Oggi è il giorno più difficile della carriera politica di Nicolas Sarkozy. L’ex presidente francese è entrato in carcere dopo la condanna di qualche giorno fa nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria per associazione a delinquere. Il tribunale penale di Parigi, infatti, lo ha riconosciuto colpevole di aver “permesso ai suoi stretti collaboratori di agire al fine di ottenere sostegno finanziario” dal regime libico di Muammar Gheddafi tra il 2005 e il 2007. Sarkozy è uscito di casa mano nella mano con la moglie Carla Bruni, affidando il suo pensiero a un post su X:
“Questa mattina non viene rinchiuso un ex presidente della Repubblica, ma un innocente. Stamattina provo un dolore profondo per la Francia, umiliata dall’espressione di una vendetta che ha portato l’odio ad un livello senza precedenti. Non ho dubbi, la verità trionferà. Ma il prezzo da pagare sarà stato enorme“.
— Nicolas Sarkozy (@NicolasSarkozy) October 21, 2025
Tutto questo mentre parenti, amici e semplici estimatori hanno intonato a più riprese la Marsigliese, l’inno francese.
Ma chi è Nicolas Sarkozy? Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa, meglio conosciuto come Nicolas Sarkozy, è stato il ventitreesimo presidente della Repubblica francese, in carica dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012. La sua figura ha dominato la scena politica francese ed europea per oltre un decennio, incarnando un modello di leadership decisionista e controverso che ha profondamente diviso l’opinione pubblica.
Nato a Parigi il 28 gennaio 1955, Sarkozy vanta origini ungheresi attraverso il padre Pál Sárközy de Nagy-Bócsa. a soli 28 anni, nel 1983, divenne sindaco di Neuilly-sur-Seine, uno dei comuni più ricchi della Francia, carica che mantenne fino al 2002.
Il percorso verso l’Eliseo di Sarkozy è stato caratterizzato da una scalata metodica attraverso tutti i principali ruoli istituzionali. Dopo essere stato eletto deputato dell’Assemblea nazionale in diverse legislature, ha ricoperto incarichi ministeriali di primo piano: portavoce del governo tra il 1993 e il 1995, ministro dell’interno in due mandati distinti (2002-2004 e 2005-2007), e persino ministro delle finanze nel 2004.
La vittoria alle elezioni presidenziali del 2007 rappresentò un momento di svolta per la politica francese. Con il 53,1% dei voti contro il 46,9% della candidata socialista Ségolène Royal, Sarkozy conquistò l’Eliseo promettendo una rottura con il passato e riforme economiche liberali.
Durante la presidenza, Sarkozy si trovò ad affrontare sfide epocali. La crisi finanziaria globale del 2008 mise a dura prova le economie occidentali, e il presidente francese scelse l’approccio interventista, promuovendo pacchetti di salvataggio per le banche e sostenendo una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari a livello europeo. Nel secondo semestre del 2008, la Francia assunse la presidenza di turno del Consiglio europeo, e Sarkozy giocò un ruolo chiave nella mediazione del conflitto tra Russia e Georgia.
Sul piano interno, la presidenza Sarkozy fu caratterizzata da politiche controverse in materia di immigrazione e sicurezza, con l’inasprimento dei controlli alle frontiere e lo smantellamento di campi rom che suscitarono critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani. Le riforme pensionistiche, che innalzarono l’età pensionabile, scatenarono proteste di massa e scioperi che paralizzarono il paese per settimane.
La sconfitta alle elezioni presidenziali del 2012 contro il socialista François Hollande segnò la fine del mandato presidenziale, ma non della carriera politica di Sarkozy. Nel 2014 tentò un ritorno alla guida del suo partito, l’UMP (Unione per un Movimento Popolare), che nel 2015 venne ribattezzato “I Repubblicani” (Les Républicains). Sarkozy ne fu presidente fino al 2016, quando si dimise dopo la sconfitta alle primarie del centrodestra per le presidenziali del 2017.
La vera peculiarità della vicenda Sarkozy riguarda però la sua vita post-presidenziale sotto il profilo giudiziario. In qualità di ex presidente, Sarkozy divenne automaticamente membro di diritto del Consiglio costituzionale francese, un incarico a vita che gli garantiva immunità per determinate azioni. Tuttavia, questa protezione non si estese alle indagini penali che lo coinvolsero in diversi procedimenti giudiziari relativi al suo mandato e alle campagne elettorali, non ultimo quello che lo ha portato in carcere oggi.



