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Home » Spettacolo » Perché Rain dei Beatles è una canzone che ha fatto la storia del rock?

Perché Rain dei Beatles è una canzone che ha fatto la storia del rock?

Il 10 giugno 1966 uscì Rain dei Beatles, una canzone destinata a fare la storia del rock per il suo geniale arrangiamento.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Giugno 2024Aggiornato:10 Giugno 2024
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Beatles
I Beatles (fonte: USA TODAY)

Che i Beatles siano stati dei pionieri del rock, non si discute. Forse non sapete che John Lennon registrò per la prima volta nella storia una canzone che conteneva delle parti all’incontrario, si tratta di Rain, lato B del 45 giri di Paperback Writer, pubblicato il 10 giugno 1966. Questa tecnica, che in gergo musicale su chiama backwards, è stata scoperta in maniera del tutto casuale.

In sala di registrazione per lavorare all’album classico Revolver, John Lennon si accorse che riavvolgendo il nastro per riascoltare una canzone si potevano ascoltare delle sonorità peculiari. Suoni che creavano una sorta di trance, come i viaggi lisergici che era abituato a fare con l’LSD.

The Beatles
I Beatles (fonte: The Beatles)

Al netto della definizione di Lennon, secondo cui Rain parlava della gente che si lamentava del tempo, la canzone era in effetti incentrata sulla possibilità di accettare la bellezza della realtà, sia con il sole che con la pioggia. Ciò che contava, per l’autore, era lo stato d’animo, raggiungere un livello superiore di coscienza. Meditazioni lisergiche a parte, Rain nacque anche come modo per sperimentare con effetti sonori e modi diversi di incidere in studio.

L’esperimento piacque a tal punto da spingere i Beatles a rifarlo in un altro pezzo celebre come Tomorrow Never Knows (citato ampiamente dai Chemical Brothers in Let Forever Be del 1999).

Sì, ma in sostanza come hanno fatto i 4 di Liverpool a realizzare questa novità? Geoff Emerick, l’ingegnere del suono degli Emi Studios (oggi Abbey Road Studios), registrò la traccia di supporto a una velocità più alta del normale. Quando veniva riprodotta, però, rallentò la velocità di poco. In quel modo, la musica acquisiva un tono diverso.  Dando la sensazione di una sospensione magica.  Dulcis in fundo, l’epilogo con le voci registrate al contrario. Lennon, infatti, cantava la parola “sunshine” e un prolungato “rain” preso da uno dei ritornelli.

Il backwards fece il bello e cattivo tempo durante tutti gli anni ’60 comparendo in canzoni dei Byrds, dei Jefferson Airplane e di Jimi Hendrix. Anche Franco Battiato lo usò in Costantinopoli, così come Le Orme in I Miei Sogni. E Lucio Dalla in Il Fiume e la Città. In tempi recenti anche gli U2 usarono l’effetto, ad esempio in Promenade e 4th of July, contenute nell’album The Unforgettable Fire del 1984.

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