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Home » Salute » Scienza » Morte cerebrale: cosa significa davvero e come viene accertata con precisione

Morte cerebrale: cosa significa davvero e come viene accertata con precisione

La morte cerebrale è cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali. Accertata con test clinici e strumentali, è distinta dal coma.
Francesca FiorentinoBy Francesca Fiorentino23 Luglio 2025
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donna ricoverata in ospedale
Donna ricoverata in ospedale (fonte: Unsplash)

La morte cerebrale rappresenta la cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali. Si tratta di qualcosa di diverso dalla morte clinica che, invece, si riferisce all’arresto delle funzioni vitali di base (battito cardiaco e respirazione) senza supporto artificiale. E anche dal coma, in cui il paziente non risponde a stimoli esterni, ma mantiene alcune funzioni cerebrali. Nella morte cerebrale, il cervello, incluso il tronco encefalico, non mostra più alcuna attività, rendendo impossibile il recupero. Pertanto è irreversibile.

Essa si verifica quando un danno grave, come un trauma cranico, un ictus o una prolungata mancanza di ossigeno, come nel caso del piccolo Andrea, il bambino di La Spezia, soccorso domenica scorsa privo di sensi nella piscina di un acquapark di Gallipoli, interrompe definitivamente il funzionamento cerebrale. A differenza di altri organi, il cervello non può rigenerarsi dopo un danno di questa entità. Tuttavia, grazie alla ventilazione meccanica, il cuore e altri organi possono continuare a funzionare temporaneamente.

stanza ospedale
stanza ospedale (fonte: Unsplash)

Questo rende l’accertamento della morte cerebrale un processo cruciale, soprattutto in contesti come il prelievo di organi per trapianti. Per determinare la morte cerebrale, i medici seguono protocolli rigorosi, basati su standard internazionali. Tre sono i criteri fondamentali: assenza di risposta agli stimoli, mancanza di riflessi del tronco encefalico e incapacità di respirare autonomamente.

I fattori devono essere valutati con una diagnosi precisa che parte dall’osservazione clinica – per capire se il paziente reagisce o meno al dolore, presenta o meno riflessi come quello pupillare o corneale e non mostra movimenti spontanei – e approda all’apnea test. L’assenza di respirazione spontanea è un indicatore chiave.

L’accertamento richiede almeno due valutazioni cliniche, effettuate da un’équipe di specialisti (neurologo, rianimatore e medico legale) a distanza di ore, per garantire l’irreversibilità della condizione. In alcuni casi, esami strumentali come l’elettroencefalogramma (EEG), che mostra un’attività cerebrale nulla, o l’angiografia cerebrale, che conferma l’assenza di flusso sanguigno al cervello, possono supportare la diagnosi.

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