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Home » Cultura » Storia » Federico II usava i bambini come cavie per scoprire la lingua di Dio? La verità sulla bufala più inquietante di sempre

Federico II usava i bambini come cavie per scoprire la lingua di Dio? La verità sulla bufala più inquietante di sempre

Federico II è stato davvero un mostro che usava i bambini come cavie? Scopri la verità dietro una delle bufale storiche più oscure di sempre.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Febbraio 2026
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Ritratto di Federico II (Autore sconosciuto - http://www.fh-augsburg.de/ Pubblico dominio, Wikimedia Commons)

 Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi (lo stupore del mondo), non era un sovrano comune. In un’epoca di spade e crociate, lui preferiva la scienza, la poesia e l’osservazione della natura. Eppure, un’ombra terribile grava sulla sua memoria: l’accusa di aver condotto esperimenti crudeli su dei neonati. Secondo la leggenda, l’imperatore voleva scoprire quale fosse la “lingua madre” dell’umanità, quella parlata da Adamo ed Eva, e per farlo avrebbe ordinato di crescere dei bambini nel silenzio assoluto.

libri antichi con copertina verde
libri antichi con copertina verde (fonte: Unsplash)

L’esperimento si basava su una teoria scientifica (per l’epoca): se un essere umano cresce senza mai sentire una parola, finirà per parlare spontaneamente la lingua naturale infusa da Dio. Federico II avrebbe quindi isolato un gruppo di neonati, vietando alle balie di parlare o cantare loro ninne nanne. Il risultato? Secondo il racconto, i bambini morirono tutti prima di proferire parola, perché privati del calore umano e della comunicazione.

Questa storia non è un’invenzione moderna, ma affonda le radici in un passato lontano. Esperimenti simili sono attribuiti anche al faraone Psammetico o a re Giacomo IV di Scozia. Ma nel caso di Federico II, c’è un dettaglio che cambia tutto: chi ha scritto questa storia?

L’unica fonte di questa atrocità è Fra Salimbene de Adam, un chierico che odiava profondamente l’imperatore, tanto da definirlo “l’Anticristo”. Salimbene scrisse un’opera intitolata I dodici peccati di Federico, un vero e proprio manuale di propaganda per distruggere la reputazione del sovrano. In un periodo di scontri durissimi tra il Papa e l’Impero, inventare accuse di crudeltà gratuita era il modo più efficace per mettere il popolo contro il sovrano.

Oggi gli storici sono quasi certi che si tratti di una “fake news” medievale. Federico II era sì un uomo del suo tempo, capace di azioni dure e spietate in guerra, ma era anche un intellettuale che amava la vita e la logica. È improbabile che un uomo così attento all’osservazione scientifica sprecasse risorse in un test che, come sappiamo oggi dalla psicologia moderna, porta inevitabilmente alla morte dei soggetti per privazione affettiva.

Federico II rimane un personaggio complesso: da un lato il fondatore dell’Università di Napoli e il protettore delle arti, dall’altro un politico che deportò migliaia di musulmani per mantenere il controllo. Tuttavia, l’accusa dei bambini-cavia serve a ricordarci che la storia è scritta spesso dai nemici. Studiare il passato significa saper distinguere tra i fatti reali e i tentativi di “fango mediatico” che, allora come oggi, cercano di semplificare la realtà trasformando i grandi leader in mostri da favola.

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