Napoli trattiene il respiro, ancora una volta. Dopo aver spezzato nella stagione 2023 un digiuno lungo 33 anni con il terzo scudetto, la città vive un nuovo momento di attesa, tensione e speranza. Il Napoli, infatti, è a un passo dal quarto titolo e tutti si preparano ad esplodere di gioia, ma con la cautela tipica di chi conosce bene la scaramanzia.
Questa volta, infatti, l’entusiasmo sembra essere più consapevole, ma non per questo meno intenso. Il ricordo della festa del maggio 2023 è ancora vivo nei vicoli e nei cuori: bandiere azzurre, murales di Osimhen e Kvaratskhelia, altari laici con l’effigie di Maradona. Ma ora si scrive un nuovo capitolo e Napoli non vuole farsi trovare impreparata. Anche se, come da tradizione, nessuno osa festeggiare prima del tempo. C’è ancora una partita da giocare e bisogna attendere l’esito di Como-Inter.
Per la sfida decisiva contro il Cagliari, prevista per stasera, però, la città si è attrezzata con misure straordinarie. Il Comune ha deciso di chiudere le scuole in prossimità dello stadio in anticipo, già da venerdì, per garantire sicurezza e fluidità del traffico nei giorni più caldi. Le università passeranno in DAD, la didattica a distanza, per evitare sempre il caos negli spostamenti e permettere agli studenti di seguire la partita da casa o da uno dei tanti maxischermi previsti in città.
Anche la mobilità viene completamente rivoluzionata, ma non è un problema. È stato predisposto, infatti, un blocco del traffico in diverse aree centrali, tra cui il lungomare, piazza del Plebiscito e la zona dello stadio Maradona. Le linee metropolitane e le funicolari, invece, saranno potenziate e operative fino a notte inoltrata. Anche la viabilità per i mezzi privati è destinata ad essere fortemente limitata, con presidi fissi di polizia municipale e transenne pronte a isolare i punti più sensibili in caso di festeggiamenti.
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Il piano sicurezza, dunque, è imponente: oltre 3.000 agenti in campo tra forze dell’ordine, vigili urbani e protezione civile. Ambulanze, punti medici mobili e squadre antincendio saranno dislocati in tutta la città. Nonostante tutta questa organizzazione, però, nessuno pronuncia la parola scudetto troppo presto. Nei bar si sussurra, nei vicoli si sorride con discrezione, sui balconi le bandiere restano arrotolate, pronte ad essere liberate al momento giusto. La superstizione fa parte del DNA della città, e Napoli lo sa: la partita va vinta sul campo.
Nonostante questo, però, non fa mai male indulgere in qualche rito propiziatorio. Ed è così che c’è chi passa davanti al murale di Maradona lasciando una monetina, chi accende un cero sotto l’effigie di San Gennaro e chi conserva in tasca il cornetto rosso regalato dalla nonna. Nei bar, poi, si servono caffè “portafortuna”, nei mercatini si vendono amuleti azzurri, e c’è chi cambia strada per evitare il “malocchio” del vicino juventino. In molti indosseranno la stessa maglietta della vittoria dell’anno scorso, altri non guarderanno la partita per scaramanzia.
A Napoli, dunque, la fede calcistica si mescola con il sacro e il profano, in un rituale collettivo che è quasi liturgia. Se, però, tutto andrà come sperano i tifosi, la città sarà pronta a scrivere un’altra pagina memorabile della sua storia calcistica. Ma per ora resta in apnea.



