Piovono palline da tennis a Torino e non si tratta certo di un modo di dire. Quattordici angoli del capoluogo piemontese, infatti, sono diventati tra i più fotografati della settimana grazie alle mega palle da tennis che caratterizzano le Atp Finals 2025. Un’occasione perfetta per un minitour alla scoperta della città, tra selfie virali e pause golose nei luoghi più iconici.
Il fenomeno social è partito spontaneamente grazie a visitatori e residenti che hanno trasformato le installazioni in un vero e proprio selfie-tour attraverso la Torino sabauda, medievale e contemporanea. Ogni pallina gigante, infatti, segna un punto di interesse storico, culturale o architettonico, creando un percorso inedito che unisce sport, arte e tradizione. Ecco tutte le location.

Piazza San Carlo, il salotto barocco illuminato dal tennis
La prima tappa è piazza San Carlo, dove si è accesa anche l’ultima luce d’artista 2025-26, Bouncing the Ball di Riccardo Previdi: una pallina di luce che rimbalza tra le due chiese di San Carlo e Santa Cristina. Lo scenario perfetto per uno scatto nel salotto barocco di Torino, con al centro la statua del Caval d’Bronz, Emanuele Filiberto Duca di Savoia.
Attorno alla piazza, poi, sorgono alcuni dei più fascinosi caffè storici della città: il San Carlo accanto alle Gallerie d’Italia, Stratta arrivato sulla piazza ancor prima della statua del Caval, e il Caffè Torino, locale prediletto dal conte di Cavour. Barocco e caffè, primo approccio alla Torino sabauda.
Piazza Palazzo di Città e le tracce medievali
La piazza del municipio sorge nel cuore della vecchia Torino dei vicoli medievali, spariti nel restyling sabaudo volto a fare della città una vera capitale settecentesca. Qualche traccia della città più antica sopravvive: una finestra, l’abbozzo di una torre, una casa di mattoni. Al centro svetta la statua del Conte Verde, al secolo Amedeo VI di Savoia, vincitore dei Turchi, opera di Pelagio Palagi. I torinesi, con un inatteso tocco dissacratore, la chiamano “il calamaio”.
Porte Palatine, l’eredità romana
A pochi minuti si trovano le Porte Palatine, che rievocano l’Augusta Taurinorum dei Romani, con il suo tracciato da accampamento romano che ha segnato l’urbanistica regolare della città. Fermarsi alla Casa del Pingone per un aperitivo vista Torri è piacevolissimo, e scoprire il mercato di Porta Palazzo un obbligo: è il più grande e l’unico mercato d’Europa in pieno centro, a pochi metri dai palazzi del potere sabaudo.
La Consolata e Maria Ausiliatrice, il cuore spirituale
La zona di Porta Palazzo è anche luogo di profonda religiosità: la Consolata, il santuario più amato dai torinesi, e poco più in là Maria Ausiliatrice, la basilica voluta da San Giovanni Bosco, uno dei santi sociali torinesi. Scenario perfetto per selfie, ospita anche un self service e un ristorante per i pellegrini.
Piazza Arbarello e l’omaggio al cinema
Di palla in palla si torna verso il centro, in piazza Arbarello: palazzi storici attorno, il verde, il viale centrale e uno scampolo di piazzetta dedicato a Maria Adriana Prolo, la fondatrice del Museo Nazionale del Cinema, oggi negli spazi creativi della Mole Antonelliana. Un selfie ricordando una grande studiosa di cinema e un gelato da Marchetti, sotto i portici di via Cernaja, tre coni nella guida ufficiale del Gambero Rosso.
Piazza Solferino e la Fontana Angelica
Pochi minuti ed eccoci in piazza Solferino, una delle piazze più fotografate di Torino. Era l’antica Piazza della legna, poi intitolata alla battaglia del 1859 tra Francia e Austria decisiva per la seconda Guerra d’Indipendenza. La Fontana Angelica del 1930 è uno dei punti selfie più amati dai torinesi, e ancora si ricorda la versione gelata nel freddissimo inverno del 1956. Anche i suoi fiori al momento sono un omaggio al tennis.
Di fronte si trova il Teatro Alfieri, e a pochi passi i leggendari plin del Pastificio Giustetto, pasta fresca dal 1890, uno dei migliori indirizzi della città.
Palazzo Birago, gioiello del barocco
In via Carlo Alberto sorge Palazzo Birago, progettato dall’archistar di corte Filippo Juvarra su incarico del conte Augusto Renato Birago di Borgaro. Questo gioiellino del tardo barocco ospita la Camera di Commercio e custodisce all’interno un cortile scenografico. Davanti si apre un giardino segreto del Seicento del vicino Palazzo Cisterna, aperto tutti i giorni dalle 9 del mattino alle 21. Il posto perfetto per foto e soste di gusto ai tavolini dei tanti caffè della via pedonale.
Piazzale Valdo Fusi, tra storia e contemporaneità
Il piazzale Valdo Fusi rappresenta uno di quei mix di storia e contemporaneità che a Torino sono quasi la regola. I palazzi storici sopravvissuti ai bombardamenti dell’ultima guerra, con il Museo di Scienze Naturali, dialogano con il restyling di Gabetti e Isola per il Palazzo dell’ex Borsa Valori e quello di Carlo Mollino per Palazzo Affari. Nel mezzo, una delle case delle Olimpiadi di Torino 2006 diventata sede dell’Open Baladin.
Piazza Vittorio, la più grande d’Europa
Scendendo per via Po si arriva a piazza Vittorio, la più grande piazza a portici d’Europa: 360 metri di lunghezza e 111 metri di larghezza, inaugurata 200 anni fa. Il nome completo è piazza Vittorio Veneto, dedicato alla vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale, ma per tutti i torinesi è semplicemente piazza Vittorio.
Una trovata architettonica geniale ha risolto il problema del dislivello di circa 7 metri tra l’inizio della piazza verso via Po e il fiume: la successione dei portici con altezze diverse compensa perfettamente la pendenza. Attorno sorgono caffè e locali per l’aperitivo, tra cui il Caffè Elena, dove venne messa a punto la ricetta del vermouth e la Crema Reale 1825, gusto di gelato dedicato nella gelateria Nivà.
I Murazzi e il legame con il Po
Risalgono alla prima metà dell’Ottocento i Murazzi: il tratto fra corso Cairoli e lungo Po Diaz è del 1833-35, progetto dell’ingegner Carlo Bernardo Mosca, mentre quello sul lungo Po Cadorna degli anni Settanta dell’Ottocento è legato al risanamento del borgo del Moschino. Muri fatti per proteggere il centro dalle piene del Po, con magazzini che fino agli anni Cinquanta servirono per le barche da pesca.
All’epoca non c’erano i locali della movida, ma barche e pescatori. E c’erano pure le spiagge. Ora hanno intitolazioni a personaggi legati allo spirito della città, come Gipo Farassino e Fred Buscaglione, e raccontano il lungo legame con il fiume.
Il Castello del Valentino, un angolo di Francia a Torino
Seguendo il fiume si arriva al Parco e al Castello del Valentino, un castello alla francese fatto costruire dall’inizio del Seicento dalla Madama Reale Cristina di Francia, su progetto dell’architetto Castellamonte. Entrare nel cortile è una vera emozione, e girare attorno al castello tra vialetti e il fiume rappresenta un finale perfetto per questo tour tra palline giganti e bellezze nascoste del capoluogo piemontese.



