Il mondo del basket italiano piange la scomparsa di Liliana Mabel Bocchi, morta questa mattina a San Nicola Arcella, in Calabria, all’età di 72 anni. Una malattia grave l’ha portata via in pochi mesi.
Nata a Parma nel 1953 da madre argentina (da cui il nome Mabèl), Mabel è cresciuta ad Avellino e poi si è trasferita a Milano. Molti la considerano la più grande giocatrice di basket italiana di tutti i tempi, capace di dominare sui campi nazionali e internazionali per oltre dieci anni.
La sua carriera è iniziata giovanissima nel 1968 con la squadra di Avellino, che ha subito portato in Serie A. Ma la vera svolta è arrivata nel 1969, quando a soli 18 anni è passata al Geas Sesto San Giovanni. Da quel momento ha scritto la storia: dal 1970 al 1978 la sua squadra ha conquistato otto scudetti consecutivi e, il 30 maggio 1978 a Nizza, la Coppa dei Campioni.
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Quella vittoria europea rappresenta un momento storico: per la prima volta una squadra italiana femminile vinceva un trofeo continentale nel basket. Altissima, dinamica e fisicamente inarrestabile, Mabel saltava così tanto che l’atletica leggera cercò di portarla via dal basket. Era un’atleta avanti rispetto ai suoi tempi, che anticipava il futuro.
Dopo l’esperienza a Sesto, ha giocato a Torino e Milano fino al 1982, quando gli infortuni l’hanno costretta a fermarsi. In Serie A ha totalizzato 241 partite e 3.319 punti, numeri che dimostrano la sua costanza e qualità.
Con la maglia azzurra ha collezionato 113 presenze e oltre mille punti. Ricordava i duri allenamenti a Cortina, correndo su e giù per le montagne, quando lei e la sua amica Rosi Bozzolo ogni tanto facevano l’autostop di nascosto per tornare in albergo.
Con l’Italia ha vinto il bronzo agli Europei del 1974 a Cagliari e ha ottenuto il quarto posto ai Mondiali del 1975 in Colombia, dove è stata la migliore realizzatrice del torneo con un record di 33 punti contro il Brasile.
Nel 1975 ha raggiunto il massimo riconoscimento individuale: la Fiba l’ha eletta miglior giocatrice al mondo, un premio che ha consacrato definitivamente il suo talento. Nel 2007 è stata inserita nella Italia Basket Hall of Fame.
Mabel non si è limitata a vincere sul campo. Come sindacalista-giocatrice ha lottato per i diritti paritari nello sport femminile, quando le atlete stavano appena iniziando a essere riconosciute. Ha combattuto per avere la stessa diaria degli uomini e per garantire l’assistenza medica anche alle squadre femminili, prendendosi anche una squalifica per le sue battaglie.
Gianni Petrucci, presidente della Fitp, l’ha ricordata così: era la leader delle giocatrici, la capitana e anche la sindacalista, una grande personalità dal carattere vivace che si impegnava anche per gli altri.
Mabel ha rotto gli schemi anche fuori dallo sport. Si è laureata all’Isef (oggi Scienze Motorie) a 21 anni e giovanissima è diventata docente universitaria. Nel 1978, ancora mentre giocava, ha iniziato una carriera parallela come giornalista sportiva in televisione, diventando un volto familiare al grande pubblico. Ha condotto la Domenica Sportiva e per anni ha collaborato con la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera.
La sua popolarità era tale che ricevette un’offerta da Playboy per posare nuda, proposta che rifiutò con fermezza. Negli anni Ottanta ha anche recitato nel cinema, apparendo nel 1985 nella commedia “Lui è peggio di me” con Renato Pozzetto e Adriano Celentano. È stata anche consigliera comunale e membro della Giunta di Sesto San Giovanni, oltre che pittrice e artista materica.
Le sue mille acconciature riflettevano il suo carattere: le piaceva cambiare, i capelli seguivano il suo umore. E gli amori, come lei, erano sempre liberi. “Sono sempre stata un’avventuriera, ribelle, la vita borghese non mi piace”, raccontava alla Gazzetta dello Sport. Si era persino fidanzata con un guerriero masai: un’esperienza che le fece scoprire l’Africa.



