Il mondo del cinema dice addio a una delle sue figure più enigmatiche e affascinanti. Udo Kier, attore tedesco diventato leggenda a Hollywood, è morto ieri nella sua casa di Palm Springs, in California, all’età di 81 anni. La notizia è stata confermata dal suo compagno di vita, l’artista Delbert McBride, alle testate americane Variety e Guardian. Al momento non è stata resa nota la causa del decesso.
Con i suoi occhi verdi penetranti, Kier ha costruito una carriera che abbraccia oltre sei decenni e più di 220 film. Era uno dei pochissimi attori tedeschi a lavorare regolarmente a Hollywood, pur rimanendo relativamente sconosciuto al grande pubblico, ma venerato come un gigante dagli addetti ai lavori e dagli appassionati di cinema d’autore.
La storia di Udo Kier inizia nel modo più drammatico possibile. Nato a Colonia nell’ottobre del 1944, venne al mondo mentre gli Alleati bombardavano la città per piegare il regime nazista. Come raccontò lui stesso al Guardian, sua madre partorì in un ospedale che venne colpito poche ore dopo il parto. “Mia madre chiese alle infermiere se poteva tenermi ancora un po’. Nel momento successivo un aereo distrusse l’ospedale. Mia madre trovò un rifugio dove ci nascondemmo. Furono queste le prime ore della mia vita“, ricordava l’attore.
Cresciuto in condizioni modeste nel quartiere di Colonia-Mühlheim, Kier frequentò solo la scuola elementare. “Eravamo poveri, nati in guerra. C’era solo zuppa senza carne. Per questo sono così sano“, disse in un’intervista a GQ. Iniziò una formazione commerciale e lavorò persino alla catena di montaggio della Ford, prima di decidere che il suo destino era altrove.
Per imparare l’inglese si trasferì a Londra, dove frequentò una scuola di recitazione. Fu proprio per strada che venne scoperto e ottenne il suo primo ruolo nel 1966 nel film “Road to St. Tropez”. Da quel momento iniziò un’ascesa inarrestabile che lo portò attraverso l’Italia degli anni Sessanta, dove conobbe il grande regista Luchino Visconti e l’attore Helmut Berger, fino a New York dove perfezionò la sua formazione attoriale.
Il successo internazionale arrivò nel 1973 quando interpretò il barone Frankenstein in “Frankenstein” di Andy Warhol, seguito l’anno dopo da “Blood for Dracula”. Questi ruoli iconici – creature mostruose interpretate con un’eleganza decadente – definirono il suo marchio di fabbrica: personaggi eccentrici, spesso inquietanti, sempre memorabili anche quando apparivano sullo schermo per pochi minuti.
Negli anni Settanta e Ottanta collaborò ripetutamente con il regista tedesco Rainer Werner Fassbinder in film come “Lola” e “La terza generazione”. Ma fu la partnership con Lars von Trier a rivelarsi particolarmente prolifica. Kier apparve in numerosi film del regista tra cui “Le onde del destino”, “Dancer in the Dark”, “Dogville” e “Melancholia”, diventando una presenza quasi costante nel cinema del fondatore del movimento Dogma.
All’inizio degli anni Novanta, il trasferimento definitivo a Hollywood segnò una nuova fase della carriera. Il ruolo nel film “Belli e dannati” di Gus Van Sant, accanto a River Phoenix e Keanu Reeves, lo fece conoscere a un pubblico più ampio. Da quel momento Kier divenne il volto perfetto per ruoli secondari eccentrici sia in produzioni indipendenti che in blockbuster hollywoodiani. Comparve anche nel videoclip di Madonna, Deeper and Deeper.
La sua filmografia spazia dal ruolo in “Ace Ventura” a quello nel film d’azione sui vampiri “Blade”, dal colossal “Armageddon” alle pellicole di Werner Herzog e del controverso regista teatrale Christoph Schlingensief. Interpretò anche Papa Innocenzo VIII nella serie storica “Borgia” e apparve in “Downsizing” accanto a Matt Damon e Christoph Waltz.
Kier viveva apertamente la sua omosessualità ed era legato sentimentalmente all’artista Delbert McBride. Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare senza sosta.



