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Home » Attualità » Incubo legionella a Milano, 11 casi e un morto: cosa sta succedendo e perché c’è tanta paura

Incubo legionella a Milano, 11 casi e un morto: cosa sta succedendo e perché c’è tanta paura

Focolaio di legionella a Milano, zona San Siro: 11 casi e un morto. Come si trasmette il batterio, dove si nasconde negli impianti idrici e come prevenire l'infezione.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino19 Novembre 2025
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laboratorio analisi
Dettaglio di un ricercatore al lavoro (fonte: Unsplash)

La legionellosi torna a fare paura in Italia. Nelle ultime ore, la zona di San Siro a Milano è al centro di un sospetto focolaio che ha portato le autorità sanitarie a intensificare controlli e campionamenti. Secondo l’Agenzia di tutela della salute Città metropolitana di Milano, sono 11 i casi identificati finora: una persona è deceduta e 8 sono attualmente ricoverate per complicazioni legate all’infezione. Tutte le persone coinvolte presentavano fattori di rischio predisponenti per l’infezione.

Le indagini proseguono senza sosta. I tecnici dell’ATS hanno effettuato diversi campionamenti di acqua nelle abitazioni del quartiere, concentrandosi soprattutto nell’area adiacente a via Rembrandt, ma valutando anche altri luoghi ritenuti sensibili della zona ovest della città. Gli esiti degli esami di laboratorio sono attesi nelle prossime ore, mentre l’origine esatta del focolaio non è ancora stata identificata. L’ATS continua le attività di sorveglianza epidemiologica e di completamento delle indagini ambientali.

Ma cosa rende questa infezione così insidiosa? La legionellosi è un’infezione polmonare causata dal batterio Legionella pneumophila, di cui sono note più di 60 specie diverse suddivise in 71 sierotipi. La malattia è conosciuta dal 1976, quando un focolaio colpì 221 partecipanti a un raduno della Legione Americana a Philadelphia, causando 34 decessi e dando il nome alla patologia: il morbo dei legionari.

Nella maggior parte dei casi, l’infezione si contrae per via respiratoria, mediante inalazione, aspirazione o microaspirazione di aerosol contenente legionella, oppure di particelle derivate per essiccamento. Le goccioline si possono formare sia spruzzando l’acqua che facendo gorgogliare aria in essa, o per impatto su superfici solide. Le particelle più piccole raggiungono più facilmente le basse vie respiratorie, rendendo il contagio particolarmente subdolo. Sono riportati anche rari casi di contagio tramite ferite. Il batterio non si trasmette da persona a persona, né attraverso alimenti o bevendo l’acqua.

Legionella su vetrino
Legionella su vetrino (di CDC/James Gathany – Pubblico/ Wikimedia Commons

Le legionelle vivono negli ambienti acquatici naturali e artificiali: acque sorgive, comprese quelle termali, fiumi, laghi e fanghi. Da questi ambienti naturali possono raggiungere condotte cittadine e impianti idrici degli edifici, quali serbatoi, tubature, fontane e piscine. Gli impianti idrici rappresentano l’habitat ideale per la proliferazione del batterio, soprattutto quando le temperature dell’acqua raggiungono i 25-45 gradi, in presenza di acqua stagnante, incrostazioni e sedimenti.

Negli ultimi trent’anni i casi di legionellosi sono aumentati in modo costante, pur rimanendo una patologia spesso sottostimata. Nel 2022 sono state notificate 3.111 infezioni, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Nel 2023 le segnalazioni sono ulteriormente salite: 3.911 i casi notificati, in aumento del 25%. Il 74,9% è stato registrato in sei regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte, mentre il restante 25,1% proviene dalle altre 15 regioni e province autonome.

L’incidenza grezza nel 2023 è stata di 66,3 casi per milione di abitanti, superiore ai 52,8 dell’anno precedente e ai valori pre-pandemia. Rimane evidente il gradiente Nord-Centro-Sud: 96,6 casi per milione al Nord, 67,5 al Centro e 19,9 al Sud. Oltre il 70% dei pazienti ha più di 60 anni e il 69,2% è di sesso maschile, con un rapporto maschi-femmine di 2,2 a 1.

La malattia può presentarsi in due forme distinte. La prima è il morbo dei legionari, che include frequentemente una forma più acuta di polmonite. Dopo un’incubazione di 2-10 giorni, può esordire con febbre, dolore toracico, difficoltà respiratoria, cianosi e tosse produttiva. Nelle forme più lievi si manifesta con sintomi più sfumati, come malessere, dolori e tosse non produttiva. Possono comparire anche disturbi gastrointestinali, neurologici o cardiaci, oltre ad alterazioni dello stato mentale.

La seconda forma è la febbre di Pontiac, che non interessa i polmoni. Dopo 24-48 ore di incubazione, provoca sintomi simil-influenzali acuti che si risolvono in 2-5 giorni: malessere, mialgia, cefalea, febbre e talvolta tosse o irritazione della gola. Possibili anche diarrea, nausea e lievi sintomi neurologici.

Tra i 3.911 casi del 2023, il 7,8% aveva pernottato in strutture diverse dalla propria abitazione come alberghi, campeggi, navi o case private, il 3,2% era stato ricoverato in ospedale, il 2,7% viveva in comunità chiuse come Rsa, case di riposo o strutture riabilitative e l’1,4% aveva viaggiato all’estero. L’84,4% dei casi è stato classificato come di origine comunitaria, cioè di origine non nota. Il 66% dei pazienti presentava comorbilità, prevalentemente di tipo cronico-degenerativo.

La mortalità varia in base a diversi fattori, tra cui condizioni del paziente e tempestività della terapia. Può oscillare dal 40-80% nei pazienti immunodepressi non trattati, al 5-30% in caso di un appropriato trattamento della patologia. Nel complesso, secondo l’Istituto superiore di sanità, la letalità della legionellosi si aggira tra il 5% e il 10%. In generale la malattia umana rimane rara, con tassi d’attacco nel corso di focolai epidemici inferiori al 5%.

Il trattamento della legionellosi, essendo una malattia di origine batterica, si basa principalmente su terapie antibiotiche appropriate. Quanto alla prevenzione, risulta fondamentale una corretta progettazione e realizzazione degli impianti tecnologici che comportano un riscaldamento dell’acqua o la sua nebulizzazione. L’adozione di misure preventive come manutenzione regolare e, all’occorrenza, disinfezione degli impianti a rischio rappresenta l’arma più efficace per contrastare la moltiplicazione e la diffusione del batterio.

 

 

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