Se capita di pedalare lungo una delle tante piste ciclabili olandesi fino a ‘s-Hertogenbosch, conosciuta anche come Den Bosch, è possibile trovarti di fronte a uno spettacolo che sembra uscito da un film di fantascienza. Nel quartiere di Maaspoort, infatti, un piccolo gruppo di case sferiche bianche emerge dal verde come un miraggio architettonico: sono le Bolwoningen, letteralmente le case a sfera, un esperimento abitativo che ha trasformato l’edilizia sociale in arte visionaria.
Queste cupole, progettate dall’architetto Dries Kreijkamp, rappresentano uno dei capitoli più affascinanti dell’architettura sperimentale europea. Nel silenzio ordinato dei canali e dei cortili tipicamente olandesi, infatti, sembrano sospese tra terra e cielo, come se un’utopia domestica avesse trovato il suo posto in periferia. Non si tratta di installazioni artistiche o di strutture temporanee: dentro quelle forme curve vivono davvero delle persone, da oltre quarant’anni.

Tutto ha avuto inizio degli anni Ottanta, un’epoca in cui i Paesi Bassi erano un vero e proprio laboratorio di avanguardia urbanistica. L’edilizia sociale sperimentale cercava nuove soluzioni energetiche e forme abitative capaci di liberarsi dalla gabbia del condominio tradizionale. In questo contesto fertile nasce l’idea rivoluzionaria di Kreijkamp: costruire abitazioni sferiche, prefabbricate, economiche e sostenibili, ma soprattutto armoniose.
Il principio alla base del progetto è tanto semplice quanto innovativo. Una casa a forma di sfera consente di sfruttare al massimo luce naturale, ventilazione e spazio interno, riducendo i consumi energetici e stimolando un modo completamente diverso di abitare. Ogni unità, poi, poggia su un basamento cilindrico, come una piccola navicella spaziale atterrata sulla terra. Nel 1984, grazie al sostegno del Comune di Den Bosch, viene realizzato un intero complesso: una cinquantina di sfere gemelle disposte in modo geometrico, con quella precisione tipicamente olandese e una punta di ironia che oggi suona quasi poetica.
L’interno di ogni Bolwoning è una piccola sorpresa architettonica. Il piano inferiore ospita l’ingresso e i servizi essenziali, mentre il cuore della sfera, al centro, diventa un salotto circolare che costringe a ripensare gli spazi, i mobili e persino i gesti quotidiani. In alto, una camera da letto con oblò regala viste insolite sul cielo o sulle fronde degli alberi. È un micro-loft futurista dove ogni superficie curva suggerisce una vita più morbida, meno spigolosa, più intima.
Naturalmente, l’esperimento ha presentato anche dei limiti concreti. Le curve delle pareti rendono difficile collocare mobili rettangolari tradizionali, la manutenzione dei gusci esterni richiede interventi costanti e l’isolamento acustico non è perfetto. Eppure, le Bolwoningen sono sopravvissute a tutte le critiche iniziali, diventando un’icona del design abitativo olandese e un manifesto dell’architettura rétro-futurista.
Nel corso degli anni, queste sfere sono passate dall’essere considerate una stravaganza urbanistica a un vero e proprio patrimonio visivo. I residenti le difendono con orgoglio, gli architetti le studiano come caso di innovazione abitativa, i fotografi le immortalano e i social media le hanno trasformate in un fenomeno virale. Su Instagram, ad esempio, le immagini firmate da fotografi come Amith Nag Photography hanno fatto il giro del mondo, rilanciando l’interesse per un progetto che, quarant’anni dopo, resta sorprendentemente attuale.
Ma cosa rappresentano oggi le case a sfera di Den Bosch? Forse più di ogni altra cosa, sono un promemoria di quanto l’architettura pubblica possa ancora permettersi di sognare. Le Bolwoningen ci ricordano che l’innovazione edilizia non coincide solo con la tecnologia o la sostenibilità ambientale, ma anche con la forma, quella che cambia il modo in cui percepiamo lo spazio e, di conseguenza, la vita quotidiana.



