La ricerca della longevità e del benessere fisico ha portato, negli ultimi anni, a una diffusione massiccia di integratori alimentari mirati a rallentare l’invecchiamento cellulare. Tuttavia, uno studio recente condotto dalla Tokyo University of Science in Giappone, pubblicato il 9 marzo 2026, ha evidenziato una verità inquietante: un gruppo di composti naturali ampiamente utilizzati per le loro proprietà anti-age possiede un lato oscuro che potrebbe favorire la progressione di patologie oncologiche.
Le sostanze al centro della ricerca sono le poliammine, molecole essenziali presenti in ogni cellula vivente, incaricate di regolare la crescita cellulare e la sintesi delle proteine. Tra queste spiccano nomi come la spermidina e la putrescina. La spermidina, in particolare, è diventata un ingrediente popolare in molti prodotti da banco, poiché studi precedenti su modelli animali l’avevano associata a un miglioramento della salute generale, alla riduzione della perdita di memoria legata all’età e a un aumento della longevità.

Sebbene queste sostanze siano benefiche per i tessuti sani, i ricercatori giapponesi hanno scoperto che le cellule tumorali sono in grado di “sequestrare” le poliammine per accelerare la propria espansione. Il meccanismo identificato riguarda il modo in cui il cancro consuma energia. Attraverso esperimenti su colture di cellule di tumore al seno e al collo dell’utero, è emerso che le poliammine spingono le cellule malate verso la glicolisi aerobica, la modalità preferita dal cancro per alimentare la propria crescita, che permette di consumare zuccheri anche in presenza di ossigeno.
La ricerca ha individuato due proteine chiave, quasi identiche tra loro ma con ruoli opposti: eIF5A1 e eIF5A2. Mentre la prima è fondamentale per il corretto funzionamento delle cellule normali, la seconda è strettamente legata allo sviluppo del tumore. Le poliammine agiscono come un interruttore: nelle cellule cancerose, aumentano i livelli della proteina eIF5A2 rimuovendo un “freno” naturale, una molecola di RNA chiamata miR-6514-5p.
Il biochimico Kyohei Higashi ha spiegato che l’attività biologica di queste sostanze cambia radicalmente a seconda del tessuto: nei tessuti sani attivano i mitocondri (le centrali energetiche delle cellule) favorendo la pulizia cellulare, mentre nei tessuti malati facilitano la proliferazione tumorale controllando l’espressione genica.
È importante sottolineare che lo studio non afferma che gli integratori di spermidina causino direttamente il cancro. Il rischio emerge quando una patologia oncologica è già presente, anche se non ancora diagnosticata: in quel caso, le cellule tumorali sfruttano i benefici dell’integratore per diffondersi più rapidamente. La rimozione delle poliammine nei test di laboratorio ha infatti bloccato significativamente la crescita del cancro, mentre il loro reinserimento ha ripristinato l’espansione del tumore.
Questi risultati offrono agli scienziati nuove opportunità per sviluppare farmaci mirati che possano interrompere questo legame, proteggendo le cellule sane ma colpendo selettivamente il meccanismo di rifornimento del tumore.



