Si è spento a Milano all’età di 94 anni Giorgio Forattini, il vignettista che per decenni ha raccontato la politica italiana con un tratto inconfondibile e una satira tagliente.
Nato a Roma il 14 marzo 1931 in una famiglia borghese piuttosto rigida, il giovane Giorgio si era subito comportato da ribelle, sposandosi giovanissimo e abbandonando, nel 1953, gli studi di Architettura per cercarsi un lavoro. Tra i vari lavori anche quello di rappresentante di commercio, che gli ha permesso di girare l’Italia in lungo e in largo. Solo a quarant’anni aveva riscoperto la propensione artistica e la vena ironica coltivate da studente.
Gli esordi risalgono agli inizi degli anni Settanta sulle pagine del quotidiano comunista Paese Sera, dove creò una striscia quotidiana. Fu proprio qui che Forattini si mise in luce con una vignetta rimasta storica all’indomani del referendum sul divorzio del 1974, L’allora segretario democristiano Amintore Fanfani, basso e antidivorzista, divenne per Forattini un tappo espulso da una bottiglia di spumante con la scritta “No”, a simboleggiare la vittoria dello schieramento favorevole al divorzio.
Nel 1976 Forattini partecipò alla nascita del quotidiano la Repubblica di Eugenio Scalfari, dove consolidò la sua fama di matita capace di colpire a destra e a manca. Fece epoca il disegno pubblicato dopo l’uccisione della giovane Giorgiana Masi nel corso di incidenti di piazza nel maggio 1977. Nel disegno c’era l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga travestito da manifestante con la pistola in mano, in tutto e per tutto simile a uno degli agenti in borghese che avevano partecipato agli scontri.
Nonostante Repubblica guardasse con simpatia all’evoluzione del Pci, Forattini non risparmiava certo Botteghe Oscure. Sempre nel 1977 dipinse il segretario comunista Enrico Berlinguer appariva nelle vesti del placido borghese in vestaglia, infastidito dai clamori di un corteo degli operai metalmeccanici in sciopero.
Nel 1982 passò alla Stampa, dove la sua vignetta venne collocata in prima pagina, come i “veri” editoriali. In prima pagina rimase anche nel 1984, quando tornò a Repubblica. Qui comparve nel 1992 un’altra delle sue vignette più famose, quando trasformò la cartina della Sicilia nella testa di un feroce coccodrillo dopo la strage di Capaci in cui era rimasto ucciso il magistrato antimafia Giovanni Falcone.
I suoi disegni prendevano di mira tutto l’orizzonte politico, con alcune raffigurazioni che sono rimaste proverbiali: Giovanni Spadolini nudo, Bettino Craxi mussoliniano con gli stivaloni e la camicia nera, Ciriaco De Mita con la coppola, Giovanni Goria senza lineamenti del viso, Romano Prodi con la tonaca da prete cattocomunista, Walter Veltroni in forma di bruco, Giuliano Amato nelle vesti di Topolino, Umberto Bossi in quelle di Pluto, Matteo Renzi in quelle di Pinocchio.
Negli anni Novanta si manifestò un progressivo allontanamento da Repubblica con un’evoluzione di Forattini più severo con il centrosinistra. Giorgio Bocca lo definì per questo “un mascalzone”. Lui allora pubblicò una raccolta di vignette Il mascalzone e poi Mascalzonate di Forattini la sua rubrica in ultima pagina su Panorama.
Il definitivo addio di Forattini a Repubblica risale al 1999. A causarlo fu una querela di Massimo D’Alema, all’epoca presidente del Consiglio, per una vignetta in cui il disegnatore lo aveva rappresentato intento a cancellare con il bianchetto alcuni nomi dalla famosa lista Mitrokhin, contenente l’elenco degli informatori dei servizi segreti sovietici operanti in Italia. Il capo del governo aveva chiesto un risarcimento di tre miliardi di lire, ma solo all’autore del disegno e non anche alla testata. Forattini, ritenendosi non sufficientemente tutelato, aveva interrotto la collaborazione con la Repubblica e nel 2000 era ritornato alla Stampa. D’Alema avrebbe poi ritirato la querela nel 2001.
Nel 2006 Forattini era approdato al Giornale, diretto allora da Maurizio Belpietro, ma ci rimase solo un paio d’anni. La rottura fu provocata dal rigetto di una vignetta irriverente con Silvio Berlusconi nudo. La stagione conclusiva del disegnatore satirico fu ai giornali del gruppo comprendente il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, anche questa turbata da qualche dissidio per vignette controverse.
Si calcola che nella sua carriera Forattini avesse realizzato 14 mila vignette. Come lui stesso aveva dichiarato in un’intervista: “Il forattinismo in sintesi è stato la dissacrazione della politica. Intuivo subito il tallone d’Achille dei leader e lo trafiggevo con la mia matita”. Che fa malissimo.



