Stanchi del 5G? Preparatevi, perché Qualcomm, società statunitense di ricerca e sviluppo nel campo delle telecomunicazioni, prevede l’arrivo del 6G entro il 2028, secondo quanto dichiarato dal CEO Cristiano Amon durante lo Snapdragon Summit alle Hawaii. Amon ha promesso che i primi dispositivi “pre-commerciali” con il nuovo standard saranno disponibili tra soli tre anni, anticipando una rivoluzione nella connettività wireless.
Ma cosa significa realmente l’avvento del 6G? Qualcomm immagina un futuro in cui l’intelligenza artificiale (AI) giocherà un ruolo centrale. Con l’aumento dei dispositivi connessi, dai telefoni agli occhiali XR, agli anelli intelligenti, la necessità di trasmettere enormi quantità di dati crescerà esponenzialmente. Il 6G, secondo Amon, dovrà essere in grado di gestire questo flusso di informazioni a velocità supersoniche, aprendo la strada a nuove applicazioni e funzionalità basate sull’AI.

Per raggiungere questo obiettivo, Qualcomm sta lavorando a nuove architetture di memoria e a NPU (Neural Processing Unit) più potenti. L’obiettivo è creare chip in grado di supportare le complesse operazioni richieste dall’AI, andando oltre le attuali capacità di traduzione e trascrizione.
In un panorama tecnologico in continua evoluzione, è difficile prevedere con certezza quale sarà l’effettivo impatto del 6G. Ci si chiede quanto siano utili le nuove funzionalità basate sull’AI e sulla sostenibilità energetica di un’infrastruttura sempre più complessa. Il recente accordo da 100 miliardi di dollari tra Nvidia e OpenAI, ad esempio, richiederà una quantità di energia paragonabile a quella prodotta da diverse centrali nucleari.
Insomma, tra le promesse di velocità supersoniche e le incertezze del panorama tecnologico, resta da vedere se il 2028 sarà davvero l’anno della rivoluzione del 6G o se altre preoccupazioni (un filo più complesse) avranno la precedenza.



