Di solito racconta dei bolidi di F1 che sfrecciano sulle piste di tutto il mondo. Oggi, però, Carlo Vanzini, telecronista di Sky Sport ha voluto parlare di un tema più intimo e doloroso: il tumore che sta curando da mesi. In un’intervista concessa al Corriere della Sera, Vanzini si è aperto senza paura, spiegando come abbia scoperto per caso la malattia, la stessa risultata fatale per sua sorella Claudia, e di come stia trovando forza nell’amore della sua famiglia, la moglie, Cristina Fantoni, giornalista di La7 e i suoi tre figli.
Tutto inizia la scorsa estate. Vanzini aveva visto un post del collega Davide Camicioli che pubblicizzava un controllo al centro Formula Medicine di Viareggio con il dottor Riccardo Ceccarelli. Pensava di saltare il consueto check up, ma quella coincidenza lo ha spinto a prenotare. Durante l’ecografia addominale, l’ecografista Lorenzo gli ha comunicato immediatamente la presenza di una lesione, aggiungendo però una nota di speranza: si può prendere, ma bisogna correre. Inizia così un percorso terapeutico con chemio che porterà, poi, alla prossima operazione a gennaio.
“Per prima cosa faccio una ecografia addominale. Lorenzo, l’ecografista, mi dice subito: dobbiamo parlare, c’è una lesione; si può prendere, ma devi correre. Chiamo subito mia moglie Cristina, che nonostante lo choc si attiva per prenotare una Tac e una visita con il chirurgo, a Verona“.
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La comunicazione ai tre figli è avvenuta alla fine di luglio, dopo una vacanza. Luca, 22 anni, Giacomo, 17, e la piccola Anita, 11 anni, sono stati informati con delicatezza da Cristina, che Vanzini definisce “la colonna portante della famiglia, una donna fortissima“. Il telecronista ha chiesto ai ragazzi di comportarsi come sempre, di continuare a farlo arrabbiare se necessario, perché non aveva bisogno di infermieri ma di normalità.
Con i genitori ha aspettato settembre, volendo che trascorressero una bella estate serena. Il momento della rivelazione è stato doloroso: vedere la madre “appassire come un fiore” mentre ascoltava è stata una delle esperienze più dure. Tuttavia, la famiglia si è subito concentrata sull’aspetto positivo: la possibilità concreta di operarsi e rimuovere il tumore.
La malattia ha profondamente modificato il rapporto di Vanzini con il proprio corpo. Ex atleta delle Fiamme Oro, vincitore di una storica Coppa Italia nello sci alpino, maestro e allenatore federale di sci, si era sempre sentito indistruttibile. Ora ha imparato ad ascoltarsi, a riconoscere la stanchezza, le alterazioni della sensibilità alle mani e ai piedi causate dalla chemioterapia.
Quest’anno l’allestimento dell’albero di Natale ha assunto un significato particolare. Vanzini ha voluto comprarne uno nuovo, bianco, e mentre con i ragazzi sistemava palline e decorazioni, ha percepito uno spirito diverso.
“L’ho voluto comprare nuovo, bianco. Mentre con i ragazzi sistemavo le palline e i fili non ho pensato che potesse essere l’ultimo, ma certo avevo uno spirito diverso. È come se ora il mio tempo fosse più intenso, non mi va di farlo scivolare via“.
La decisione di rendere pubblica la malattia è maturata per diversi motivi. Alcune persone avevano cominciato a fare domande, notando i cambiamenti fisici dovuti al cortisone, alla perdita dei capelli e della barba. Giorni fa Vanzini è entrato in tendenza su X proprio per il suo aspetto modificato. Mentre alcuni conoscenti hanno creduto alla storia di un cambio di look volontario, altri hanno scritto sui social ai figli. È stato proprio Luca a chiedergli di parlarne apertamente.
Vanzini è entrato nel mondo della Formula 1 nel 1998 con Rtl 102,5 e da allora ha conosciuto tutti i protagonisti del circus. Ricorda un incontro con Ayrton Senna quando era ancora poliziotto e faceva servizio d’ordine: il pilota brasiliano venne a farsi una foto scherzando e chiese se volessero arrestarlo. Di Michael Schumacher ha apprezzato la dedizione al team. È stato particolarmente legato a Jules Bianchi, il pilota francese scomparso dopo l’incidente in Giappone nel 2014.
Durante il viaggio per il Gran Premio d’Olanda, Vanzini ha informato il suo team. Si è tolto il cappellino e gliel’ha comunicato di botto. La reazione dei colleghi è stata di totale supporto e vicinanza.
Sul fronte spirituale, Vanzini non è un credente convenzionale e non frequenta la chiesa, se non per accendere qualche candela in memoria della sorella. Tuttavia, quando si trova in montagna e scende a valle dopo che tutti se ne sono andati, ammette di mettersi a parlare con Dio. Vanzini, però, resta un ottimista. “Sì, come lo canta Vecchioni, che pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire“.
