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Home » Spettacolo » Paolo Fresu e la promessa fatta a Ornella Vanoni: “Per anni ho avuto paura di esaudirla”

Paolo Fresu e la promessa fatta a Ornella Vanoni: “Per anni ho avuto paura di esaudirla”

Paolo Fresu suonerà al funerale di Ornella Vanoni un brano che, ovviamente, non rivela. La storia di un'amicizia bellissima.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino23 Novembre 2025
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Ornella Vanoni e Paolo Fresu
Ornella Vanoni e Paolo Fresu (fonte: YouTube/ RaiNews)
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I funerali di Ornella Vanoni, scomparsa venerdì scorso, si terranno domani, 24 novembre, alle ore 15.00, presso la Chiesa di San Marco a Brera, il popolare quartiere di Milano dove viveva. Uno dei momenti più emozionanti sarà quello legato a Paolo Fresu, il trombettista al quale Vanoni aveva chiesto di suonare durante le esequie. Una scelta motivata dall’amicizia profonda che li legava e che andava ben oltre la stima professionale reciproca. In un’intervista rilasciata all’emittente Videolina, poche ore dopo la morte di Vanoni, Fresu ha raccontato dettagli bellissimi della loro relazione, a partire dalla richiesta specifica della sua amica Ornella.

“Non posso svelare il brano che suonerò durante il funerale. Mi chiamò una mattina di sei anni fa. Ero a Bologna. Avevo accompagnato mio figlio a scuola. Mi svelò quel suo desiderio, mi disse cosa avrei dovuto suonare. Una cosa che mi colpì molto. Per anni ho avuto questo timore e scherzosamente le dissi: “Se muoio prima io devi venire tu a cantare”“.

Il Corriere della Sera ha poi riportato la lettera di addio di Fresu. Qui ne riportiamo una parte:

“Scrivi qualcosa, domando a me stesso in questa vuota mattina di novembre. E sono qui a buttare pensieri sparsi in un foglio word pensando al nostro primo incontro al Tangram di Milano nei primi anni Novanta e a quante volte abbiamo riso, pianto, cantato e suonato in questi trent’anni.

Ornella è l’emozione della vita. La sua e la nostra. Capace di mettere al centro del mondo la solitudine e la passione, l’amore per stessa e per il prossimo, il pathos e la poesia che salverà (forse) il mondo.

Una donna sfuggente che abborriva l’ovvietà e il banale. Un’artista che ha frantumato il sottile equilibrio tra arte e vita e che ha fatto del palcoscenico la sua casa dove ospitare e dispensare i sentimenti umani.

L’orologio annuncia che è l’ora di partire per Milano. Salvo questi pochi pensieri e spengo il computer conscio di non essere riuscito a scrivere ciò che avrei voluto. Ad esempio, che tremava come una foglia prima di salire sul palco che poi affrontava come una leonessa.

Nel maggio del 2020, davanti alla stessa scuola di mio figlio, mi chiese al telefono di suonare al suo funerale. In quella luminosa mattina si è saldata ancora di più la nostra amicizia fino a quando, poco tempo fa, mi ha chiesto di essere accompagnata per mano al conferimento della Laurea Honoris Causa. Ora sono su un Frecciarossa che sfreccia nella nebbia padana. Riapro il computer rendendomi conto che bisognerebbe scrivere ancora ma i pensieri sono troppo affollati.

Forse bisognerebbe semplicemente volare tra le parole e nel ricordo della sua musica tra Brecht e Vinicius, Tenco, Fossati e Paoli. Ornella ha volato tutta la sua vita.

A volte bruciandosi le ali ma sempre rialzandosi e librandosi sempre più in alto. Esattamente come noi facciamo tutte le volte che ascoltiamo la sua voce sempre più in alto. Esattamente come noi facciamo tutte le volte che ascoltiamo la sua voce meravigliosa e inconfondibile”.

Vanoni e Fresu avevano anche lavorato insieme ad un album, Argilla. E si erano esibiti insieme nel doppio appuntamento di “Jazz on Symphony” lo scorso marzo, due concerti tra jazz e arrangiamenti orchestrali.

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