Dopo giorni di dibattito acceso e polemiche sui social, l’installazione artistica del visual designer australiano Nimrod Weis ha trasformato piazza Maggiore in un evento da tutto esaurito. Ieri sera circa diecimila persone si sono riversate nel cuore di Bologna, da piazza Maggiore fino a via d’Azeglio e via Indipendenza, per assistere all’accensione dei 19 massi monumentali che resteranno visibili fino al 26 dicembre.
I megaliti, realizzati in un tessuto gonfiabile simil Goretex, sono stati riprodotti in 3D a partire da fotografie dettagliate di superfici di granito. Le strutture, alte da 2 a 14 metri, sono state illuminate con colori ispirati alle rocce australiane e alle Dolomiti, accompagnate da un mix di suoni naturali e composizioni musicali. L’opera, donata alla città da Bologna Festival e Illumia, porta il sottotitolo Dismisura, nato da una riflessione del poeta Davide Rondoni sul rapporto tra l’uomo e la realtà che lo circonda.
L’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo ha definito l’evento “una grande festa di Natale”, sottolineando come l’installazione abbia offerto ai cittadini l’occasione di ritrovarsi insieme, interrompendo per un attimo la frenetica corsa ai regali. Tra la folla erano presenti numerose famiglie con bambini, coppie e gruppi di amici, ma anche volti noti della città come il presidente di Emil Banca Gian Luca Galletti, la danzatrice Vittoria Cappelli, il fondatore di Illumia Francesco Bernardi ed Elena Ugolini.
Le reazioni dei presenti hanno spaziato dalla meraviglia alla riflessione critica. “Da lontano pensavo fossero pietre vere e l’impatto è monumentale”, hanno raccontato Andrea De Bonis e Valentina Pagliardini. “Da vicino forse un po’ di magia si perde”. Altri visitatori hanno apprezzato come l’opera permettesse di scoprire nuovi scorci della piazza, mescolando antico e moderno in un dialogo inaspettato. Il passaggio più suggestivo si è rivelato quello da cui si intravede Palazzo d’Accursio, incorniciato dalle strutture gonfiabili.
Particolarmente toccante l’interazione dei più piccoli con l’installazione. I bambini non hanno resistito alla tentazione di toccare e abbracciare le rocce gonfiabili, appoggiando le orecchie per sentire le note musicali che sprigionavano dall’interno. “Mi piacciono proprio perché sono imponenti, immagino che siano particolarmente belli per i bambini”, ha commentato Alice, una cittadina bolognese giunta appositamente per l’inaugurazione.
Molti visitatori hanno sottolineato il valore dell’opera come opera temporanea e come occasione di dibattito culturale. “Siamo a favore di tutto quello che è arte, soprattutto in Italia dove è spesso bistrattata”, hanno dichiarato Armando e Valentina. “E poi, in fondo, parliamo di un’opera temporanea”. Giovanni ha aggiunto: “L’installazione fa parlare di Bologna ed è impressionante vedere questa folla che si è incontrata qui. Si scoprono nuovi scorci e si mescolano antico e moderno. Credo che ce ne ricorderemo”.
Vittoria Cappelli, emozionata, ha parlato di “piazza aperta alla fratellanza e alla pace”, mentre Cecilia Matteucci ha definito l’evento una “inaugurazione magnifica”, apprezzando anche il preludio musicale che ha accompagnato l’accensione. Teresa e Patrizia hanno riassunto il sentimento di molti: “Siamo venute apposta, eravamo molto curiose”.
L’opera ha generato un flusso continuo di foto e selfie, con i visitatori che hanno esplorato le strettoie create dai megaliti più maestosi, attraversando percorsi inediti nella piazza storica. L’installazione, come spesso accade nell’arte, ha preso la sua strada autonoma, trasformandosi da oggetto di critica a fenomeno di massa capace di attrarre e far riflettere migliaia di persone.



