Dopo 42 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Laura Casagrande, oggi 56enne, accusandola di aver fornito false informazioni al pubblico ministero. La donna frequentava le stesse lezioni di musica della ragazza vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 e potrebbe essere stata una delle ultime persone a vederla viva.
Laura Casagrande studiava canto e cultura musicale insieme a Emanuela all’Istituto Pontificio di Musica Sacra, nel complesso di Sant’Apollinare a Roma. Aveva 14 anni quando accadde il fatto e ha sempre raccontato di essere molto timida. Il loro rapporto non era particolarmente stretto: si salutavano durante le lezioni, scambiavano qualche parola, ma niente di più.
Il problema sono le sue dichiarazioni, cambiate radicalmente nel corso degli anni. Subito dopo la scomparsa, Casagrande raccontò alla Squadra Mobile di aver visto Emanuela alla fermata degli autobus 70 e 26 su Corso Rinascimento. Successivamente, parlando con i carabinieri, modificò la versione: disse di averla vista da lontano mentre correva verso l’autobus, girandosi più volte prima di scomparire dalla sua vista.
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Ma il colpo di scena è arrivato a giugno 2024, durante l’audizione davanti alla Commissione bicamerale di inchiesta. Qui Casagrande ha dichiarato di non ricordare assolutamente nulla di quel giorno, sostenendo di avere un vuoto totale sulla sua deposizione precedente. L’unico ricordo confuso riguarderebbe il fatto che Emanuela arrivò in ritardo alla lezione di coro, o forse non si presentò proprio. Di fronte ai verbali delle sue dichiarazioni passate, si è detta sconvolta e mortificata, ma ha continuato a negare di ricordare.
Le contraddizioni non finiscono qui. Un’altra studentessa dell’istituto ha raccontato che Casagrande si avvicinò a Emanuela proprio prima che salisse sull’autobus. Secondo il senatore Andrea De Priamo, presidente della Commissione bicamerale, gli accertamenti suggeriscono che Casagrande potrebbe essere stata l’ultima persona ad aver visto Emanuela a Corso Rinascimento. La sua testimonianza in Commissione è stata definita “molto contraddittoria, come se volesse togliersi dalla scena”.
C’è poi l’episodio della telefonata misteriosa. L’8 luglio 1983, quando i giornali cominciarono a parlare di un possibile rapimento terroristico, il telefono di casa Casagrande squillò. Un uomo con accento mediorientale dettò alla madre di Laura un messaggio per l’Ansa, parlando di Ali Agca e dicendo che Emanuela non era più in Italia. Laura era presente e prese appunti. Alla trasmissione Chi l’ha visto? spiegò di essersi spaventata e di non capire come i rapitori avessero il suo numero. Secondo lei, probabilmente lo aveva scritto su un foglietto per Emanuela alla fine dell’anno scolastico, visto che amava scambiarsi lettere con le compagne.
Il 4 settembre 1983 venne ritrovato in un cestino di via Porta Angelica un plico giallo contenente la fotocopia del frontespizio di uno spartito per flauto che Emanuela aveva con sé il giorno della scomparsa. Sulla copertina c’erano l’indirizzo e il numero di telefono di casa Casagrande, insieme ai nomi di altre due amiche di Emanuela. Gli investigatori ipotizzarono che potesse essere un messaggio intimidatorio per far tacere le tre ragazze su eventuali confidenze ricevute.
Il 19 dicembre 2025, Casagrande è stata ascoltata dalla Procura di Roma. Di fronte alle troppe lacune e contraddizioni nel suo racconto, il pubblico ministero Stefano Luciani ha deciso di iscriverla nel registro degli indagati. L’avvocato Laura Sgrò, che difende la famiglia Orlandi, ha definito questa mossa importante, sottolineando il lavoro svolto dal magistrato sui numerosi “non ricordo” emersi nel corso di oltre quattro decenni.
Le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza vaticana di 15 anni di cui non si hanno notizie da 42 anni, continuano con il coordinamento dei carabinieri del Nucleo Investigativo. Gli inquirenti stanno rileggendo testimonianze, tabulati e materiale d’archivio alla luce di decenni di piste, depistaggi e nuove audizioni. La famiglia di Emanuela ha espresso piena fiducia nel lavoro dei magistrati.



