Un moscerino della frutta strofina le zampette, succhia del cibo, si muove in un ambiente virtuale: sembra un videogioco degli anni Ottanta, ma secondo l’informatico Alex Wissner-Gross e l’azienda californiana EON Systems sarebbe qualcosa di molto più dirompente: la prima volta nella storia in cui un cervello biologico è stato caricato dentro un computer. Non una simulazione, non un’imitazione, ma un vero animale che vive nel silicio. Il condizionale, però, è obbligatorio.
Per capire perché l’annuncio fa rumore, bisogna prima capire la distinzione tecnica che sta al centro della questione. Quando i ricercatori di intelligenza artificiale insegnano a un robot virtuale a camminare, usano algoritmi che imparano per tentativi ed errori: il sistema imita il comportamento biologico, ma non sa nulla di neuroni o sinapsi. È una simulazione.
L’emulazione è un’altra cosa: è la copia diretta dell’hardware biologico. Invece di insegnare a una macchina come si comporta un moscerino, si prende la mappa reale del suo cervello e la si fa girare su un processore. Il comportamento non viene programmato, ma emerge da sé.
EON Systems sostiene di aver fatto esattamente questo: il moscerino virtuale non è guidato da nessuna IA, ma i suoi movimenti scaturirebbero direttamente dall’esecuzione di una mappa neuronale biologica fedele alla realtà, con neuroni digitali che si attivano e innescano potenziali d’azione esattamente come in quelli naturali, controllando in tempo reale muscoli virtuali.
L’annuncio non è del tutto infondato dal punto di vista teorico. Wissner-Gross cita uno studio pubblicato su Nature nel 2024 che ha reso possibile costruire un modello computazionale del cervello della Drosophila, il moscerino della frutta usato da un secolo come organismo-laboratorio in biologia.
Quel lavoro ha ricostruito l’intero connettoma del moscerino: la mappa completa di tutte le connessioni neurali del suo cervello, con oltre 125mila neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche. I ricercatori hanno dimostrato che attivando in silicio degli specifici neuroni sensoriali si potevano prevedere con successo le risposte motorie reali, come estendere la proboscide per mangiare o pulirsi le antenne.
Il problema è che quel modello era, per usare il termine tecnico, disincarnato: descriveva le trasformazioni sensomotorie, ma non era inserito in nessun corpo fisico. EON Systems dichiara di aver chiuso il cerchio, innestando quel cervello computazionale in un ambiente fisico virtuale. Se fosse vero, sarebbe un traguardo storico per le neuroscienze.
Qui iniziano i problemi: l’intero annuncio si regge su un video pubblicato su YouTube e un testo in una newsletter aziendale. Non esiste alcuna pubblicazione scientifica peer-reviewed che certifichi che i movimenti osservati emergano esclusivamente dalle dinamiche del connettoma, senza correzioni o interventi esterni.
C’è poi un dettaglio che non va ignorato: Philip K. Shiu, primo autore dello studio su Nature citato come fondamento scientifico dell’annuncio, è anche dipendente e azionista di EON Systems. Un potenziale conflitto di interessi che la comunità scientifica dovrà valutare con attenzione.
La distanza tra una simulazione molto sofisticata e la vera emulazione di un cervello biologico è, per ora, ancora tutta da misurare. L’annuncio potrebbe rivelarsi rivoluzionario, oppure un caso di marketing scientifico prima che di scienza vera. Solo la revisione indipendente della comunità internazionale potrà dirlo.



