Il 59esimo Rapporto Censis, pubblicato a dicembre 2025, restituisce un’immagine dell’Italia che mescola dati economici preoccupanti e comportamenti sociali inaspettati. Tra inflazione a due cifre, crisi del ceto medio e sfiducia nelle istituzioni, emerge un dato curioso: gli italiani si dedicano con particolare frequenza al più economico dei piaceri, quello sessuale.
Il rapporto utilizza un linguaggio ricco di metafore forti e giudizi morali per descrivere una società che vive di piccoli piaceri legati al consumo, dallo sconto del Black Friday all’upgrade gratuito in business class che non ci si può permettere. Ma è il sesso a rappresentare il piacere per eccellenza, quello che non richiede investimenti economici significativi.
Secondo i dati presentati dal Censis, chi mantiene una vita sessuale attiva dalla giovinezza alla maturità avanzata lo fa con regolarità. La maggioranza degli italiani, dunque, fa sesso almeno una volta alla settimana, mentre il cinque per cento dichiara di avere rapporti quotidiani. Gli astenuti completi rappresentano una percentuale di poco superiore. Il rapporto stesso ammette che le persone tendono a dichiarare una frequenza sessuale superiore a quella reale, ma il dato resta comunque significativo.

Questa dedizione al piacere fisico va letta nel contesto più ampio tracciato dal Censis. Gli italiani sono economicamente fragili, con un ceto medio schiacciato e un debito pubblico immenso. L’inflazione colpisce duramente ogni settore, dall’energia agli alimenti. La fiducia nella politica è ai minimi storici, come dimostrano i tassi di astensionismo elettorale, e gli italiani non si interessano più dell’informazione politica.
Il rapporto rileva anche una consapevolezza diffusa: l’Europa ha perso rilevanza internazionale, la Cina rappresenta il futuro e la democrazia attraversa una fase di difficoltà. Gli italiani dimostrano però lungimiranza su alcune questioni fondamentali. Questi, ad esempio, sono contrari alla guerra, specialmente se comporta tagli al welfare, e non vogliono aumentare le spese militari a scapito dei servizi sociali, nemmeno di fronte a una crisi industriale devastante che vede nel settore della difesa l’unico fattore di crescita.
Più ambiguo, però, è il rapporto con l’immigrazione. Gli italiani, infatti, la temono e non vogliono un eccessivo afflusso di stranieri, nonostante la crisi demografica sia ormai un fatto conclamato. Il paese registra sempre meno nascite, l’età media della popolazione aumenta costantemente e questo rappresenta un problema enorme che la politica ignora. Come ignora le sfide future, dall’intelligenza artificiale alla crisi climatica.
Sul fronte culturale, poi, spendono meno in prodotti culturali ma mostrano un crescente interesse per eventi dal vivo, dagli spettacoli teatrali ai concerti. Un dato che indica la ricerca di esperienze dirette e condivise in un momento di difficoltà economica.
Ma è l’interpretazione del dato sessuale a sollevare le riflessioni più profonde. Il sesso di cui parla il Censis appare come un sesso per il sesso, ossia privo di quella dimensione valoriale che lo caratterizzava in passato. Negli anni Settanta, per esempio, la sessualità rappresentava anche un gesto di protesta e liberazione, una dimensione privata con significato pubblico. Oggi manca questo orizzonte ideale.
Manca anche il legame tra sessualità e progetto familiare. Quando si cerca una maternità, il sesso assume un valore quasi ontologico, capace di generare vita e dare senso. Nell’Italia descritta dal Censis, però, questo collegamento si è spezzato. Il sesso diventa esercizio fisico, abitudine simile all’abbonamento in palestra, un’attività che si pratica perché non resta molto altro.
Il quadro tracciato dal rapporto, dunque, è quello di un paese che ha perso prospettive a lungo termine, che risponde alla crisi economica e all’assenza di futuro ripiegando sui piaceri immediati e gratuiti. Una società che ha rinunciato a progettare, a manifestare, a sperare in grandi riforme, e che trova nel presente l’unica dimensione abitabile.
