Il fuoco delle Olimpiadi è un’icona millenaria tra le più suggestive dei Giochi. Generata in terra ellenica con un rito che evoca le epoche classiche, questa luce deve percorrere distanze enormi per giungere a destinazione, passando tra le mani di una moltitudine di atleti. Ma qual è la procedura d’emergenza se, per un imprevisto, il fuoco dovesse estinguersi lungo il tragitto?
La scintilla iniziale scocca a Olimpia, dove alcune figure femminili, nelle vesti di sacerdotesse, impiegano uno specchio concavo per concentrare l’energia solare e dar vita al primo ardore. Tale fiamma deve rimanere viva senza interruzioni durante tutto il suo itinerario verso lo stadio inaugurale, brillando per l’intera durata delle gare fino al momento del congedo finale.

Per il comitato olimpico è imperativo che l’incendio che divampa nel braciere della città ospitante sia il medesimo generato in Grecia. Per assicurare questa purezza simbolica, il fuoco è scortato da lanterne speciali, simili a quelle usate dai minatori, progettate per resistere a tutto. Al loro interno brilla sia il fuoco principale sia una fiamma di emergenza, che procede in modo speculare per l’intero cammino.
Questi dispositivi di sicurezza non lasciano mai la fiamma, dai trasferimenti aerei privati fino a ogni singolo chilometro della staffetta. Qualora la torcia di un corridore dovesse soccombere agli elementi, si attinge immediatamente alla riserva per ravvivarla, garantendo che il legame genealogico con la sorgente madre resti indissolubile.
L’utilità di questa “copia di sicurezza” non è solo teorica. Nel 1976, verso i Giochi di Montreal, un violento temporale spense la torcia in Canada. Un addetto, colto dalla fretta, utilizzò un banale accendino per rimediare. Sebbene il gesto fosse istintivo, esso rappresentò una violazione gravissima del codice olimpico, poiché spezzava la sacralità della discendenza del fuoco.
Rilevato l’errore, i responsabili furono irremovibili: la fiamma “impura” venne soffocata e riaccesa usando esclusivamente la lampada di scorta partita dalla Grecia, ripristinando così la legittimità storica e spirituale del fuoco in viaggio.
Situazioni analoghe si sono ripetute. Durante Sochi 2014, in Russia, il comitato ammise che il fuoco si era spento svariate volte a causa delle condizioni estreme. Tuttavia, fu dichiarato che tali incidenti rientravano nelle statistiche prevedibili data l’immensità del percorso sul territorio russo.
Nel 2016, in Brasile, si verificò persino un atto vandalico: un individuo cercò di spegnere la fiamma con secchiate d’acqua. Per fortuna l’attentato fallì, evitando di dover ricorrere alle procedure di riaccensione di emergenza.
Le minacce alla stabilità della fiamma sono diverse. Oltre a nubifragi e folate di vento, esiste un rischio puramente tecnico: se un tedoforo rallenta troppo il passo, il combustibile della torcia potrebbe esaurirsi prima dell’incontro con il corridore successivo, portando allo spegnimento per mancanza di “carburante”.
L’Italia si prepara ora ad accogliere i prossimi Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026. Anche in questa avventura, il fuoco partirà dal suolo greco con la sua gemella segreta al seguito.
