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Home » Spettacolo » Gianna Fratta: “Sono donna, chiamatemi Maestra. Venezi? Curriculum sottodimensionato”

Gianna Fratta: “Sono donna, chiamatemi Maestra. Venezi? Curriculum sottodimensionato”

Direttrice d'orchestra internazionale, parla di linguaggio di genere e della nomina di Beatrice Venezi alla Fenice.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti27 Novembre 2025
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Gianna Fratta
Gianna Fratta (fonte: YouTube/TedX Torino)

Gianna Fratta è una delle direttrici d’orchestra più affermate del panorama internazionale. Nata a Erba, in provincia di Como, il 22 agosto 1973, ha infranto numerosi soffitti di cristallo nella sua carriera: è stata la prima donna a dirigere i Berliner Symphoniker, la prima donna italiana a dirigere l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma e la prima a condurre il concerto di Natale in Senato nel 2016.

In un’intervista al Corriere della Sera,si presenta senza filtri: cittadina del mondo con base a Firenze, dorme fuori casa 300 notti all’anno. E quando le chiedono se preferisce essere chiamata Maestro o Maestra, la risposta è netta:

Maestra, perché sono una donna. È una scelta arbitraria non seguire le regole della grammatica. Ci vuole consapevolezza da parte delle donne anche nella scelta delle parole: nei mestieri apicali ci siamo anche noi e quindi possiamo usare il femminile.

 

La Fratta vanta un percorso formativo straordinario: sei lauree in giurisprudenza, discipline musicali, pianoforte, composizione, musica corale e direzione di coro, direzione d’orchestra. Ha studiato con maestri come Daniela Caratori, Ottavio De Lillo e Rino Marrone, perfezionandosi poi con Franco Scala a Imola e Sergio Perticaroli a Roma. Ha anche ottenuto il prestigioso diploma di merito e la borsa di studio all’Accademia Chigiana di Siena dopo il corso di direzione d’orchestra tenuto dal maestro Yuri Ahronovich. Il debutto con i Berliner Symphoniker, però, resta un ricordo indelebile:

Non avevo ancora 30 anni. Sentivo dietro la schiena le goccioline di sudore. Ero molto tesa, dirigevo a memoria. Mi avevano detto che se non fossi piaciuta ai professori d’orchestra, qualcuno avrebbe bussato nel camerino alla prima pausa. Così, quando sentii bussare, pensai al peggio. E invece mi stavano offrendo un caffè.

L’invito le era arrivato dal direttore musicale Lior Shambadal, dopo averla vista dirigere a una masterclass. Un esempio di come le opportunità nella sua carriera siano arrivate grazie al riconoscimento dei colleghi direttori.

La sua è una carriera che abbraccia il mondo intero: ha diretto orchestre in Italia, Germania, Cina, Stati Uniti, Corea del Sud, Uruguay, Ucraina, Serbia, Albania e molti altri paesi. Ha lavorato con artisti del calibro di Carla Fracci, Mirella Freni, Raina Kabaivanska, Sergio Castellitto, Michele Placido e Renato Bruson. Inoltre ha portato in scena titoli come Rigoletto, Madama Butterfly, Tosca, Aida, Carmen, La traviata e molti altri. E, per finire, è titolare di cattedra di elementi di composizione al Conservatorio Umberto Giordano di Foggia e visiting professor alla Sungshin University di Seoul.

L’intervista tocca anche temi di attualità politica e culturale. Quando le chiedono della recente nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice di Venezia, la Fratta non si sottrae:

Nel caso della direzione musicale, che è un ruolo estremamente tecnico, sono le modalità della scelta che fanno discutere. L’orchestra non è stata coinvolta. Il curriculum, però, è solo un indicatore. Se nessuno ti dà la possibilità di metterti alla prova, non potrai mai fare esperienza. Nel caso Venezi, l’orchestra non ha avuto la possibilità di mettere alla prova il suo talento prima della decisione.

Ancora più critica è la sua posizione sul linguaggio utilizzato per presentare Venezi:

Sono molto dispiaciuta per come la Maestra Venezi è stata appellata dai politici e dal sovrintendente stesso. È stata appellata in un modo che non descrive la sua professionalità: “Ragazza di 35 anni”, “Beatrice”. Non si sarebbe definito così Riccardo Muti, anche da giovane.

Tra le esperienze fatte, la Maestra vanta anche sette anni a Seoul, insegnando in un’università femminile coreana. Da lì, poi, si è recata due volte anche in Corea del Nord per suonare e dirigere. Da questa avventura ha riportato delle impressioni ben precise:

Stando in Oriente ti rendi conto che noi siamo molto europocentrici. Loro, come noi, hanno una grandissima cultura millenaria. Ma la differenza è che studiano benissimo la loro storia e anche la nostra, e con entrambi i bagagli culturali, in un mondo globalizzato, hanno opportunità planetarie.

Sul piano della formazione intellettuale, poi, la Fratta ha le idee chiare:

Non si può dirigere Beethoven senza aver mai letto Kant. Penso che il direttore e la direttrice d’orchestra siano un punto di riferimento intellettuale, non solo musicale. La scrittura di Beethoven è profondamente legata all’idealismo tedesco. Se non sai niente di Fichte, Schelling e Kant come puoi restituirlo durante l’esecuzione? Vale per tutti.

Grazie al prestigio della sua carriere, nel 2009 Gianna Fratta è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana dal Presidente Giorgio Napolitano, con la motivazione «per essere una brillante e promettente giovane direttore d’orchestra a livello internazionale e per il talento dimostrato come pianista, che le ha fatto conseguire numerosi e prestigiosi premi». Un riconoscimento che certifica un percorso fondato sull’eccellenza, l’autodeterminazione e il rifiuto di ogni forma di opportunismo.

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