I funerali di Valentino Garavani, celebrati venerdì 23 gennaio a Roma, hanno innescato una polemica inattesa nel mondo della moda italiana. Protagonisti dello scontro verbale sono Brunello Cucinelli, il re del cashmere umbro, e Giancarlo Giammetti, storico socio ed ex compagno dello stilista scomparso lunedì scorso all’età di 93 anni.
Cucinelli, presente alla cerimonia funebre, ha rilasciato dichiarazioni ai cronisti che hanno immediatamente suscitato reazioni. “Oggi è un omaggio a un grande stilista, ma soprattutto a un grande genio del Novecento. Direi anche un padre della moda italiana”, ha affermato lo stilista umbro, aggiungendo che Valentino era stato uno dei fondatori del made in Italy insieme a Giorgio Armani e Gianni Versace.
Ma è il racconto personale di Cucinelli a innescare la controversia. “Per me era una persona piacevolissima, elegantissima, perbene. Mi chiamava lui personalmente perché indossava molti nostri capi e scherzosamente mi diceva: ‘Però mi fai un po’ di sconto?‘”, ha dichiarato l’imprenditore. Secondo la sua versione, rispondeva sempre: “A un maestro come lei non faccio lo sconto? Ci mancherebbe”. Cucinelli ha poi elogiato il comportamento di Valentino con i dipendenti, descrivendolo come gentile, educato e garbato.
La replica di Giammetti non si è fatta attendere. In una storia pubblicata su Instagram, il socio storico dello stilista ha smentito categoricamente la ricostruzione: “Valentino non lo ha mai conosciuto né chiamato“. E ha aggiunto con evidente irritazione: “Io non l’ho neanche visto al funerale, forse era troppo occupato a parlare con la stampa”.
Contattato dall’Ansa dopo la dura reazione di Giammetti, Cucinelli ha precisato la sua posizione. “Fisicamente io e Valentino non ci conoscevamo. Lui era nostro cliente nei negozi insieme a Giammetti, e quando erano lì telefonavano”, ha spiegato lo stilista umbro. Secondo questa versione, i contatti telefonici avvenivano quando Valentino e Giammetti si trovavano nelle boutique di Brunello Cucinelli, ma non si trattava di una conoscenza personale diretta.
“Trovavo una cosa estremamente carina e nobile che loro indossassero le nostre cose”, ha aggiunto Cucinelli, esprimendo sorpresa per la reazione di Giammetti. “Sono rimasto un po’ così perché l’ho considerato un grande maestro. Ho sempre pensato seriamente che fosse uno dei nostri geni del ventesimo secolo, l’ho scritto anche il giorno della sua scomparsa”.
Nel necrologio pubblicato dopo la morte dello stilista, Cucinelli aveva scritto parole di profondo rispetto: “Alla memoria e all’onore del nostro straordinario Valentino, geniale artista che sempre ha amato il lavoro, la bellezza e la raffinatezza; simbolo prestigioso della moda italiana del ventesimo secolo, va il più alto pensiero della mente e il più commosso sentimento del cuore. Il creato lo accolga nel suo grande splendore”.
Durante la giornata del funerale, Cucinelli aveva anche dichiarato: “Sono stato al funerale del maestro Valentino, è stato bello, anche perché lui aveva più di 90 anni, ha lasciato questa vita in serenità, senza soffrire e questo rende anche un funerale un momento bello e non triste”. Lo stilista umbro aveva poi ribadito che Valentino, insieme ad Armani e Versace, rappresentava uno dei padri dell’abbigliamento italiano.
La controversia evidenzia quanto possa essere delicato il confine tra omaggio pubblico e appropriazione di un rapporto personale nel mondo della moda, soprattutto in occasione di eventi solenni come i funerali di una figura leggendaria. La distinzione tra essere clienti in una boutique e avere un rapporto personale diretto è al centro dello scontro, con Giammetti che difende con fermezza la memoria e l’intimità del legame con lo stilista scomparso.



