Nel 1888, le strade nebbiose di Whitechapel, un quartiere povero di Londra, furono teatro di una serie di omicidi brutali che ancora oggi catturano l’immaginazione del pubblico. Il responsabile, mai identificato, passò alla storia con il nome di Jack lo Squartatore. Il nome “Jack the Ripper” nacque da una lettera firmata con questo pseudonimo, inviata ai giornali e alla polizia, anche se molti esperti ritengono che quella lettera fosse un falso creato dai giornalisti per aumentare le vendite.
Per capire questi crimini, è importante conoscere la situazione di Whitechapel nel 1888. Il quartiere era sovraffollato, con circa 80.000 abitanti ammassati in condizioni terribili. La povertà era così estrema che più della metà dei bambini moriva prima dei cinque anni.
In questo ambiente disperato, molte donne erano costrette alla prostituzione per sopravvivere. La polizia stimava che nel quartiere operassero 1.200 prostitute in 62 bordelli, mentre 8.500 persone dormivano ogni notte negli affollati dormitori comuni, pagando pochi penny per un letto. Proprio qui, l’assassino le sue vittime. Gli esperti ne hanno identificato cinque:
- Mary Ann Nichols. La prima vittima ufficiale fu trovata morta il 31 agosto 1888 in Buck’s Row (ora Durward Street). Le era stata tagliata la gola con due tagli profondi e presentava ferite all’addome.
- Annie Chapman. Scoperta il 8 settembre 1888 nel cortile di 29 Hanbury Street. Oltre ai tagli alla gola, il suo corpo era stato mutilato in modo ancora più grave, con organi interni rimossi e posizionati sulle spalle.
- Elizabeth Stride. Uccisa nella notte del 30 settembre 1888 in Dutfield’s Yard. Presentava un solo taglio alla gola, suggerendo che l’assassino possa essere stato interrotto.
- Catherine Eddowes. Trovata la stessa notte di Stride, ma in Mitre Square. Il suo corpo mostrava mutilazioni estreme: oltre ai tagli alla gola, aveva il volto sfigurato e organi interni rimossi. Questi due omicidi della stessa notte vengono chiamati “il doppio evento”.
- Mary Jane Kelly. L’ultima vittima, scoperta il 9 novembre 1888 nella sua stanza in Miller’s Court. Il suo omicidio fu il più brutale: il corpo era stato completamente sventrato e il volto reso irriconoscibile.
Oltre alle cinque canoniche, la polizia indagò su altri omicidi che potrebbero essere collegati. Tra questi, Emma Elizabeth Smith e Martha Tabram, uccise prima delle cinque canoniche, e Rose Mylett, Alice McKenzie e Frances Coles, morte dopo Mary Jane Kelly. Ogni omicidio avveniva di notte, nei weekend, e mostrava un crescente livello di violenza e mutilazione.

Oggi, i profiler, ovvero gli specialisti che si occupano di omicidi seriali, parlerebbero di una rabbia crescente, alimentata dalla stessa violenza. All’epoca non è stato possibile tracciare il modus operandi del killer, ma solo stilare un profilo scarno.
Il dottor Thomas Bond descrisse l’assassino come un uomo solitario, soggetto a attacchi periodici di mania omicida ed erotica. E dotato di una certa conoscenza anatomica, dato che rimuoveva con precisione organi specifici come l’utero e i reni. Proprio per questo, la polizia interrogò più di 2.000 persone, ne investigò 300 e ne arrestò 80, concentrandosi su macellai, chirurghi e dottori a causa della natura delle mutilazioni, ma tutti furono scagionati.
Alcuni ricercatori moderni pensano che solo tre delle cinque vittime canoniche (Nichols, Chapman ed Eddowes) siano sicuramente opera dello stesso killer, mentre per le altre esistono dei dubbi. Nel corso degli anni sono stati proposti più di cento sospetti, tra cui nobili, artisti e perfino membri della famiglia reale, ma nessuna teoria è mai stata provata. Test del DNA moderni su prove dell’epoca si sono rivelati inconcludenti a causa della contaminazione dei materiali, anche se si parla con insistenza di un barbiere, Aaron Kosminsky.



