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Home » Salute » Aspirina e tumori: il meccanismo che gli studi stanno iniziando a chiarire

Aspirina e tumori: il meccanismo che gli studi stanno iniziando a chiarire

L'aspirina dimezza il rischio di tumore al colon-retto secondo nuovi studi. Ecco come un farmaco antico sta rivoluzionando la prevenzione oncologica.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene21 Aprile 2026
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Ricercatrice al lavoro al microscopio
Ricercatrice al lavoro al microscopio (fonte: Unsplash)

Un farmaco vecchio di 4.000 anni, comunemente usato per trattare il mal di testa, potrebbe essere una delle armi più efficaci nella prevenzione di alcuni tipi di cancro. L’aspirina, il cui principio attivo deriva da antiche preparazioni a base di corteccia di salice, sta dimostrando capacità sorprendenti nel ridurre l’incidenza e la diffusione dei tumori, in particolare quello del colon-retto.

La storia di Nick James, un falegname britannico di circa 45 anni, illustra perfettamente questa svolta scientifica. Dopo aver scoperto di essere portatore di una mutazione genetica che causa la sindrome di Lynch, una condizione che aumenta drammaticamente il rischio di sviluppare il cancro intestinale, James è diventato il primo partecipante a uno studio clinico innovativo. L’obiettivo era capire se una dose quotidiana di aspirina potesse proteggerlo dalla malattia.

Dieci anni dopo, James non ha sviluppato alcun tumore. Il suo caso non è isolato. Secondo John Burn, professore di genetica clinica all’Università di Newcastle che ha guidato lo studio, circa l’80% delle persone con sindrome di Lynch sviluppa il cancro intestinale nel corso della vita. Ma i risultati delle sue ricerche stanno cambiando radicalmente questa prospettiva.

Nel 2020, Burn ha pubblicato i risultati di uno studio controllato randomizzato su 861 pazienti con questa sindrome. I partecipanti che avevano assunto una dose quotidiana di 600mg di aspirina per almeno due anni hanno visto dimezzarsi il rischio di sviluppare il cancro del colon-retto, seguiti per un periodo di dieci anni.

Ma c’è di più. Un secondo studio del team di Burn, attualmente in fase di revisione, suggerisce che una dose molto più bassa di aspirina, tra 75 e 100mg al giorno, sia altrettanto efficace, se non superiore. “Le persone che hanno preso l’aspirina per due anni hanno avuto il 50% in meno di tumori al colon”, spiega Burn.

Le radici di questa scoperta affondano in millenni di storia medica. Nel tardo XIX secolo, gli archeologi hanno scoperto tavolette di argilla di 4.400 anni provenienti dall’antica città mesopotamica di Nippur, nell’attuale Iraq. Tra le ricette medicinali elencate c’erano istruzioni per una sostanza derivata dal salice, che contiene salicina, un composto che il corpo converte in acido salicilico per alleviare il dolore.

L’aspirina moderna, l’acido acetilsalicilico, è una versione sintetizzata e meno irritante per lo stomaco di questo antico rimedio. Egizi, greci e romani usavano preparazioni simili. Nel 1763, il chierico inglese Edward Stone descrisse alla Royal Society le proprietà antipiretiche della corteccia di salice in polvere. Un secolo dopo, gli scienziati sintetizzarono l’acido salicilico in acido acetilsalicilico, commercializzato col marchio Bayer.

Tre ricercatori al lavoro
Tre ricercatori al lavoro (fonte: Unsplash)

Nel corso del XX secolo, l’aspirina ha rivelato benefici inaspettati. Grazie ai suoi effetti anticoagulanti, viene prescritta a persone ad alto rischio di malattie cardiovascolari, riducendo la formazione di coaguli di sangue rendendo le piastrine meno adesive. Il Servizio Sanitario Nazionale britannico raccomanda basse dosi quotidiane per chi è a rischio di infarto o ictus.

Il collegamento con il cancro emerse nel 1972, quando uno studio americano sui topi iniettati con cellule tumorali mostrò che l’aspirina nell’acqua potabile riduceva significativamente il rischio di metastasi, ovvero la diffusione del cancro nel corpo. “Non era immediatamente chiaro come questo avrebbe influenzato la pratica clinica”, spiega Ruth Langley, professoressa di oncologia all’University College di Londra. L’incertezza sull’applicabilità negli esseri umani lasciò la scoperta in un limbo scientifico.

La svolta arrivò nel 2010, quando Peter Rothwell, professore di neurologia clinica all’Università di Oxford, riesaminò i dati sull’aspirina come prevenzione delle malattie cardiovascolari. Nelle sue analisi, il farmaco sembrava ridurre sia l’incidenza che la diffusione del cancro, riaccendendo l’interesse scientifico.

Dimostrare che l’aspirina previene il cancro nella popolazione generale è complesso. Uno studio controllato randomizzato ideale richiederebbe decenni e costi enormi, poiché il cancro impiega molto tempo a svilupparsi. “È quasi impossibile, in realtà”, afferma Anna Martling, professoressa di chirurgia al Karolinska Institute in Svezia. Per questo i ricercatori si sono concentrati su gruppi specifici, come chi ha già avuto il cancro o chi è geneticamente predisposto.

I risultati stanno già influenzando le politiche sanitarie. Alcuni Paesi hanno modificato le loro linee guida mediche per includere l’aspirina come prima linea di protezione per chi è maggiormente a rischio, sebbene gli esperti sottolineino che l’assunzione deve avvenire sotto supervisione medica.

La comunità scientifica sta ora cercando di comprendere i meccanismi biologici attraverso cui l’aspirina esercita questi effetti protettivi contro i tumori. Le ricerche in corso potrebbero chiarire ulteriormente quali pazienti possono beneficiare maggiormente del trattamento e quale sia il dosaggio ottimale per massimizzare i benefici riducendo al minimo i rischi, come il sanguinamento gastrointestinale associato all’uso prolungato del farmaco.

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