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Home » Lifestyle » “Ti amo, algoritmo”: quasi un americano su tre ha una relazione romantica con un chatbot AI 

“Ti amo, algoritmo”: quasi un americano su tre ha una relazione romantica con un chatbot AI 

Sempre più persone ha una relazione con chatbot AI. Cosa vuol dire questo fenomeno? Proviamo ad analizzarlo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Ottobre 2025
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Artificial intelligence
Artificial intelligence (fonte: Unsplash)
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Le aziende di intelligenza artificiale hanno trovato un modo particolarmente controverso per promuovere i loro prodotti: fare leva sulla solitudine umana. Quando Friend, un dispositivo indossabile AI commercializzato come un “compagno” portatile, ha tappezzato la metropolitana di New York con i suoi annunci pubblicitari, sono stati prontamente vandalizzati dai cittadini. Eppure, nuovi dati suggeriscono che dietro le porte chiuse delle case, più persone di quanto si possa immaginare stanno avendo relazioni romantiche e sessuali con chatbot di intelligenza artificiale.

Secondo un sondaggio condotto da Vantage Point, un servizio di consulenza del Texas specializzato in terapie relazionali, il 30% degli adulti intervistati ha dichiarato di aver avuto almeno una relazione romantica con un compagno AI. Il dato, basato su 1.012 risposte raccolte tramite SurveyMonkey, appare sorprendentemente elevato e solleva interrogativi sulla metodologia utilizzata. Si tratta infatti della prima ricerca pubblicata dall’azienda, e va considerata più come un sondaggio informale che come uno studio scientifico rigoroso.

Per contestualizzare questi numeri, è utile confrontarli con altre ricerche sul tema. Match.com e il Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana hanno pubblicato dati che mostrano come il 16% degli adulti abbia avuto interazioni romantiche con l’intelligenza artificiale. La differenza sostanziale potrebbe risiedere nella terminologia: cosa significa esattamente avere una “relazione romantica” rispetto a una semplice “interazione romantica”? La percezione è interamente soggettiva. Lo stesso sondaggio di Vantage Point include la testimonianza di un partecipante che ammette di avere “”chat sessuali”” ma di non considerarlo “una relazione”.

Artificial Intelligence
Artificial Intelligence (fonte: Unsplash)

I dati diventano più consistenti quando si analizzano le generazioni più giovani. Secondo Match.com e il Kinsey Institute, il 23% dei Millennials e il 33% della Generazione Z hanno avuto interazioni romantiche con l’AI. Questi numeri si avvicinano maggiormente alle cifre complessive di Vantage Point, suggerendo che il campione potrebbe essere stato sbilanciato verso un pubblico più giovane. Tuttavia, un sondaggio condotto da Family Studies e YouGov su 2.000 adulti sotto i 40 anni dipinge un quadro radicalmente diverso: solo l’1% degli americani giovani afferma di avere già un compagno AI, mentre il 7% si dichiara aperto all’idea di una partnership romantica con l’intelligenza artificiale.

La questione dell’infedeltà digitale emerge come un tema centrale in questo dibattito. Il 66% dei giovani intervistati da Vantage Point considera il fatto di “frequentare” un chatbot AI mentre si è in una relazione umana come una forma di tradimento, sebbene il 10% di questa percentuale lo ritenga un tradimento accettabile. Questi risultati sono coerenti con un altro studio del Kinsey Institute in collaborazione con DatingAdvice.com, che ha rilevato come il 61% di tutti gli adulti consideri il sexting o la formazione di una connessione romantica con un chatbot come un atto di infedeltà.

Interessante notare come la Generazione Z, pur essendo la più aperta alle interazioni con l’AI, mostri al contempo un atteggiamento critico verso l’uso dell’intelligenza artificiale nel dating. Un sondaggio Bloomberg ha rivelato che circa il 60% dei giovani della Gen Z è diffidente nei confronti dell’utilizzo dell’AI nelle app di incontri, incluso l’impiego per scrivere biografie o inviare messaggi. Questa apparente contraddizione suggerisce una distinzione importante: l’AI come strumento per facilitare le connessioni umane viene vista con sospetto, mentre l’AI come destinatario diretto dell’attenzione romantica rappresenta una categoria completamente diversa.

Il futuro potrebbe vedere un aumento delle relazioni umano-AI, man mano che la tecnologia diventa più sofisticata e socialmente normalizzata. Tuttavia, per il momento, è ragionevole concludere che la percentuale di italiani e americani che hanno effettivamente “”frequentato”” un compagno AI sia significativamente inferiore al 30% riportato dal sondaggio di Vantage Point. Ciò che questi dati rivelano, al di là delle percentuali precise, è l’emergere di un nuovo territorio nelle relazioni umane, dove i confini tra connessione autentica e interazione artificiale stanno diventando sempre più sfumati e complessi da definire.

 

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