Eddie Murphy ha visto davvero di tutto nella sua carriera lunga oltre cinquant’anni. Ma c’è una serata che non ha mai dimenticato: quella del suo ventunesimo compleanno allo Studio 54, il celebre locale newyorkese simbolo degli anni ’80. Quella notte, nel 1982, ricevette una proposta davvero singolare da parte di Yul Brynner, il famoso attore de “Il re ed io” e “I dieci comandamenti”.
Nel documentario “Being Eddie”, uscito su Netflix il 12 novembre scorso, Murphy racconta l’episodio con il suo tipico senso dell’umorismo. Brynner si avvicinò accompagnato dalla moglie e gli chiese se volesse tornare nel loro appartamento a fare festa insieme. La risposta del giovane comico fu un secco rifiuto: preferiva rimanere alla festa.
Solo con il passare degli anni Murphy ha capito il vero significato di quell’invito. Ha iniziato a chiedersi se il sorriso della moglie di Brynner non nascondesse un’intenzione ben precisa di natura sessuale. E con il beneplacito dello stesso Brynner. Oggi scherza dicendo che avrebbe dovuto accettare, perché la storia sarebbe stata molto più interessante da raccontare, citando la celebre battuta del personaggio del re del Siam: “eccetera, eccetera, eccetera!”
Nel 1982 Murphy stava iniziando la sua folgorante ascesa verso il successo. Aveva appena lasciato Saturday Night Live e stava per diventare una delle più grandi star della commedia americana. Murphy era appena arrivato come stella del cinema quando festeggiò i suoi 21 anni allo Studio 54 ad aprile 1982. Brynner, già icona del cinema degli anni ’50 e ’60, sarebbe morto tre anni dopo, nel 1985, a causa di un cancro ai polmoni.
“Being Eddie” mostra la straordinaria carriera di Murphy, partita come comico stand-up a soli 15 anni fino ai ruoli iconici in film come “Beverly Hills Cop”, “Il principe cerca moglie” e il doppiaggio dell’asino in “Shrek”. Il documentario offre uno sguardo inedito sulla vita privata dell’attore, con interviste a Dave Chappelle, Chris Rock, Jamie Foxx, Jerry Seinfeld e altri grandi nomi della commedia.
Murphy si apre come non aveva mai fatto prima. Parla della sua avversione per le cerimonie di Hollywood, dove tutti sembrano recitare una parte. Confessa che le folle lo esauriscono e che ricarica le batterie in ambienti tranquilli, lontano dai riflettori. Un atteggiamento sorprendente per chi è stato il primo vero comico rock star, che nei suoi spettacoli degli anni ’80 si presentava in tuta di pelle rossa come una vera rockstar.
Nel documentario Murphy affronta anche un tema delicato: perché, nonostante una carriera straordinaria in cui ha interpretato ogni tipo di ruolo, non ha mai vinto un Oscar. L’attore suggerisce che potrebbe essere collegato a un discorso critico che fece agli Academy Awards del 1995, quando denunciò pubblicamente la mancanza di riconoscimenti per il talento nero a Hollywood. Con il suo tipico sarcasmo aggiunse che tanto ogni vent’anni circa ne assegnano uno agli artisti neri, quindi sarebbe toccato aspettare il 2004. Una previsione che si è rivelata amaramente accurata.
Murphy sottolinea nel documentario di essere sempre rimasto fedele a se stesso, evitando le trappole delle dipendenze da droga e alcol che hanno rovinato molti suoi predecessori come Richard Pryor e Redd Foxx.
Oggi Murphy è padre di dieci figli e sposato con Paige Butcher. Nel documentario riflette su questa nuova fase della sua vita e carriera. Non vuole ripetersi: cerca progetti diversi che rispecchino dove si trova adesso, dopo matrimonio, nuovi figli e tutte le esperienze personali degli ultimi anni.
L’attore ha anche lasciato intendere che potrebbe tornare a fare stand-up comedy, cosa che non fa più dal suo leggendario special “Raw” del 1987. “Se un giorno mi venisse voglia, lo rifarei” ha dichiarato, lasciando i fan con la speranza di rivederlo sul palco.



