Nella conferenza stampa della serata duetti del Festival di Sanremo 2026, Bianca Balti è tornata a parlare con rara sincerità della malattia che ha segnato la sua vita: “Ho una mutazione genetica che potrei trasmettere alle mie figlie. Dovranno fare dei test”.
Balti si riferisce alla mutazione a carico del gene BRCA1, la stessa che è stata associata alla sua diagnosi di cancro ovarico al terzo stadio, ricevuta nel 2024 e seguita da un ciclo di chemioterapia conclusosi nel gennaio 2025.
I geni BRCA1 e BRCA2 svolgono un compito fondamentale nell’organismo: riparano i danni al DNA e garantiscono che le cellule si riproducano in modo corretto. Quando uno di questi geni presenta un’alterazione — anche in una sola delle due copie, questo meccanismo di controllo viene compromesso, aprendo la strada a una proliferazione cellulare anomala.

Le cellule più vulnerabili a questa degenerazione sono quelle della mammella e dell’ovaio, per ragioni che la scienza sta ancora indagando. Le donne portatrici della mutazione hanno quindi una probabilità significativamente più alta rispetto alla popolazione generale di sviluppare tumori in questi organi nel corso della vita.
È importante sottolineare, però, che la sola presenza della mutazione non è una condanna. All’interno di una stessa famiglia, i tumori possono non manifestarsi per intere generazioni, rendendo spesso difficile riconoscere l’ereditarietà dell’anomalia.
Per accertare se si è portatrici della mutazione è sufficiente un test genetico, ovvero l’analisi di un campione di sangue in laboratorio. L’esame viene spesso consigliato a scopo preventivo quando una parente stretta, madre, sorella, figlia, ha già ricevuto una diagnosi correlata, ed è preceduto da una consulenza genetica che aiuta a interpretare i risultati.
Chi risulta positiva ha sostanzialmente tre strade davanti a sé: un monitoraggio più ravvicinato nel tempo tramite ecografie e mammografie; una terapia farmacologica mirata, che però può comportare l’insorgenza di una menopausa precoce; oppure, nei casi in cui il rischio sia ritenuto molto elevato, la rimozione preventiva di seno e ovaie, una scelta drastica, con conseguenze fisiche e psicologiche importanti che richiedono una valutazione approfondita e un supporto adeguato.
Bianca Balti non è la prima star internazionale ad aver acceso i riflettori sulla mutazione BRCA. Nel 2013, l’attrice Angelina Jolie aveva scelto di rendere pubblica la sua storia su The New York Times: risultata portatrice della mutazione BRCA1, aveva optato per la mastectomia preventiva bilaterale, riducendo il proprio rischio di sviluppare un tumore al seno dall’87% a meno del 5%. Quella scelta coraggiosa aveva generato un fenomeno studiato dalla comunità scientifica, noto come “effetto Jolie”: nei mesi successivi alla sua dichiarazione, il numero di donne che si sottoposero volontariamente al test genetico aumentò in modo significativo in tutto il mondo.
Le parole di Bianca Balti a Sanremo hanno riacceso i riflettori su una condizione che riguarda molte famiglie in Italia e nel mondo, ricordando che la prevenzione e consapevolezza possono fare la differenza.



