Vincenzo Lanni, che ieri ha accoltellato una donna in piazza Gae Aulenti a Milano, non era nuovo a questo tipo di azione. Già nel 2015 aveva aggredito due persone e, successivamente, gli esperti lo avevano valutato parzialmente incapace di intendere e di volere, diagnosticandogli il disturbo schizoide di personalità. Il disturbo schizoide di personalità è una condizione psichiatrica caratterizzata da un modello pervasivo di distacco e disinteresse generale nelle relazioni sociali, accompagnato da una gamma limitata di emozioni nei rapporti interpersonali. Chi ne soffre mostra una capacità di relazionarsi con gli altri significativamente limitata, preferendo costantemente la solitudine a qualsiasi forma di interazione sociale. È proprio questo il cuore della patologia.
Chi ne soffre non desidera legami intimi con altre persone, nemmeno con i propri familiari. Raramente hanno amici stretti o confidenti, e spesso non si sposano, preferendo attività solitarie come i videogiochi o gli hobby che non richiedono contatto con gli altri.
Le persone con questo disturbo sembrano emotivamente fredde e distanti. Non reagiscono sorridendo o annuendo durante le conversazioni e hanno difficoltà a esprimere rabbia anche quando vengono provocate. Possono apparire indifferenti sia alle lodi che alle critiche, e sembrano non interessarsi a cosa pensano gli altri di loro.

Un aspetto importante: nonostante sembri che non abbiano alcun trasporto emotivo verso gli altri, questo desiderio non è del tutto assente. Nella propria intimità potrebbero desiderare una relazione, ma non passano all’azione perché spaventati dall’intimità. Il senso di solitudine che ne deriva può essere molto profondo.
Questo disturbo colpisce circa l’1-3% della popolazione, ed è leggermente più comune negli uomini. È più frequente tra persone con una storia familiare di schizofrenia o disturbo schizotipico di personalità.
Un dato rilevante: fino alla metà di chi soffre di questo disturbo ha sperimentato almeno un episodio di depressione grave.
Gli esperti ritengono che il disturbo nasca da una combinazione di fattori. Essere stati accuditi da persone emotivamente fredde e distaccate durante l’infanzia può contribuire allo sviluppo del disturbo, alimentando nel bambino la sensazione che le relazioni interpersonali non siano soddisfacenti.
È importante chiarire che il disturbo schizoide di personalità è molto diverso dalla schizofrenia. Chi ha il disturbo schizoide non presenta sintomi psicotici persistenti come deliri e allucinazioni tipici della schizofrenia.
La differenza principale rispetto al disturbo evitante di personalità (dove le persone vogliono relazioni ma hanno paura del rifiuto) è che nel disturbo schizoide l’isolamento sociale è dovuto al distacco e al disinteresse generale nelle relazioni, non alla paura di essere rifiutati.
Il trattamento principale è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che aiuta a sviluppare gradualmente abilità sociali. Tuttavia, c’è un problema: chi ha questo disturbo raramente chiede aiuto perché non percepisce di avere un problema o non sente il bisogno di cambiare.
I medici hanno spesso difficoltà a stabilire un rapporto con queste persone proprio per il loro distacco e riservatezza. Quando però si riesce a creare una relazione di fiducia, la terapia può lavorare per aumentare la consapevolezza e migliorare le capacità relazionali, pur rispettando le caratteristiche fondamentali della personalità del paziente. È importante sottolineare che avere un disturbo psicologico non giustifica comportamenti violenti. Molte persone con disturbo schizoide di personalità non compiono mai atti aggressivi e vivono vite tranquille, anche se isolate.



