Il latte è da millenni parte integrante dell’alimentazione umana, soprattutto nelle culture occidentali. Tuttavia, negli ultimi decenni, il suo consumo è stato oggetto di un acceso dibattito tra sostenitori e detrattori. Se da un lato viene considerato una fonte preziosa di calcio, proteine e vitamine, dall’altro è stato associato a problematiche legate alla salute, tra cui intolleranze, infiammazioni e rischi cardiovascolari. Quindi, fa bene o no? Proviamo a capirlo.
Secondo le Linee guida per una sana alimentazione del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA, il latte e i derivati forniscono proteine ad alto valore biologico, calcio biodisponibile, vitamina D, vitamina B12 e fosforo, nutrienti essenziali per la salute di ossa e muscoli.
Numerose meta-analisi e revisioni sistematiche hanno confermato il legame tra un moderato consumo di latte e una riduzione del rischio di osteoporosi, specialmente nelle donne in post-menopausa (fonte: National Osteoporosis Foundation). Uno studio pubblicato su The BMJ nel 2020 ha inoltre rilevato che il consumo regolare di prodotti lattiero-caseari fermentati, come yogurt e kefir, può contribuire alla salute del microbiota intestinale e alla riduzione dell’infiammazione sistemica.
Nonostante i benefici, il latte non è tollerato da tutti. L’intolleranza al lattosio, causata da una carenza dell’enzima lattasi, interessa circa il 65% della popolazione mondiale adulta, con ampie differenze geografiche ed etniche (fonte: NIH – National Institutes of Health). I sintomi includono gonfiore, dolori addominali e diarrea, e possono compromettere la qualità della vita.

Alcuni studi hanno inoltre messo in discussione l’associazione tra latte e salute cardiovascolare. Una ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata su European Heart Journal nel 2021, ha suggerito che un consumo eccessivo di latte intero potrebbe essere correlato a livelli più alti di colesterolo LDL, sebbene i dati non siano conclusivi.
Un tema controverso riguarda la possibile associazione tra latte e cancro. Secondo il World Cancer Research Fund, non esistono prove sufficienti per affermare che il consumo di latte aumenti il rischio di cancro. Alcuni studi osservazionali hanno riportato una possibile protezione dal tumore del colon-retto, mentre per il cancro alla prostata alcune ricerche indicano un lieve aumento del rischio in caso di consumo molto elevato, ma le evidenze sono deboli e non conclusive.
In sintesi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) non raccomandano né escludono il latte dalla dieta. Le linee guida suggeriscono di prediligere i prodotti a basso contenuto di grassi e limitare zuccheri aggiunti nei derivati (es. yogurt zuccherati). L’accento è posto sulla moderazione, sulla qualità del prodotto e sulla personalizzazione dell’alimentazione in base al singolo individuo.
Inoltre, le nuove linee guida alimentari 2023-2024 dell’Harvard School of Public Health propongono un modello più vario, nel quale il latte non è più al centro della piramide alimentare, ma viene sostituito, in parte, da fonti vegetali di calcio come verdure a foglia verde, tofu, bevande vegetali fortificate e frutta secca.
Il crescente interesse per le bevande vegetali (es. soia, mandorla, avena) riflette non solo una risposta alle intolleranze, ma anche una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale. La produzione di latte vaccino è associata a un’impronta ecologica significativa, in termini di consumo idrico e di emissioni di gas serra (in Danimarca, il gas prodotto dalle flatulenze delle mucche è tassato). Tuttavia, non tutte le alternative vegetali sono equivalenti dal punto di vista nutrizionale: solo la bevanda di soia fortificata si avvicina per contenuto proteico e di calcio al latte vaccino.
Dunque, il latte non può essere definito né buono né cattivo, in senso assoluto. I dati scientifici più recenti indicano che un consumo moderato, in soggetti non intolleranti, può contribuire a una dieta equilibrata, soprattutto se abbinato a una scelta di prodotti di qualità, fermentati e a basso contenuto di grassi. Per coloro che, per scelta etica, hanno invece scelto un’alimentazione 100% vegetale, ovvero senza prodotti animali, le alternative al latte sono tante e molto buone a livello nutrizionale. Sempre integrando la vitamina D ove necessario.



