Una rivelazione inaspettata emerge dalla nuova autobiografia di Lionel Richie, Truly, pubblicata ieri 30 settembre 2025. Il celebre cantante e giudice di American Idol, oggi 76enne, condivide per la prima volta dettagli intimi sulla vita quotidiana del suo amico e collaboratore Michael Jackson, svelando un aspetto poco conosciuto della leggenda del pop: le sue abitudini igieniche discutibili.
Nel suo libro autobiografico, Richie racconta che il leggendario produttore Quincy Jones aveva affibbiato a Jackson il soprannome “Smelly“, letteralmente “puzzolente”. Un appellativo che potrebbe sembrare irriverente per il Re del Pop, ma che Michael accettava con autoironia, ridendo del fatto di essere “ignaro di non essersi cambiato e di non aver lavato i suoi vestiti per un paio di giorni o più”.
Secondo Richie, le abitudini igieniche poco ortodosse di Jackson non erano frutto di trascuratezza, ma piuttosto una conseguenza paradossale della sua straordinaria fama. Costantemente in tour, il cantante si trovava in una situazione peculiare: non poteva semplicemente mandare i suoi vestiti in lavanderia perché “tutti si tenevano qualcosa come souvenir”, racconta Richie nella sua autobiografia.
L’autore di All Night Long descrive il Jackson degli esordi da solista come “eccentrico, come un professore distratto, ma ancora ragazzino”. Mentre sul palco indossava elaborati costumi creati dai suoi stilisti, nella vita privata la situazione era completamente diversa. “Quando Michael veniva a trovarmi, indossava qualsiasi cosa: jeans e maglietta. E i jeans erano talmente larghi da cadergli o troppo corti per essere considerati jeans e, beh, puzzolenti”, scrive Richie con franchezza.
Il cantante rivela un aneddoto particolarmente illuminante: una volta Jackson gli raccontò di aver ottenuto un paio di pantaloni gratuitamente da un negoziante nella Valley che era uscito dal suo negozio appositamente per offrirglieli. Questo episodio evidenzia quanto fosse complessa per la superstar anche la più semplice delle attività quotidiane: fare shopping.
Richie descrive come Jackson “avesse preso l’abitudine di indossare gli stessi pantaloni finché non diventavano inutilizzabili“. Vivendo costantemente on the road, tra esibizioni sul palco con costumi eccentrici, sessioni in studio in pigiama e pantofole, o momenti casalinghi in abiti comodi per esercitarsi con i suoi passi di danza, il Re del Pop aveva sviluppato un rapporto particolare con l’abbigliamento quotidiano.

L’amicizia tra i due artisti, profondamente legati dalla musica e dalla collaborazione nel celebre brano We Are the World, permetteva a Richie di vedere il lato più autentico e vulnerabile di Jackson. In un’occasione memorabile, quando il suo amico si presentò particolarmente trasandato e maleodorante, Richie intervenne direttamente: lo portò a casa sua, lo incoraggiò a fare la sua prima doccia dopo diversi giorni, e gli fornì un paio di jeans puliti e biancheria intima nuova.
Il risultato di questa buona azione? Richie racconta con ironia: “Lo riaccompagnai a casa da strade secondarie, ed era dolce e riconoscente. Appena rientrai in casa, passai dal salotto e notai che sul tappeto c’erano la biancheria intima di Michael Jackson e i suoi vecchi jeans logori. Semplicemente abbandonati lì come una carcassa sulla strada. Cosa potevo fare se non ridere? MJ era passato da qui”.
Nonostante queste peculiarità nella vita quotidiana, Richie sottolinea il genio musicale assoluto di Jackson. Il Re del Pop era in grado di “confrontare 15 mixaggi diversi della stessa canzone e distinguerli uno dall’altro”, dimostrando una sensibilità uditiva straordinaria. Tuttavia, come scrive l’autore, “nel quotidiano, quel ragazzo improvvisava ogni minuto”.
La rivelazione di Richie non intende sminuire l’eredità di Michael Jackson, ma piuttosto umanizzare una figura spesso percepita come irraggiungibile. “Tutti abbiamo le nostre stranezze”, conclude il cantante nel suo memoir, ricordando come le peculiarità personali non abbiano mai intaccato la capacità di Jackson di produrre successo dopo successo o il suo status di icona globale.
Riguardo al processo di scrittura di Truly, Richie ha confessato: “Onestamente, non so come faccio a ricordare molte di queste cose”. Eppure questi ricordi intimi offrono uno sguardo raro e prezioso sulla vita privata di una delle più grandi leggende della musica, rivelando che dietro il Re del Pop c’era semplicemente un essere umano con le sue fragilità, le sue stranezze e la sua autenticità.



