La rapida diffusione dei farmaci basati sul GLP-1 ha aperto un nuovo interrogativo che preoccupa medici e pazienti: insieme ai chili e al tessuto adiposo, chi assume questi medicinali rischia di perdere una quantità eccessiva di muscoli? La questione è stata affrontata da due esperti durante le Scientific Sessions 2026 dell’American Diabetes Association, con posizioni differenti che aiutano a fare chiarezza su un tema delicato.
Da un lato Samuel Klein, professore William H. Danforth di Medicina e Scienze della nutrizione e direttore del Programma per la gestione del peso presso la Washington University School of Medicine di St. Louis, ritiene infondate le preoccupazioni. Dall’altro Eric Ravussin, titolare della cattedra Douglas L. Gordon in Diabete e Metabolismo e direttore del Pennington-Louisiana Nutrition Obesity Research Center della Louisiana State University di Baton Rouge, sostiene che sebbene vi siano poche prove di danni negli individui altrimenti sani, restano preoccupazioni per i gruppi ad alto rischio.
Il punto di partenza è comunque condiviso: quando il peso corporeo diminuisce in modo consistente, una parte della perdita riguarda inevitabilmente anche la massa magra. Più controverso è stabilire se con questi medicinali la riduzione sia sproporzionata e clinicamente pericolosa.

Una revisione degli studi disponibili ha osservato che, durante le terapie con agonisti del recettore GLP-1, circa un quarto del peso perso può essere rappresentato dalla massa magra. Si tratta però di una proporzione simile a quella riscontrata in molti dimagrimenti ottenuti attraverso dieta o altri interventi. Inoltre alcune ricerche indicano che la riduzione del volume muscolare potrebbe essere compatibile con il calo ponderale raggiunto, senza una parallela compromissione della forza o della capacità di movimento.
Diminuendo il grasso infiltrato nel muscolo e migliorando la sensibilità all’insulina, questi farmaci potrebbero perfino favorire una migliore qualità del tessuto muscolare, anche quando il suo volume complessivo si riduce. È dunque possibile avere meno massa in termini assoluti, ma muscoli metabolicamente più efficienti e un rapporto più favorevole fra massa magra e massa grassa.
Il rischio non è tuttavia uguale per tutti. La questione diventa più delicata nelle persone anziane, già esposte a sarcopenia e osteoporosi, nei pazienti fragili, in chi parte da una scarsa massa muscolare o perde peso molto rapidamente e in coloro che assumono poche proteine o riducono l’attività fisica durante il trattamento. In queste categorie un’ulteriore diminuzione dei muscoli può incidere su equilibrio, forza, autonomia e rischio di cadute e fratture.
Il messaggio centrale emerso dal confronto è che non basta misurare quanti chili o quanti grammi di massa magra sono stati persi. Bisogna verificare se il paziente sia diventato più debole, se faccia più fatica a camminare, alzarsi da una sedia o svolgere le normali attività quotidiane. Le evidenze più recenti non mostrano, nel complesso, una perdita sproporzionata della funzione muscolare nelle persone con obesità trattate con GLP-1.

La strategia più concreta per ridurre il rischio consiste nell’affiancare la terapia farmacologica a un’alimentazione adeguata e all’esercizio contro resistenza. Pesi, elastici, macchine o esercizi a corpo libero forniscono al muscolo lo stimolo necessario per conservarsi durante il deficit calorico. Allo stesso tempo la forte riduzione dell’appetito non dovrebbe tradursi in pasti poveri dal punto di vista nutrizionale.
È importante garantire un apporto sufficiente di proteine, distribuito nell’arco della giornata e adattato all’età, alla funzionalità renale e alle condizioni cliniche del paziente. Non esiste quindi una quantità valida per tutti: soprattutto negli anziani o nelle persone con patologie, alimentazione ed esercizio dovrebbero essere impostati con l’aiuto di professionisti sanitari.
