Vladyslav Heraskevych non gareggerà alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. L’atleta ucraino di skeleton è stato squalificato questa mattina dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). La ragione? Ha rifiutato categoricamente di rinunciare al suo casco speciale, decorato con i volti di oltre venti atleti e allenatori ucraini uccisi durante l’invasione russa.
Per Heraskevych, 30 anni, queste sarebbero dovute essere le sue terze Olimpiadi. Il portabandiera ucraino aveva annunciato giorni fa che avrebbe gareggiato con un casco personalizzato: non un semplice elemento protettivo, ma un vero e proprio memoriale visivo dedicato ai colleghi che non potranno mai più competere.
Tra i volti impressi sul casco c’erano storie strazianti. Alina Perehudova, solo 14 anni, promessa del sollevamento pesi uccisa da un cecchino russo mentre fuggiva da un bombardamento a Mariupol insieme al fratello. Dmytro Sharpar, pattinatore artistico di 25 anni e compagno di squadra di Heraskevych, caduto a Bakhmut. Yevhen Malyshev, 19 anni, biatleta ucciso a Kharkiv mentre distribuiva aiuti umanitari. E ancora Daria Kurdel, ballerina di 20 anni sepolta sotto le macerie della sua casa durante un attacco con droni.
In totale, dal 2022 il conflitto ha causato la morte di oltre 650 tra atleti e allenatori ucraini.
Il Comitato Olimpico ha bloccato l’uso del casco richiamando l’articolo 50 della Carta Olimpica, che proibisce manifestazioni politiche, religiose o razziali durante le competizioni. Per settimane il CIO ha cercato un compromesso: Heraskevych poteva indossare il casco negli allenamenti, mostrarlo nella zona mista dopo la gara, oppure gareggiare con una fascia nera al braccio in segno di lutto.
Questa mattina, circa 75 minuti prima dell’inizio della gara di skeleton, Kirsty Coventry, presidente del CIO, ha incontrato Heraskevych in cima alla pista per un ultimo tentativo di mediazione. Ma l’atleta ucraino è rimasto fermo sulla sua posizione: o il casco completo, o niente.
“Non ho violato alcuna regola”, aveva dichiarato Heraskevych nei giorni scorsi. “Questo non è un messaggio politico, è il ricordo di persone che facevano parte della famiglia olimpica e che non ci sono più. È il prezzo della nostra dignità“.
Heraskevych non è stato solo in questa battaglia. Anche la sua collega Olena Smaha, atleta di slittino, ha mostrato ieri un guanto con la scritta “la memoria non è una violazione”. “La memoria non è politica, non può essere proibita o tolta”, ha dichiarato Smaga. “Volevo sostenere Vladyslav e la sua squadra. Lui è incredibile. Ci dispiace molto che ci sostengano così poco, perché non è contro le regole”.

Non era la prima volta che Heraskevych portava alle Olimpiadi un messaggio legato alla guerra. A Pechino 2022, durante la cerimonia d’apertura, aveva sollevato un cartello con la scritta “No War in Ukraine” senza ricevere sanzioni. Questa volta, però, la linea del CIO è stata molto più rigida.
L’atleta ucraino aveva anche denunciato la presenza ai Giochi di Atleti Individuali Neutrali provenienti da Russia e Bielorussia, nonostante l’esclusione ufficiale di questi Paesi. “È inaccettabile che vengano esclusi e poi riappaiono sotto falsa bandiera”, aveva protestato.
La vicenda ha scatenato reazioni politiche ai massimi livelli. Il presidente Volodymyr Zelensky ha difeso pubblicamente Heraskevych: “Ha ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere etichettata come manifestazione politica. Ricorda semplicemente il ruolo dello sport e la missione olimpica: la pace”.
Il parlamento ucraino ha approvato ieri una risoluzione a sostegno dell’atleta con 268 voti favorevoli. Anche il ministro dello sport ucraino Matvii Bidnyi ha annunciato un possibile ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS).
Ma alla fine la Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) ha stabilito che il casco “non è conforme al regolamento”, e il CIO ha ritirato l’accreditamento di Heraskevych “con rammarico”. Nella nota ufficiale, il Comitato ha precisato: “L’essenza di questo caso non sta nel messaggio, ma nel modo in cui voleva esprimerlo”.
La squalifica pesa anche dal punto di vista sportivo. Heraskevych era considerato uno dei favoriti per il podio: ai Mondiali 2025 aveva conquistato il quarto posto, e nello skeleton il casco è sempre inquadrato dalle telecamere dato che la testa dell’atleta è rivolta in avanti durante tutta la discesa.
Per lui significava anche una visibilità mondiale per il suo tributo. Ma ha scelto di non scendere a compromessi, anche a costo di perdere l’opportunità di competere nelle sue terze Olimpiadi.



