Rebecca Passler può tirare un sospiro di sollievo. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha accolto il ricorso della biatleta altoatesina contro la sospensione provvisoria per positività al letrozolo, riscontrata durante un controllo fuori competizione. La decisione riconosce il fumus boni iuris, ovvero l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza proibita.

Eppure c’era qualcosa che non tornava. Le quantità rinvenute erano minime, appena 1,1 nanogrammi per millilitro, e solo un mese prima un altro test era risultato completamente pulito. Come era possibile?
La risposta arriva da una storia familiare dolorosa e drammatica. La mamma di Rebecca, Herlinde Kargruber, sta combattendo contro un tumore al seno da giugno dello scorso anno. Proprio il letrozolo fa parte della sua terapia quotidiana. Rebecca, che vive con i genitori e la sorella, non era stata informata completamente della situazione sanitaria della madre e ignorava che quel medicinale entrasse ogni giorno in casa.
Il meccanismo della contaminazione è stato ricostruito nei minimi dettagli dagli avvocati della giovane atleta. Tutto ruota attorno a un cucchiaio usato dalla madre per assumere il farmaco insieme a della Nutella. Lo stesso cucchiaio, rimasto nel vasetto condiviso dalla famiglia, avrebbe trasferito microscopiche tracce della sostanza a Rebecca quando, nei giorni prima del controllo, ha mangiato la stessa crema spalmabile.
Una dinamica così particolare supportata da prove concrete che hanno convinto i giudici della Corte d’Appello dell’antidoping italiano. Nonostante la severità dell’organismo, conosciuto per non fare sconti a nessuno, la documentazione presentata è risultata solida e credibile.
Il percorso legale è stato tortuoso. Inizialmente Rebecca si era rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, ma mercoledì scorso i giudici svizzeri hanno declinato la competenza, rimandando tutto alla giustizia sportiva italiana. Con una scadenza fissata al 12 febbraio, la difesa ha ripresentato il ricorso davanti alla Corte Nazionale d’Appello (Nadab), che oggi ha dato il via libera.
Attenzione però: questa non è l’assoluzione definitiva. Il procedimento continuerà davanti al Tribunale nazionale antidoping e potenzialmente fino a Losanna. Però intanto Rebecca può gareggiare, ed è questo che conta per lei e per la squadra italiana. Il caso ricorda quello della tennista Sara Errani, anche lei coinvolta in una storia simile con tortellini contaminati dal letrozolo della madre, ma che alla fine fu squalificata per dieci mesi.
Da lunedì 16 febbraio, Rebecca si riunirà alle compagne di nazionale. Salterà la prova sprint di sabato e l’inseguimento di domenica, ma sarà in pista mercoledì 18 per la staffetta femminile, dove l’Italia punta a una medaglia. Gareggerà insieme a campionesse come Dorothea Wierer, anche lei di Anterselva.
“Sono stati giorni terribili”, ha detto Rebecca visibilmente commossa. “Ho sempre saputo di essere innocente. Ora posso tornare a pensare solo al biathlon, al cento per cento”. Anche il presidente della Federazione Sport Invernali, Flavio Roda, ha espresso sollievo: “Accogliamo con piacere questa decisione che riporta Rebecca dove merita di stare”.
Per la nipote di Johann Passler, leggenda del biathlon italiano con due bronzi olimpici e due ori mondiali negli anni Ottanta, si tratta delle Olimpiadi più attese della carriera. Gareggiare davanti al pubblico di casa, sulle nevi dove è cresciuta e si è allenata fin da bambina, è un’opportunità unica. Un sogno che per qualche giorno terribile è sembrato spezzato e che invece ora può ancora realizzarsi.



