Angelo Fanizza, segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, ha rassegnato le dimissioni nella serata di ieri, al termine di una giornata che ha esposto l’Autorità a uno dei momenti più difficili della sua storia istituzionale. La decisione arriva dopo che è emerso un documento riservato in cui lo stesso Fanizza chiedeva al dirigente del dipartimento informatico di acquisire dati sensibili sui dipendenti. Insomma, una sorta di contrappasso dantesco.
Secondo quanto rivelato dalla trasmissione Report su Facebook, il segretario generale aveva richiesto urgentemente l’estrazione della posta elettronica, degli accessi vpn, degli accessi alle cartelle condivise, degli spazi di rete condivisi, dei sistemi documentali e dei sistemi di sicurezza dei lavoratori dell’Autorità. La richiesta risale al 4 novembre, appena due giorni dopo la prima puntata dell’inchiesta di Report sul Garante. Evidentemente, Fanizza era alla ricerca di possibili “talpe”.
La vicenda ha preso una piega critica quando il dirigente del dipartimento per la sicurezza informatica, Cosimo Comella, ha informato i dipendenti denunciando l’illegittimità della richiesta. Fonti sindacali riferiscono che durante un confronto con il presidente Pasquale Stanzione sarebbe emerso che l’indagine interna riguardava un controllo della corrispondenza dei dipendenti che risalirebbe indietro fino al 2001.
La nomina di Fanizza, magistrato presso il Tar del Lazio e dottore di ricerca in diritto pubblico dell’economia, era stata comunicata dal Garante lo scorso 10 ottobre. Avrebbe dovuto rimanere in carica fino al termine del mandato del collegio, previsto per il 29 luglio 2027. Non ha motivato pubblicamente le sue dimissioni.
L’assemblea dei lavoratori del Garante della Privacy, circa 200 dipendenti, si è riunita in una sessione straordinaria nella sala Rodotà. Dopo essere venuti a conoscenza della richiesta di acquisizione dei dati, i dipendenti hanno votato all’unanimità per chiedere le dimissioni dell’intero collegio guidato da Stanzione. Una richiesta non vincolante dal punto di vista formale, ma che rappresenta una sfiducia senza precedenti verso l’organo di vertice dell’Autorità.
Il collegio del Garante per la protezione dei dati personali ha immediatamente preso le distanze dalla vicenda, affermando in una nota ufficiale la propria totale estraneità rispetto alla comunicazione a firma dell’ex segretario generale. Il Garante ha precisato che alla richiesta di Fanizza non è mai stato dato seguito e ha ricordato che, come da suo costante orientamento giurisprudenziale, l’accesso da parte del datore di lavoro a taluni dati personali dei dipendenti relativi all’utilizzo dei sistemi informatici può costituire violazione della privacy.
Tutto questo arriva in un periodo di per sé molto complesso dopo le inchieste di Report di Sigrfrido Ranucci dedicate all’Autorità. Nel mirino della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci erano finiti i membri del collegio per presunti conflitti di interesse e contiguità con la politica. In particolare era stato accusato Agostino Ghiglia per i rapporti con Ariana Meloni di Fratelli d’Italia, collegati alla multa inflitta dal Garante a Report dopo la diffusione di un audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie, Federica Corsini.



