Capodanno è sinonimo di festeggiamenti sfrenati e di piccoli e grandi riti. Se in Italia siamo fedeli al binomio lenticchie-intimo rosso, nel resto del mondo esistono tradizioni che, ai nostri occhi, sembrano pura follia. Ma dietro ogni gesto bizzarro si nasconde un bisogno psicologico profondo: quello di esorcizzare il passato e attirare la fortuna con un’azione simbolica forte.
In Danimarca, ad esempio, è buona norma conservare i piatti vecchi durante l’anno per poi frantumarli contro la porta di casa degli amici la notte di Capodanno. Più cocci trovi davanti al tuo uscio, più significa che sei amato. In Sud America, invece, il colore dell’intimo è una faccenda seria: il rosso serve per l’amore, ma il giallo è fondamentale per attirare soldi e prosperità. In Colombia e Messico, c’è chi corre intorno all’isolato con una valigia vuota in mano: un rituale scaramantico per assicurarsi un anno pieno di viaggi.

Perché sentiamo il bisogno di compiere questi gesti? Gli antropologi spiegano che il passaggio da un anno all’altro è un momento di “liminalità”, una terra di nessuno dove ci sentiamo vulnerabili. Compiere un’azione fisica, come saltare in un’onda in Brasile o mangiare esattamente 12 chicchi d’uva al ritmo dei rintocchi dell’orologio in Spagna, dà al nostro cervello l’illusione di avere il controllo su un futuro che è imprevedibile.
Questi rituali abbassano l’ansia e creano un senso di comunità: non importa quanto sia assurdo lanciare mobili vecchi dalla finestra, l’importante è farlo insieme, credendo che il domani sarà migliore di ieri. Questi atti “magici” permettono di chiudere dei cicli mentali e aprirne di nuovi, dandoci la carica psicologica necessaria per affrontare le sfide di gennaio con uno spirito diverso.



