Nicola Pietrangeli aveva le idee chiare su tutto, persino sul proprio funerale. La leggenda del tennis italiano, scomparso oggi a 92 anni, aveva pianificato nei minimi dettagli la cerimonia d’addio, scegliendo una location simbolica e molto personale: lo stadio Pietrangeli del Foro Italico, il campo con le statue dedicato proprio a lui.
“Il mio funerale, fra mille anni, si farà allo stadio Pietrangeli”, aveva dichiarato con la consueta ironia in un’intervista rilasciata in occasione dei suoi 90 anni. La scelta non era casuale: Pietrangeli aveva individuato in quel luogo l’unico degno di ospitare il suo ultimo saluto, spiegando con pragmatismo che “c’è parcheggio” e “ci sono tremila posti a sedere”.
Il campione, due volte vincitore del Roland Garros e due volte degli Internazionali d’Italia, aveva persino pensato a un piano B in caso di maltempo. “Solo la cerimonia del funerale, la tomba ce l’ho. Se piove, che le signore non si possono bagnare, la bara la mettiamo lì nel sottopassaggio e rimandiamo a domani”, aveva spiegato con quella leggerezza che lo aveva sempre contraddistinto. Da questa filosofia nasceva anche il titolo del suo libro autobiografico: Se piove, rimandiamo.
Pietrangeli aveva raccontato di aver già ottenuto il permesso dal presidente del Coni Giovanni Malagò per organizzare la cerimonia al Foro Italico. “C’è un ampio parcheggio e nessuno potrà accampare la scusa di non aver trovato posto per la macchina”, aveva sottolineato, dimostrando quella cura maniacale per i dettagli pratici che contrastava con l’immagine del playboy spensierato. La scelta dello stadio aveva anche un significato profondo. “Bello come quello non ce ne sono altri al mondo”, aveva detto riferendosi al campo con le statue, monumento nazionale che non può essere toccato.
Nel pianificare il suo addio, Pietrangeli aveva persino previsto possibili complicazioni logistiche. “Speriamo che all’Olimpico non giochi la Lazio altrimenti ci sarebbe confusione e magari qualcuno preferirebbe andare là”, aveva scherzato, conoscendo bene la passione calcistica dei romani e la propria, visto che da ragazzo aveva militato nelle giovanili biancocelesti.
L’invito finale era stato perentorio: “Al mio però venite tutti, vi voglio numerosi e restate fino alla fine”. Un appello che contrastava con le sue abitudini, visto che lui stesso ammetteva di partecipare ai funerali “solo se lo sentiamo, non per fare passerella come la metà della gente”, andandosene sempre “5 minuti prima per evitare le facce da circostanza”.
Anche la colonna sonora era stata oggetto di riflessione. “La musica la sto ancora decidendo, anche se My way all’uscita non sarebbe male”, aveva confidato, scegliendo un brano che perfettamente riassumeva la sua filosofia di vita. Una vita vissuta sempre a modo suo, senza compromessi.
Pietrangeli si era detto dispiaciuto solo di una cosa: “Non potrò assistere, per vedere chi viene e chi non viene”. Una battuta che racchiudeva tutta la sua ironia, ma anche la curiosità di chi aveva attraversato epoche diverse dello sport e dello spettacolo italiano.
Lo stadio Pietrangeli del Foro Italico, teatro delle sue vittorie più importanti, diventa così l’ultimo palcoscenico di un uomo che aveva sempre vissuto sotto i riflettori, mantenendo fino all’ultimo quel mix di eleganza e autoironia che lo aveva reso unico. La camera ardente sarà allestita proprio nel “suo” campo, mercoledì dalle 9 alle 14, mentre i funerali si celebreranno alle 15 nella Chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio.



