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Home » Attualità » “Non diamo lezioni, coltiviamo i nostri orti”: chi sono i neorurali, i giovani che lasciano la città per vivere nei boschi italiani

“Non diamo lezioni, coltiviamo i nostri orti”: chi sono i neorurali, i giovani che lasciano la città per vivere nei boschi italiani

Laureati lasciano la città per vivere nei boschi d'Abruzzo: ecco il fenomeno dei neorurali, famiglie che scelgono autosufficienza e decrescita felice nelle aree interne.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene24 Novembre 2025
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Un paesaggio montano
Un paesaggio montano (fonte: Unsplash)

Nelle aree interne dell’Abruzzo, tra i comuni di Tufillo, Palmoli e San Buono, si sta consumando una rivoluzione silenziosa. Circa 30 famiglie hanno scelto di stabilirsi nei boschi del Basso Sangro, abbracciando uno stile di vita che rifiuta il consumo, la modernità industriale e i ritmi della città. Si fanno chiamare neorurali e rappresentano un fenomeno in controtendenza rispetto allo spopolamento delle aree interne che caratterizza il 22% della popolazione nazionale.

Non si tratta di un movimento organizzato, ma di un approccio comune alla vita che si è diffuso attraverso un efficace passaparola tra aficionados. Alcuni vivono in modo radicale, come la coppia britannico-australiana Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, soprannominata “la famiglia nel bosco” e balzata agli onori delle cronache dopo che il tribunale dei minori dell’Aquila ha sospeso la loro potestà genitoriale sui tre figli. Altri invece hanno adottato una versione più moderata di questa filosofia, pur condividendo gli stessi principi fondamentali.

Il profilo di questi nuovi abitanti delle montagne italiane sfata molti stereotipi. Secondo la ricerca pubblicata nel libro collettivo Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi edito da Donzelli, si tratta per lo più di laureati, con una percentuale che raggiunge il 46% del campione intervistato. L’età varia dai 30 ai 63 anni e provengono da tutto il Nord, Centro e Sud Italia, ma anche da Vienna e dal Brasile. Molti hanno formazione medio-alta e background professionali solidi.

La scelta di staccare gli allacci della luce e dell’acqua, come hanno fatto i Birmingham-Trevallion nel casolare acquistato per 20mila euro, rappresenta l’espressione più estrema di questa ricerca di autosufficienza energetica, materiale e spirituale. Il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli spiega che quando la coppia ha comprato l’abitazione, questa era provvista di tutte le utenze necessarie, ma appena entrati hanno demolito persino il bagno, adottando soluzioni come il bagno secco che considerano più ecologiche.

Ma cosa spinge giovani istruiti, spesso con esperienze internazionali alle spalle, a compiere una scelta così radicale? Il sociologo Vito Teti ha definito questo sentimento restanza, una categoria antropologica che non ha nulla a che fare con l’inerzia o la nostalgia regressiva. Al contrario, sottende nuovi progetti e aspirazioni da costruire sul territorio, un atto di immaginazione prima ancora che di azione concreta.

I neorurali sono diventati contadini biologici per produrre frutta e verdura autonomamente
I neorurali sono diventati contadini biologici per produrre frutta e verdura autonomamente (fonte: Unsplash)

Marzia Verona, allevatrice e divulgatrice che vive in Valle d’Aosta dal 2017 a mille metri di quota, chiarisce che oggi in montagna si possono avere le cose essenziali per vivere comodamente. Chi sceglie di restare o tornare è consapevole delle difficoltà legate al clima o alla posizione geografica, ma costruisce il proprio futuro a partire dalle risorse concrete dell’ambiente circostante, quella che viene definita vocazione territoriale.

Le motivazioni sono molteplici e variegate. C’è chi cerca la tranquillità lontano dal caos, lo smog e la solitudine paradossale delle metropoli. C’è chi vuole sperimentare nuovi stili di vita comunitari, rallentati e in dialogo con la natura. C’è chi apprezza il costo della vita più basso e la bellezza incontaminata dei paesaggi. E c’è chi ha trovato spiragli professionali che in città avrebbe fatto fatica a reperire.

Irene Valenti, trentenne educatrice e guida ambientale specializzata alla Bicocca di Milano, dopo aver viaggiato ai quattro angoli del pianeta è tornata nella natia Pennabilli, sull’Appennino Romagnolo. Qui ha fondato l’associazione Chioccola la casa del nomade, che si occupa di educazione e valorizzazione del patrimonio naturale. Organizza festival, eventi tradizionali e iniziative legate all’agricoltura, creando una rete di competenze che unisce dimensione locale e globale.

