Paolo Sorrentino torna al cinema con La grazia, un film che racconta gli ultimi sei mesi di mandato di un presidente della Repubblica alle prese con dilemmi morali profondi. Il protagonista, Mariano De Santis, interpretato per la settima volta da Toni Servillo, è un presidente vedovo, cattolico, giurista, tormentato da decisioni che mettono in bilico verità e responsabilità.
In un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo, il regista Premio Oscar ha chiarito le origini del suo personaggio: “Non è ispirato a Mattarella. Certo, prende spunto da fatti reali: abbiamo avuto non uno ma due presidenti vedovi, con una figlia che svolgeva mansioni importanti nella vita del padre”. I riferimenti sono evidenti a Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella, entrambi giuristi e cattolici. Ma Sorrentino precisa: “Qui finisce l’analogia tra l’attuale presidente della Repubblica e quello inventato da noi”.
Nel film, ambientato durante il semestre bianco, il presidente pronuncia una frase che il regista ha scritto pensando a un periodo specifico della politica italiana: “Finalmente il Paese è in sicurezza”. Sorrentino spiega: “Ho scritto quella frase pensando a quando il presidente del Consiglio era Mario Draghi. Il Paese pareva in ottime mani, e lo era”. E oggi? “Le mani migliori erano quelle di Draghi”.
Sul panorama politico attuale, il regista non nasconde il proprio disorientamento: “I politici di oggi non li capisco molto. La situazione mondiale è talmente intricata e nuova, non per colpa loro, che mi pare si muovano in maniera contraddittoria. Se fossi un politico, troverei grande difficoltà a capire con chi stare e cosa fare”.
Oltre a Mattarella e Scalfaro, nel personaggio di De Santis confluiscono elementi di Giorgio Napolitano, figura che ha profondamente affascinato Sorrentino: “L’ho conosciuto abbastanza bene, l’ho incontrato più volte, e mi ha estremamente affascinato. La mia fascinazione per Napolitano l’ho messa nel personaggio del film”. Non solo: quando il regista ha messo il cappello a Toni Servillo, era lo stesso che portava Napolitano. Anche l’accento napoletano del protagonista è un omaggio deliberato.
Qualche altro passaggio fa pensare a Francesco Cossiga: il presidente del film si dimette prima della fine del mandato e mostra interesse per i gadget tecnologici, come un cane elettronico. Sorrentino però ridimensiona: “Coincidenze. A Cossiga francamente non ho pensato; mi sono rifatto di più a presidenti molto equilibrati. E, nel periodo da picconatore, Cossiga tutto lasciava credere tranne essere in equilibrio”.
I nomi scelti per i personaggi non sono casuali. Mariano De Santis richiama Mariano Rumor, mentre la figlia si chiama Dorotea, entrambi riferimenti al mondo cattolico e democristiano. Anna Ferzetti interpreta questa figlia giurista, migliore amica del padre, affiancata da Coco, personaggio sarcastico interpretato da Milva Marigliano.
La grazia è il terzo film politico di Sorrentino, dopo Loro su Berlusconi e Il Divo su Andreotti. Ma il regista precisa: “Non è un film sulla politica, ma sui modi di fare politica. Propone un modo di fare politica che oggi sembra essere fuori moda: il senso di responsabilità, il tempo necessario a fare scelte ponderate, l’idea di non esasperare i conflitti. Un modo molto barcollante, non solo nella politica italiana ma più ancora all’estero”.
Al centro della narrazione ci sono due richieste di grazia che il presidente deve valutare, oltre alla firma su una legge sul fine vita. La frase che fa da leitmotiv al film è: “Di chi sono i nostri giorni?”. Un’altra battuta destinata a far riflettere viene dal corazziere, che dice al presidente: “Lei attribuisce troppa importanza alla verità”.
Sorrentino spiega questo apparente paradosso: “Non vorrei passare per nemico della verità. C’è una verità dei fatti: una verità sacrosanta, che è giusto venga raggiunta. Per un giurista, e per tutti coloro che credono nella giustizia, non si può fare a meno della verità. Poi però ci sono le debolezze e le difficoltà degli uomini; come nel caso che racconto, la concessione della grazia. E qui la verità è un concetto molto più sfumato, nebuloso, complicato”.
Il film evoca la storia reale del marito che uccise la moglie malata di Alzheimer, cui Mattarella ha concesso la grazia. Nel film di Sorrentino, però, il presidente la grazia la nega: “La discrezionalità passa anche dalla valutazione del caso. Nel film, il presidente non dà la grazia perché non crede alle parole della persona da graziare”. Il criterio è l’amore: Mariano De Santis non crede che l’uomo amasse davvero la moglie, sospetta secondi fini. Chi avrà la pazienza di leggere le didascalie finali capirà che il presidente aveva visto giusto.
L’altro grande dilemma morale riguarda la legge sull’eutanasia: “Il fine vita è un caso emblematico in cui la verità non è così netta, così oggettiva, così facile da raggiungere. Cosa è giusto fare? Possono essere giuste le obiezioni dei cattolici. Può esser giusta l’eutanasia. È difficile trovare una posizione netta sul tema dei temi, che è la morte”.
La grazia, coprodotto dallo stesso Sorrentino con The Apartment, arriva nelle sale dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia. Il regista definisce il suo lavoro: “Ho fatto un film rispettoso e accurato della vita di un Presidente. Di che parla? È un film sull’amore”.



