Il procuratore dello Utah chiederà la pena di morte per Tyler Robinson, l’uomo accusato di aver ucciso l’attivista ultraconservatore Charlie Kirk. Una decisione destinata a far discutere, maturata dopo la scoperta di uno scambio di messaggi tra Robinson e la sua partner in cui il ventiduenne aveva ammesso l’omicidio. La questione solleva una serie di domande sulla pena di morte. Quanti e quali stati ancora la prevedono? Attualmente ci sono 23 stati e due territori abolizionisti, uno che la mantiene per crimini eccezionali, 12 in moratoria dichiarata o di fatto, e 15 che eseguono condanne.
Lo Utah è tra gli stati che applicano regolarmente la pena di morte insieme a Alabama, Arkansas, Carolina del Sud, Dakota del Sud, Florida, Georgia, Idaho, Indiana, Mississippi, Missouri, Nebraska, Oklahoma, Tennessee e Texas. Quest’ultimo è storicamente lo stato più attivo nelle esecuzioni e, con Florida e Carolina del Sud, concentra la maggior parte delle esecuzioni del 2025.
Gli Stati Uniti rappresentano oggi un caso unico nel mondo occidentale. Mentre l’Europa ha completamente abolito la pena capitale, l’America resta l’unico paese dell’Occidente che applica ancora la pena di morte.

Questa divisione non riguarda solo il confronto con altri paesi, ma attraversa lo stesso territorio americano. Il paese è letteralmente spaccato in due: gli stati del Nord tendono ad aver abolito la pena capitale, mentre quelli del Sud la mantengono ancora attiva. La questione della pena di morte negli Stati Uniti affonda le radici nella storia del paese. Paradossalmente, furono proprio i pensatori illuministi europei a influenzare inizialmente i Padri Fondatori americani verso una posizione più morbida.
Il filosofo italiano Cesare Beccaria, con il suo saggio “Dei delitti e delle pene” del 1764, convinse figure come Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e John Adams che lo Stato non dovesse avere il potere di uccidere i propri cittadini. Jefferson, da presidente, ridusse drasticamente i crimini punibili con la morte, e il Michigan fu il primo stato americano ad abolirla completamente nel 1846.
Tutto cambiò negli anni Settanta del Novecento. L’aumento della criminalità urbana, gli omicidi politici (John F. Kennedy nel 1963, Martin Luther King e Robert Kennedy nel 1968) e i disordini nelle grandi città crearono un clima di paura che portò l’opinione pubblica a vedere nella pena di morte una soluzione necessaria.
Il 2025 sta registrando un’intensificazione delle esecuzioni. Dall’inizio dell’anno, ventisei persone sono state giustiziate negli Stati Uniti. Si tratta del numero più alto dal 2015.
Questo aumento coincide con l’amministrazione Trump, che ha sempre sostenuto l’uso della pena capitale. Addirittura, è tornato l’uso del plotone d’esecuzione nel South Carolina, un metodo che sembrava relegato al passato.
L’iniezione letale resta il metodo più utilizzato, ma persistono problemi con i farmaci necessari che hanno portato alcuni stati a considerare alternative controverse come la sedia elettrica, il plotone d’esecuzione o persino l’impiccagione.
Dal 1977 al 2024, il documento riporta che sono state eseguite 677 esecuzioni con iniezione letale, 150 con sedia elettrica, 11 con camera a gas, 3 per impiccagione, 2 per fucilazione e 5 mediante ipossia da azoto.
La ricerca scientifica non ha mai dimostrato che la pena di morte abbia un effetto deterrente sulla criminalità. Stati senza pena capitale spesso hanno tassi di omicidio inferiori a quelli che la applicano. Il Texas, che esegue il maggior numero di esecuzioni, mantiene un tasso di omicidi superiore alla media nazionale.



