gli internati a lavorare nella sua villa, rifiutandosi di svolgere qualsiasi lavoro domestico. Oltre 1500 testimonianze raccontano di prigionieri denunciati e severamente puniti per non averla salutata correttamente. Il suo comportamento più disturbante, però, riguardava il modo in cui provocava deliberatamente i prigionieri.
Appariva nel campo in gonna corta e camicetta trasparente, o in reggiseno e pantaloncini, e se notava un internato girarsi a guardarla, lo faceva torturare o giustiziare con l’accusa di averla guardata in modo inappropriato. A differenza delle altre mogli delle SS, assisteva personalmente alle punizioni.

Ma la storia più inquietante legata a Ilse Koch riguarda i presunti paralumi di pelle umana. Numerosi ex internati riferirono che la Komandeuse fosse solita annotare i numeri dei prigionieri con tatuaggi particolarmente originali, per poi farli uccidere e utilizzare la loro pelle per realizzare paralumi, copertine di libri, album fotografici e guanti.
Una delle testimonianze più dettagliate venne dall’ex internato Herbert Froeboess durante uno dei processi del dopoguerra. Raccontò dell’estate del 1940, quando stavano lavorando nello stadio delle SS in una giornata particolarmente calda, a torso nudo. Tra loro c’era un giovane francese o belga di nome Jean Collinette, conosciuto in tutto il campo per i suoi tatuaggi straordinari: un serpente cobra colorato arrotolato intorno al braccio sinistro e un veliero a quattro alberi sul petto.
Secondo Froeboess, Ilse Koch passò a cavallo, fermò il suo cavallo davanti a Jean, osservò i tatuaggi e annotò il suo numero. Quella sera Jean fu chiamato al cancello e non fu più visto. Sei mesi dopo, nel dipartimento di patologia del campo, Froeboess riconobbe un pezzo di pelle con il veliero di Jean. Successivamente vide la stessa nave in un album fotografico dei Koch.
La testimonianza di Froeboess fu contestata dalla difesa durante i processi, ma rimane provato che nel “Dipartimento di Patologia” del campo la pelle tatuata e trattata dei prigionieri “deceduti” venisse mostrata con orgoglio alle SS in visita. È inoltre documentato che il medico del campo, Weger, avesse realizzato una lampada da tavolo con ossa umane e paralume di pelle umana. Questa lampada non fu mai ritrovata, così come non furono ritrovati i macabri cimeli che molti sostengono i Koch possedessero.
La caduta dei coniugi Koch arrivò nel 1943, quando furono arrestati dagli stessi nazisti per malversazione, ricettazione e omicidio. Dietro al loro arresto ci fu il magistrate delle SS Konrad Morgen, che stava indagando sulla corruzione diffusa nei campi di concentramento. Karl Otto Koch fu giustiziato nel 1945, prima della fine della guerra. Ilse invece sopravvisse abbastanza da affrontare la giustizia alleata.