In Abruzzo, Denisa Rizzuto, trentenne laureata in ingegneria elettronica, è rientrata a Pescina durante il lockdown e ha scelto di non andarsene più. Ciò che la tiene legata al paese è la qualità dei rapporti umani, il ritrovarsi ogni giorno al bar della piazza insieme a ragazzi e amici di diverse generazioni. A pochi minuti da Pescina si trova Aielli, 1.500 anime, trasformato dal progetto Borgo Universo in una galleria d’arte a cielo aperto con decine di murales realizzati da artisti internazionali. Antonio Curitti, 34 anni con due lauree umanistiche ed esperienze all’estero, è tornato qui contribuendo a questo rilancio culturale che ha restituito un cuore pulsante al centro storico.

Tutti si sono trasformati in contadini biologici per produrre autonomamente frutta e verdura, molti allevano animali. Fiore Zulli, artista di 63 anni tornato in Italia nel 2014 dopo esperienze in Asia e Sudamerica, ha creato una sede nel bosco dove insegna ai bambini l’arte scenica attraverso tecniche teatrali che portano alla consapevolezza del corpo e ai valori dell’esistenza. Racconta di aver comprato l’ultimo paio di scarpe nel 2018.

Franco Sacchetti, 52 anni, architetto, scrittore, illustratore e attivista ambientale, ha vissuto a Firenze, in Francia, India e Spagna prima di scegliere queste zone attratte da un territorio ricco di biodiversità. Si occupa di insegnamento, realizza laboratori nelle scuole e fa educazione alla biodiversità attraverso il fumetto. I suoi figli hanno frequentato una scuola in natura insieme ad altri bambini della comunità.

Molte famiglie hanno infatti organizzato percorsi di scuola parentale basati sull’apprendimento attraverso l’esperienza diretta, senza orari rigidi e con la partecipazione attiva dei genitori. Da quest’anno però i bambini frequentano la scuola pubblica, segno di una ricerca di equilibrio tra la filosofia di vita scelta e le necessità pratiche dell’integrazione sociale.

Catherine Birmingham e Nathan Trevaillon
Catherine Birmingham e Nathan Trevaillon (fonte: YouTube/ Rai)

Il sindaco di Tufillo Ernano Marcovecchio descrive positivamente questa presenza. Nel suo comune di circa 300 abitanti vivono diverse coppie anche con figli. Hanno costituito una cooperativa con i residenti del posto, rappresentando un vero esempio di integrazione. Ci sono fumettisti, insegnanti, persone dedicate all’agricoltura, al teatro. La loro presenza contribuisce a contrastare lo spopolamento, facendo di loro delle sentinelle della natura che assicurano presidio costante sul territorio.

Sul fenomeno è stata condotta una ricerca specifica a Tufillo, pubblicando un lavoro sulle motivazioni che spingono queste persone a trasferirsi. Il risultato è chiaro: cercano un’esistenza a misura d’uomo ispirata al principio della decrescita felice, secondo il quale bisogna imparare ad accontentarsi scegliendo un modello di vita sostenibile e consapevole. Alcuni sono arrivati tramite il woofing, movimento di persone appassionate di sostenibilità che offrono il loro lavoro in cambio di vitto e alloggio.

Parlano spesso di come vivevano le tribù prima dell’arrivo della modernità industriale e poi finanziaria. Si dichiarano indignati per quello che l’uomo ha fatto al pianeta, offesi dalla cattiva educazione che li circondava. Come spiega Davide, non vogliono dare lezioni a nessuno, preferiscono farsi gli affari propri, coltivare i loro orti. Ognuno può e deve salvarsi da sé, secondo la loro filosofia.

Il caso dei Birmingham-Trevallion ha creato un cortocircuito con le assistenti sociali dopo una segnalazione dei carabinieri seguita a un’intossicazione da funghi che aveva colpito la famiglia un anno fa. Quando è stato chiesto di sottoporre i bambini a visite pediatriche, il rifiuto ha innescato lo scontro con i servizi sociali. Per la comunità neorurale, l’allontanamento dei tre figli rappresenta un momento difficile, doloroso e preoccupante. Ora il padre Nathan assicura di voler ricreare un bagno e due stanze da letto più consone per i bambini di 6 e 8 anni, grazie a un progetto di un ingegnere già al lavoro.

Quello che emerge è un fenomeno complesso che sfida le categorie tradizionali. Non è fuga dalla realtà né semplice ritorno alla terra, ma tentativo di immaginare e costruire un mondo nuovo basato su valori diversi. Come afferma Vito Teti, perché il restare non si configuri come atto di eroismo individuale occorrono fantasia, dedizione e immaginazione. Prima ancora di costruirlo, il nuovo mondo va immaginato. E nelle aree interne dell’Abruzzo, questa immaginazione ha preso forma concreta attraverso le vite di persone che hanno scelto di abitare diversamente il territorio.

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