Compie oggi 91 anni Ornella Vanoni, icona della musica leggera italiana: un’artista poliedrica che ha sperimentato con vari generi e collaborazioni con artisti di fama internazionale, lasciando un’impronta indelebile nella storia della musica del nostro Paese. Con oltre 55 milioni di dischi venduti e una carriera che abbraccia sette decenni, deve il suo successo a una combinazione unica di talento, versatilità e una voce inconfondibile che ancora oggi continua ad emozionare.
Nata a Milano il 22 settembre 1934 e figlia di un industriale farmaceutico, da giovane coltiva inizialmente il sogno di diventare estetista: “Avevo l’acne e avrei voluto curare la pelle, la mia e quella degli altri“, racconterà in seguito. Il destino però la porta verso altri lidi: persuasa da un’amica della madre a tentare la strada della recitazione, Ornella si iscrive all’Accademia d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano diretta da Giorgio Strehler, diventandone ben presto l’allieva preferita e la compagna. Questo periodo segna profondamente la sua formazione, influenzando il suo stile interpretativo e la sua sensibilità artistica.
Il debutto nel mondo della musica avviene nel 1957, con un paio di ballate della Rivoluzione Francese durante una rappresentazione al Piccolo Teatro: la sua performance di carattere cattura subito l’attenzione, al punto che Strehler si impegna a realizzare un repertorio di canzoni appositamente per lei. Da lì inizia la sua ascesa, con le Canzoni della mala (chiamate così perché incentrate sul tema della malavita): il pubblico è rapito dal timbro particolarissimo di Ornella e dalla sua gestualità sensuale, ma anche dalla personalità che esprime con la sua interpretazione.
Dopo la rottura – personale e artistica – con Strehler, la sua carriera si sposta verso il pop d’autore, senza trascurare gli impegni con il teatro che la portano a calcare persino i palchi di Broadway. Negli anni ’70 è la volta della bossa nova, con La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria, e negli anni ’80 quella del jazz e di album più sofisticati, come Duemilatrecentouno parole di cui Ornella stessa scrive diversi pezzi. Una metamorfosi artistica sorprendente, che la vede anche collaborare con giganti della musica internazionale come George Benson, Herbie Hancock e Lee Konitz.

Ornella Vanoni ha inciso oltre 100 progetti discografici: tra album in studio, live e raccolte, la sua discografia è un vero e proprio tesoro musicale. Ha interpretato canzoni scritte da alcuni dei più grandi autori italiani, da Gino Paoli (con cui ebbe un’intensa e travagliata storia d’amore) a Fabrizio De André, da Ivano Fossati a Lucio Dalla, Franco Califano, Renato Zero, Riccardo Cocciante, fino a collaborazioni più recenti con artisti come Pacifico e Francesco Gabbani: un percorso artistico ricco e variegato, che le ha permesso di sperimentare e di evolversi costantemente.
Ha calcato il palcoscenico di Sanremo in otto occasioni, direttamente da concorrente o a supporto di altri artisti, come ad esempio nel 2009 per Simona Molinari. Pur non avendo mai conquistato la vittoria, ha ottenuto diversi piazzamenti di rilievo, tra cui un secondo posto nel 1965 con Abbracciami forte e nel 1968 con Casa bianca. Nel 1999 ha ricevuto il Premio Città di Sanremo alla carriera, un riconoscimento al suo straordinario contributo alla musica italiana.
Di lei l’arrangiatore Gianfranco Lombardi dice:
“A proposito dell’ intonazione, c’è un aneddoto significativo: in fase di registrazione dell’album “La voglia., la pazzia…” con Toquinho e Vinicius De Moraes, le chiesi di non vibrare con la voce (caratteristica tipica del genere brasiliano) nella canzone Samba in preludio La sua performance fu talmente perfetta, che risultò difficile distinguere la sua voce da quella del flauto che in quel passaggio suonava la stessa nota”.
Ornella Vanoni è anche l’unica donna e la prima artista in assoluto ad aver vinto due Premi Tenco (nel 1981, come operatore culturale e come miglior cantautore per Duemilatrecentouno parole), a testimonianza della sua grandezza artistica e della sua capacità di emozionare e di innovare. Un’icona senza tempo, la cui voce continua a risuonare portando con sé la storia della musica italiana.
