È durate poche ore la fuga di Vincenzo Lanni, l’uomo che ieri mattina aveva accoltellato una donna, Anna Laura Calzecchi, in piazza Gae Aulenti a Milano. Era in un hotel in via Vitruvio, zona stazione Centrale, dove alloggiava da qualche giorno dopo essersi allontanato da una comunità di recupero nel Varesotto, la «4Exodus». L’ha riconosciuto la sorella gemella. Un gesto senza senso, il suo, che Lanni ha compiuto per la terza volta nella sua vita. Già nel 2015, infatti, era stato fermato per un doppio accoltellamento eseguito con le stesse modalità. I dettagli relativi a quel momento sono stati riportati e sono agghiaccianti. I carabinieri bussarono alla sua porta la sera del 20 agosto 2015, Vincenzo Lanni aprì e disse freddamente: “Siete qui per le persone che ho accoltellato?”. Una confessione immediata che lasciò senza parole i militari arrivati a Villa di Serio, in provincia di Bergamo, per arrestarlo dopo due aggressioni compiute nel giro di dodici ore contro anziani indifesi.
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L’avvocato che lo difese nel 2015, Cinzia Pezzotta del Foro di Bergamo, non riesce a crederci: “Quando ho letto la notizia di piazza Aulenti ho detto in famiglia: sembra un mio vecchio cliente. Non posso credere che ci sia ricascato, vuol dire che la riabilitazione non funziona”.
La storia di Vincenzo Lanni è quella di un uomo la cui violenza si è radicalizzata ed è “esplosa” come risposta al proprio fallimento esistenziale. Nato a Bergamo, incensurato fino ai 49 anni, programmatore informatico rimasto senza lavoro nel 2012, aveva trascorso tre anni isolandosi progressivamente dal mondo.
Aveva smesso di frequentare il Circolo scacchistico Excelsior di Bergamo, dove era iscritto dal 1999 e aveva partecipato a 41 tornei fino al dicembre 2011. Poi, solo la solitudine di una stanza in un residence vicino a Villa di Serio, dove era l’unico ospite fisso. Come nel caso della duplice aggressione del 2015, compiuta ai danni di un pensionato e di un ottantenne, entrambi inermi, sono state le telecamere di sorveglianza a permettere la sua identificazione.
Durante il primo processo emerse che Lanni soffriva di un disturbo schizoide della personalità con capacità di intendere e di volere grandemente scemata. Interrogato, spiegò di aver deciso di uccidere come reazione al profondo stato di frustrazione per una vita che giudicava fallimentare. Dopo aver perso il lavoro di programmatore informatico, era andato avanti grazie ai risparmi, ma quando il denaro si stava esaurendo qualcosa è scattato.
Lanni ammise di aver meditato il suicidio, ma poi “essendo troppo vigliacco ho deciso di uccidere qualcuno”. Aveva trascorso serate immerse nei tanti libri polizieschi (uno in particolare, il romanzo di Jean Failler intitolato “Omicidio a Lorient”) e nei trattati di criminologia trovati nella sua camera, studiando armi, modalità di aggressione e vittime potenziali. Aveva scelto anziani soli, secondo lui più facili da colpire senza aspettarsi resistenza. All’epoca, anche una jogger ha rischiato di essere colpita come la donna di Piazza Aulenti, ma si è salvata.



