Irene Pivetti è una figura che ha attraversato la politica italiana con una traiettoria tanto folgorante quanto travagliata. Nata a Milano il 4 aprile 1963, oggi è conosciuta come politica, conduttrice televisiva e giornalista, ma il suo nome resta indissolubilmente legato a un record storico che nessuno ha ancora superato: a soli 31 anni è diventata la più giovane presidente della Camera dei deputati nella storia della Repubblica italiana.
La sua formazione culturale affonda le radici in una famiglia del mondo dello spettacolo e della cultura. Figlia del regista Paolo Pivetti e dell’attrice e doppiatrice Grazia Gabrielli, è sorella della più nota Veronica Pivetti, attrice e conduttrice televisiva. Il nonno materno, invece, era Aldo Gabrielli, stimato linguista. Irene si è laureata con lode in Lettere, indirizzo filosofico, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, lavorando subito dopo come consulente editoriale per importanti case editrici italiane tra il 1987 e il 1990, tra cui Mondadori, De Agostini e Motta Editore.

L’ingresso in politica avviene nel 1990, quando diventa responsabile della Consulta Cattolica della Lega Lombarda, poi trasformatasi in Lega Nord. La sua carriera parlamentare inizia nel 1992, nel momento in cui viene eletta deputata alle elezioni politiche di quell’anno nella circoscrizione di Milano-Pavia. La riconferma arriva nel 1994, quando il panorama politico italiano è scosso dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e dalla nascita del Polo delle Libertà.
Il 15 aprile 1994 arriva il momento che la renderà celebre, visto che viene eletta presidente della Camera dei deputati al quarto scrutinio con 347 voti, 38 più del quorum necessario. I voti provengono dai deputati di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord e Centro Cristiano Democratico. Da quel momento, oltre a essere la più giovane presidente della Camera, diventa anche la seconda donna a ricoprire quella carica dopo Nilde Iotti, eletta nel 1979.
Alle elezioni politiche del 1996 viene rieletta deputata con la Lega Nord, ma questa volta non ottiene nuovamente la presidenza della Camera. Il Polo per le Libertà preferisce candidare l’ex-vicepresidente e ministra Adriana Poli Bortone. Negli scrutini che portano all’elezione di Luciano Violante, Pivetti ottiene comunque tra i 49 e i 57 voti, segno di un seguito personale che va oltre le dinamiche di partito.
Il punto di rottura arriva il 12 settembre 1996, quando viene espulsa dalla Lega Nord. Il motivo è la sua opposizione alla linea della secessione padana proposta da Umberto Bossi. L’Agepadania motivò la decisione affermando che fu presa per palese contrasto con le linee politiche del Movimento e del suo segretario. Per la Pivetti, cattolica e contraria alla divisione dell’Italia, quella posizione era incompatibile con la sua visione politica.
Dopo l’espulsione, fonda il movimento Italia Federale, tentando di costruire uno spazio politico autonomo. Nel 1998, però, il movimento confluisce prima in Rinnovamento Italiano e poi nell’UDEUR, il partito guidato da Clemente Mastella. Dal 23 maggio 1999 al 17 marzo 2002, dunque, ricopre la carica di presidente dell’UDEUR. Viene, poi, eletta deputata per la terza volta nel 1996 nella circoscrizione Lombardia 2, collegio di Varese, rimanendo a Montecitorio fino al 29 maggio 2001.
Parallelamente alla politica, ha sviluppato una carriera come conduttrice televisiva e giornalista, sfruttando la notorietà acquisita durante gli anni di Montecitorio. La sua figura resta emblematica di una stagione politica italiana segnata da rapide ascese, rotture traumatiche e la difficoltà di mantenere una coerenza di percorso in un sistema in continua trasformazione.
Attualmente, però, il suo nome è al centro di un caso giudiziario legato ad un sospetto di truffa. La Pivetti, infatti, verrà giudicata per la questione delle mascherine importate dalla Cina dalla sua società durante il drammatico periodo della pandemia. Una questione che potrebbe costare all’ex presidente della Camera un periodo di detenzione.



