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Home » Spettacolo » Elisabetta Sgarbi sul fratello Vittorio: “Di fronte alle fragilità di una persona amata si soffre, ma si ama un po’ di più”

Elisabetta Sgarbi sul fratello Vittorio: “Di fronte alle fragilità di una persona amata si soffre, ma si ama un po’ di più”

Elisabetta Sgarbi racconta i 10 anni de La Nave di Teseo, il rapporto con Vittorio fragile ma amato, la riconciliazione con Marina Berlusconi e i successi editoriali.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene21 Novembre 2025
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Elisabetta Sgarbi nel 2016
Elisabetta Sgarbi nel 2016 (fonte: YouTube)

Farmacista di formazione, regista, editrice: Elisabetta Sgarbi è una figura poliedrica del panorama culturale italiano. Dopo più di venticinque anni trascorsi alla guida di Bompiani, nel 2015 ha scelto di interrompere un percorso solido per costruirne uno nuovo. È così che, insieme a Umberto Eco, Mario Andreose ed Eugenio Lio, nasce La Nave di Teseo, casa editrice indipendente che quest’anno celebra il decimo anniversario il 23 novembre.

In un’intervista al Corriere della Sera, Elisabetta ripercorre questi 10 anni di lavoro ma parla anche della sua sfera personale, del rapporto con il fratello Vittorio e del legame, oggi sereno, con Marina Berlusconi. Un racconto che intreccia professione e affetti, successi editoriali e fragilità familiari.

Il rapporto con Vittorio Sgarbi è un vero e proprio cardine della sua vita, fatto di dialettica continua e di un affetto che è rimasto immutato di fronte a qualsiasi avversità. Elisabetta lo aveva già raccontato al Corriere nel 2023, parlando dell’influenza che l’infanzia condivisa con lui aveva avuto sulla sua crescita personale: “Era precoce per intelligenza e voracità nella lettura. Lui mi precede ed è stato un confronto costante che mi ha messa alla prova”.

Oggi però ci sono nuove preoccupazioni ad animarla, legate principalmente alla richiesta della figlia Evelina di affiancare al padre un amministratore di sostegno perché secondo lei non è più lucido. Gli ultimi due anni per la famiglia Sgarbi non sono stati semplici, la malattia di Vittorio ha inevitabilmente segnato anche la vita di Elisabetta.

In queste settimane le loro questioni familiari sono al centro dell’attenzione per la lotta che vede coinvolti da una parte Evelina Sgarbi e dall’altra il resto della famiglia. L’accusa che Evelina rivolge a Elisabetta, ma anche alla compagna di Vittorio, è quella di sottovalutare il malessere del padre costringendolo a situazioni umilianti, come ad esempio l’ospitata a Domenica in.

Sulla questione Elisabetta non scende nei dettagli, ma non nasconde quanto questa situazione la tocchi: “Di fronte alle fragilità di una persona amata si soffre, ma si ama un po’ di più”. Una frase che restituisce la misura del loro rapporto, al di là delle polemiche pubbliche, e che in questi mesi difficili ha caratterizzato il suo vissuto personale.

Nell’intervista Elisabetta torna anche sull’uscita da Bompiani e sulla nascita della sua nuova casa editrice: un passaggio che aveva provocato tensioni con Marina Berlusconi, ai tempi presidente di Mondadori. Quando nel 2016 l’Antitrust impose a Mondadori di cedere Bompiani, che fu poi presa da Giunti Editore, Elisabetta e La Nave di Teseo offrirono con uno sforzo enorme 15 milioni e mezzo di euro, ma poi fu venduta a 16.

Il tempo, però, ha concesso infine un terreno di dialogo con la Berlusconi: “Non ho mai parlato io di incompatibilità, ci chiarimmo quasi subito. Ci scriviamo con una certa frequenza, anche nei momenti brutti. Ci stimiamo molto. E sta facendo un lavoro importante in Mondadori. Prima del Covid avevamo anche parlato di progetti per la scolastica”.

Vittorio Sgarbi ospite di Bruno Vespa
Vittorio Sgarbi ospite di Bruno Vespa (fonte: YouTube)

Il debutto de La Nave Di Teseo non fu semplice: la scelta di lasciare una grande casa editrice per fondarne una nuova dal nulla suscitò delle perplessità, se non un aperto scetticismo. La sua mamma era da poco morta ma riuscì a parlarle della sua scelta: “Mi disse che se volevo farlo, dovevo farlo”. Anche suo padre l’appoggiò e si affezionò subito all’idea della Nave, iniziando a elaborare metafore marinare.

Solo Vittorio, suo fratello, appariva incerto davanti alla radicalità della scelta: “Era piuttosto spaventato e non so quanto d’accordo. Ma disse che sarebbe stato con me”. E la sua presenza nel catalogo della Nave è per lei motivo di orgoglio: “Che tra i nostri autori ci sia anche lui mi rende particolarmente orgogliosa, perché ritengo la sua prosa un prodigio”.

Nonostante le resistenze iniziali, Elisabetta riuscì a costruire un gruppo di autori e collaboratori che oggi costituisce il cuore della casa editrice, divenuta un punto di riferimento nel panorama italiano. Il nome, che richiama l’antico paradosso della nave di Teseo, fu ispirato da Umberto Eco: l’idea è che anche se ogni parte è sostituita, la nave rimane la stessa, simbolo della continuità nella trasformazione.

Oggi La Nave di Teseo pubblica oltre mille titoli, con il catalogo completo di autori come Eco, Veronesi, Houellebecq, Coelho, de Carlo, Markaris, Sgarbi, Covacich, Comisso, Highsmith, Nesi, Gurnah, Ben Jelloun, Cunningham, Musso, Dicker e trenta titoli di Scerbanenco. In questi anni la casa editrice ha pubblicato cinque premi Pulitzer prima che gli autori lo vincessero, oltre a premi Goncourt e National Book Award.

Tra i Nobel, Jon Fosse viene pubblicato dal 2017, mentre Gurnah era stato a lungo rincorso nella ricerca della migliore letteratura africana. Fu Enrico Ghezzi, maestro e amico geniale di Elisabetta, a farle leggere tanti anni fa Satantango di Krasznahorkai, da cui fu tratto il capolavoro di Bela Tarr, portato poi alla Bompiani con molta fatica.

Per l’anniversario dei dieci anni, il 23 novembre verrà pubblicata una nuova collana di classici dimenticati, L’Airone, diretta da Cody Franchetti. Un progetto che conferma la vocazione della casa editrice: unire narrativa, saggistica e poesia, sia italiana che internazionale, privilegiando autori nuovi ma anche classici.

Parlando del rapporto con i suoi autori, Elisabetta non nasconde le difficoltà a lasciarli andare: quando se ne vanno rimane sempre malissimo e chiude i rapporti per sempre, come fosse qualcosa che la riguarda personalmente. “Qui forse sbaglio, ma non ci posso fare nulla. È come una relazione amorosa”.

Interrogata sui giorni più brutti di questi dieci anni, risponde senza esitazione: “Forse la morte di Eco. Mi sentii smarrita. Ma reagimmo. E poi la morte di Sergio Perroni”. Due perdite che hanno segnato il percorso della Nave, ma che non ne hanno fermato la navigazione.

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