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Home » Sport » Milano-Cortina 2026: Arianna Fontana entra nella leggenda con 13 medaglie olimpiche ed eguaglia il record del “Re di Spade” Edo Mangiarotti

Milano-Cortina 2026: Arianna Fontana entra nella leggenda con 13 medaglie olimpiche ed eguaglia il record del “Re di Spade” Edo Mangiarotti

Arianna Fontana raggiunge le 13 medaglie olimpiche come Edoardo Mangiarotti. L'argento nei 500m a Milano Cortina 2026 la consacra leggenda dello sport italiano.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene13 Febbraio 2026
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Lo schermidore Edoardo Mangiarotti
Lo schermidore Edoardo Mangiarotti (fonte: YouTube)

Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, Arianna Fontana ha scritto una pagina indelebile nella storia dello sport italiano. Con l’argento conquistato nei 500 metri di short track, la pattinatrice valtellinese ha raggiunto quota 13 medaglie olimpiche (3 ori, 5 argenti e 5 bronzi) in sei edizioni dei Giochi invernali, eguagliando il leggendario record dello schermidore Edoardo Mangiarotti. Un traguardo che colloca entrambi gli atleti al vertice assoluto del medagliere italiano di tutti i tempi.

La finale dei 500 metri è stata un concentrato di emozioni e tattica impeccabile. Arianna Fontana, alla veneranda età sportiva di 35 anni, ha dimostrato ancora una volta la sua classe cristallina, arrendendosi soltanto alla fenomenale olandese Xandra Velzeboer, autrice del nuovo record del mondo e olimpico in semifinale con il tempo di 41.399. La campionessa italiana ha chiuso con 42.294, precedendo la canadese Courtney Sarault che ha conquistato il bronzo in 42.427.

Il percorso verso il podio non era affatto scontato: a ottobre, un infortunio aveva messo a rischio la sua partecipazione ai Giochi casalinghi. Le poche gare disputate e la preparazione ridotta avevano alimentato dubbi sulla competitività. Eppure, la gestione tattica della finale è stata da manuale: sin dai quarti di finale, Fontana si è accodata alla Velzeboer, qualificandosi con scioltezza. In semifinale ha replicato la strategia, e nell’atto conclusivo ha resistito ai tentativi di rimonta delle avversarie con sangue freddo ed esperienza, tagliando il traguardo per seconda e festeggiando con la bandiera tricolore questo storico argento.

Ma chi era Edoardo Mangiarotti, l’uomo del cui primato si parlava da decenni? Nato a Renate il 7 aprile 1919, Edo Mangiarotti è considerato il più grande schermidore della storia, quarto atleta nella classifica assoluta dei plurivincitori ai Giochi estivi, dietro soltanto a leggende come Michael Phelps. La sua carriera olimpica si è estesa per un quarto di secolo, dal 1936 al 1960, attraversando cinque edizioni dei Giochi.

Figlio d’arte di Giuseppe Mangiarotti, schermidore olimpico a Londra 1908 e maestro d’arme che introdusse in Italia le tecniche della scuola francese, Edoardo crebbe sotto gli insegnamenti paterni presso la Società del Giardino, tempio della scherma milanese, insieme ai fratelli Mario e Dario, anch’esso olimpionico. La formazione ricevuta fu tanto rigorosa quanto efficace: Giuseppe volle crescere il figlio come schermidore mancino, rendendolo di fatto ambidestro. Questa peculiarità gli consentiva di cambiare guardia anche all’interno di una stessa competizione, una risorsa tattica che si rivelò decisiva in molte occasioni.

Le 13 medaglie olimpiche di Mangiarotti si distribuiscono in 6 ori, 5 argenti e 2 bronzi, conquistati tra spada e fioretto. Il debutto olimpico avvenne a soli 17 anni ai Giochi di Berlino 1936, dove vinse subito l’oro nella spada a squadre. Il suo canto del cigno arrivò ai Giochi di Roma 1960, quando alla veneranda età di 41 anni conquistò le ultime due medaglie: oro nella spada a squadre e argento nel fioretto a squadre. Una longevità agonistica che ha pochi eguali nella storia dello sport mondiale, paragonabile solo a quella di Dino Zoff nel calcio.

In pedana Mangiarotti era esempio di tenacia, volontà e aggressività, ma dietro la maschera si celava un uomo elegante, colto e sportivissimo nell’ammettere la superiorità altrui. La sua unica “bestia nera” fu il francese Christian d’Oriola, che non riuscì mai a sconfiggere. Con lucidità olimpica, Edo spiegava così le sconfitte: “Entrambi avevamo una tecnica stupenda, però d’Oriola aveva una cosa in più rispetto a me: la fantasia”.

Il palmares di Mangiarotti non si esaurisce con le Olimpiadi. Ai Campionati mondiali di scherma ha conquistato complessivamente 26 medaglie, delle quali 13 d’oro, risultando l’italiano più vincente di sempre in questa competizione, superato solamente da Valentina Vezzali per numero di ori. Una carriera da 39 medaglie complessive che nessuno è mai riuscito a eguagliare nella scherma mondiale.

Dopo il ritiro dalle competizioni nel 1961, Mangiarotti ha dedicato la sua vita alla scherma in altre vesti. Ha collaborato come giornalista per la Gazzetta dello Sport dal 1949 al 1972, occupandosi della rubrica dedicata alla disciplina. È stato segretario generale della Fédération Internationale d’Escrime dal 1980 al 1984 e ha ricoperto numerosi incarichi dirigenziali. Nel 1981 ha ricevuto l’ordine olimpico di bronzo dal Comitato Olimpico Internazionale e nel 1998 il presidente Oscar Luigi Scalfaro lo ha nominato Cavaliere di Gran Croce, la massima onorificenza italiana.

Nel 2018 la Federazione internazionale della scherma ha deciso di istituire il Premio Mangiarotti, assegnato a partire dal 2019ai vincitori del titolo mondiale di spada maschile. A Londra 2012, gli organizzatori olimpici hanno ribattezzato con il suo nome la fermata di Haggerstone della London Overground. Mangiarotti è mancato il 25 maggio 2012 a Milano, a 93 anni, dopo aver già acquistato il biglietto per assistere ai Giochi di Londra.

Ora Arianna Fontana ha raggiunto quel traguardo storico che sembrava inarrivabile. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha commentato raggiante: “Perché finisce qui? No, secondo me la Fontana continua ancora. Arianna è una atleta straordinaria, come tutte le grandi campionesse sta facendo la storia”. E proprio la campionessa valtellinese ha confermato: “Non finisce qui, abbiamo altri giorni di gare come la staffetta femminile”. Due leggende dello sport italiano, due discipline completamente diverse, un unico straordinario primato che unisce generazioni e discipline nella storia olimpica azzurra.

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